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mercoledì 17 febbraio 2021

Nel buio birmano lo spiraglio cinese. Alla sbarra in segreto Aung San Suu Kyi


A Yangon e nelle altre città del Myanmar siamo arrivati al  12mo giorno di disobbedienza civile ma la giornata di oggi e' circondata da allerta e timori su una possibile resa dei conti finale. Eppure...eppure Tatmadaw (l'esercito birmano) sembra esitare e non saper bene cosa fare. Difficile dire cosa i generali abbiano in mente. Ma, mentre la giunta continua a modificare il codice penale per dare statuto legale alle sue azioni contro la disobbedienza civile e oggi in tribunale dovrebbe apparire Aung San Suu Kyi, una delle poche luci nel tunnel del golpe sembra arrivare da Pechino, o meglio da  un’intervista via mail rilasciata dall'ambasciata cinese in Myanmar e riportata ieri dal quotidiano in lingua inglese Myanmar Times

L’intervista rilasciata dai diplomatici di Pechino ha toni estremamente moderati e tra l’altro ricorda che la Cina ha sottoscritto la risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiedeva il rilascio di Aung san Suu Kyi e del presidente Win Myant. Ma, soprattutto, invita al dialogo tra le parti e dice di voler sostenere la proposta di mediazione dell’Asean (i dieci Paesi del Sudest asiatico di cui fa parte il Myanmar) e gli sforzi di riconciliazione richiesti dal CdS dell’Onu. Dichiarazioni formali ma sufficienti a indicare una strada, benché in salita, che mette in mostra le preoccupazioni del maggior alleato del Myanmar e del suo principale investitore. Dichiarazioni che di per sé non indicano una svolta ma insinuano certamente il dubbio – se non già formalmente espresso ai golpisti – che Pechino non sia disposta ad appoggiare Tatmadaw, l’esercito birmano, all'infinito.  Nel pragmatismo classico dei cinesi ricorrono come un mantra le parole dialogo e stabilità. Un segnale forse da non sopravalutare, ma un segnale che non va nemmeno sottovalutato. Ma quanto sia uno spiraglio o solo una difesa d'ufficio si vedrà.

Quanto ad Aung San Suu Kyyi (nota anche come DASSK), il suo processo – scrive oggi  il Guardian -  e’ cominciato in segreto, in modo virtuale e in anticipo di un giorno. Il suo avvocato, Khin Maung Zaw, ha detto che la polizia ha presentato le accuse contro di lei in tribunale martedì, inclusa una nuova accusa di aver violato una legge nazionale  violando le norme Covid durante le elezioni dello scorso anno. Aung San Suu Kyi era già stata accusata di importazione illegale di walkie-talkie.

Una domanda poi che mi sono fatto riguarda cosa sta facendo il Sangha buddista (la gerarchia) e i singoli monaci. Ma e' per ora un quesito senza risposta. Non sono più i tempi della rivolta zafferano e le mie fonti in Myanmar mi dicono che il corpo del buddismo birmano e' ormai imbozzolato dall'abilita' di Tatmadow di averlo sempre più relegato nella sola sfera religiosa,. Ma e' un fatto che, come si vede nell'immagine, alcuni monaci partecipino alla protesta, correndo il rischio della galera da gente che timor di Dio proprio non ne ha.