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giovedì 5 giugno 2008

QUALCUNO NON LA RACCONTA GIUSTA



Tre per cento o trenta per cento? Quanto effettivamente conta nel mercato globale l'impatto della corsa agli agrocarburanti (o biocarburanti) che vantano tra i loro difensori paesi come il Brasile e gli Stati Uniti che non hanno perso occasione per perorarne la causa? Le stime sono clamorosamente diverse. Per Washington, ricordava ieri il sito della Bbc, l'impatto sarebbe solo del 2-3%. Ma all' International Food Policy Research Institute, sono di tutt'altro avviso. Per l'istituto di ricerca che studia sistemi sostenibili per l'eliminazione della povertà (tra i 15 centri di ricerca sostenuti dal Consultative Group on International Agricultural Research, alleanza di 64 governi) l'impatto sarebbe addirittura del 30%.
I suoi ricercatori lo hanno spiegato in un documento (Biofuels and Grain Prices) durante un' audizione davanti alla Commissione per la sicurezza interna del senato degli Stati Uniti il 7 maggio scorso. Benché in realtà l'aumento dei prezzi degli alimenti riguardi il riso come la cassava o il miglio, la ricerca si è orientata soprattutto a determinare l'effetto degli agrocarburanti sull'aumento dei cereali.
“La rapida crescita della domanda di biocombustibili, in particolare da mais e canna da zucchero, ha avuto numerosi effetti – dice il rapporto – sul sistema di domanda e la distribuzione dei cereali” e sulla domanda di terre coltivate a mais per uso energetico, sottratte a quelle per la produzione di commestibili. Lo stimolo di questo genere di domanda poi ha influito su altre derrate e il periodo 2000-2007 comparato al periodo del 1990-2000 dice, nello scenario disegnato dall'Ifpri, che l'aumento medio è stato del 30%: 39% per il mais, 21% per il riso e 22% per il frumento.


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