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lunedì 8 febbraio 2021

La strage alla diga nelle Filippine


Dopo anni di stallo, la fase due del Jalaur River Multipurpose Project ha preso il via nel 2019: è un progetto da oltre 11 miliari di pesos filippini (circa 250 milioni di dollari) che deve costruire la più grande diga delle Filippine fuori da Luzon, l’isola dove si trova la capitale Manila. Si tratta della costruzione di un invaso alto 109 metri, con una diga di rifasamento di 38,5 metri e una di raccolta di 10 cui si affianca un canale di 80 chilometri. Lo scopo è la generazione di nuove aree per l'irrigazione e la riabilitazione del sistema di irrigazione esistente. Una volta completato, il JRMP II - spiega un resoconto del magazine locale PanayNews – dovrebbe raddoppiare la produzione annuale di riso dell’area portandola a 300mila tonnellate.

La diga aggredisce il fiume Jalaur, il secondo più lungo dell'isola filippina di Panay, con una lunghezza totale di 141 km e il secondo più grande per bacino di drenaggio. Il JRMP ha una storia lunga e sofferta, perché il primo progetto era partito negli anni Sessanta ma la sua prima fase è stata completata solo negli anni Ottanta e la seconda, che è ormai operativa, è stata ritardata per mancanza di fondi. Ma non è solo una storia di soldi e ritardi. La zona ideale per la diga si trova a Capiz dove il fiume si allarga ed è li che si concentrano i lavori. E’ territorio Tumandok, una comunità indigena molto battagliera fin dall’epoca della ultra trentennale dittatura di Ferdinando Marcos se non addirittura prima, quando a Panay arrivò la corona di Spagna con i suoi appetiti agrari. Ed è proprio a Capiz che, alla fine dell’anno scorso, si consuma una strage di leader comunitari. Una strage ancora impunita e che riconduce alle controversie sulla diga e all'opposizione di chi abita lungo quel tratto di fiume perché imbrigliarlo significa sommergere villaggi, spostare famiglie, disperdere il patrimonio Tumandok.... (continua su Lettera22)

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