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lunedì 21 settembre 2026
Su due lati del confine. Tutte le presentazioni di settembre e ottobre
lunedì 10 agosto 2026
Buon Viaggio all'Eden caro Sam
Ieri notte un vecchio amico se n’è andato. Sam (Sem), al secolo Alessandro Forte da Feltre (nel senso del quartiere), è stato per molti di noi un compagno di viaggi, sogni e fantasie sempre all’insegna del buonumore. Un male dannato lo ha costretto una settimana in ospedale eppure Sam è riuscito, anche in quel caso, a parlar bene delle infermiere, dello staff, del cibo e persino della vista mare dalla sua stanza sul Mediterraneo che bagna Imperia.
La grande consolatrice, come qualcuno la chiama, se l’è portato via in un buf, ma senza sofferenza. A noi resta un ricordo “forte” di quei sogni vissuti assieme che allora si chiamavano “viaggio all’Eden” e che gli fecero conoscere il suo più grande amore con cui viveva in Liguria. Un abbraccio a sua moglie Rebecca, alle figlie Alaya e T’ai con le nipotine. Ciao Sam, non potremo mai dimenticarti.
Sopra, Sam tra due vecchi amici. Sotto, una foto del 1971 del Magic Bus a Istanbul tratta da un giornale locale
venerdì 7 agosto 2026
Se Bangkok offre la sponda ai golpisti birmani
giovedì 11 giugno 2026
Mostrine e incarichi civili. La scelta indonesiana
venerdì 15 maggio 2026
giovedì 14 maggio 2026
Lost Land su due lati del confine all'Anteo di Milano
mercoledì 13 maggio 2026
Ciao Claudio
“Il nome della mia famiglia deriva dal siriano Salam Afi”, mi dice Claudio. E io: “Il mio dalla Giordania”. Eravamo fratelli dal sangue semita tutti e due, scoprimmo allora. Correva l’anno 1974 e io avevo raggiunto Claudio e altri amici a Mljet col mitico “Paglia” che poi tornò indietro da Istanbul “perché in Italia c’è aria di golpe”. Era l’inizio del mio (e del loro) “viaggio all’Eden”, la rotta che portava noi milanesi fino a Katmandù. A Mljet c’era una truppa di manzoniani (il liceo d’élite di Milano) che conoscevo appena: Francesca, Paolo, Manuela, Ludovica e i due fratelli Salafia appunto. Mljet, una scoperta che dovevamo a Stefano Segre, era il prologo: ebbi una bizzarra storia d’amore tossico con una bionda ragazza slava che, credo, non lasciò nulla a nessuno dei due. Lei faceva parte di un gruppo di giovani fricchettoni di Belgrado, alti e belli e molto simpatici. Tra loro – ricordi Claudio? - c’era anche un ragazzotto di Sarajevo un po’ impacciato, coi capelli corti e voglia di far parte del gruppo. Io conoscevo poco i manzoniani se non per qualche frequentazione politica intermittente nelle manifestazioni che attraversavano quegli anni o per qualche incursione in casa di questo o quello a progettare viaggi orientali. Ma il “corso accelerato di amicizia” – come direbbe oggi Mario Dondero – funzionò alla grande e così tutti assieme costituimmo la piccola comitiva che dalla Jugoslavia portava in Turchia, Iran, Afghanistan.








