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lunedì 29 agosto 2022

Riparte per Mykolaiv la terza carovana di StoptheWarNow


Riparte oggi dall’Italia la terza carovana organizzata da StoptheWarNow, l’estesa coalizione italiana contro la guerra in Ucraina che oltre al pensiero ci mette anche il corpo fisico: Gianpiero Cofano, uno dei responsabili, la racconta cosi: “Stopthewarnow, questa volta ha risposto a un invito diretto delle organizzazioni della società civile di Mykolaiv che ci hanno chiesto aiuti ma ci hanno invitato a passare dei giorni anche nei rifugi, proprio per condividere la paura dei continui bombardamenti che ormai avvengono ogni 3/4 ore. Il tutto per non restare da soli. Ovviamente è una scelta molto più rischiosa rispetto alle passate edizioni (in aprile a Leopoli e in giugno a Odessa Mykolaiv ndr) e sinceramente non pensavo che ben 50 persone aderissero vista la situazione. Invece la nostra società civile sembra volersi davvero impegnate nella costruzione dei corpi civili di pace, corpi umani che si vogliono spendere e rischiare per la pace”.

“Stopthewarnow continua a ribadire con la sua modalità che vuole stare vicino a chi subisce, a chi non sa se rivedrà intera la sua casa, se avrà da magiare e da bere, se non sarà vittima delle bombe a grappolo….Scegliamo nuovamente il fronte – aggiunge Cofano –  e non i caffè in centro a Kiev per la passerella. E gridiamo ancora più forte nonostante le autorità italiane sconsiglino di andare in Ucraina perché chiediamo con forza l’apertura di trattative di pace. L’inverno sarà ancora più duro dell’estate per chi vive sul fronte senza acqua e servizi. Lo sforzo di negoziazione dobbiamo lasciarlo solo alla Turchia e ai suoi interessi?”.... (segue su atlanteguerre)

sabato 27 agosto 2022

Il Pakistan tra due crisi: poliitca e monsoni


Giovedi è andato in scena un controverso capitolo che sconvolge la politica pachistana da che il primo ministro Imran Khan è stato
sfiduciato dal parlamento nel maggio scorso. Infatti l’ex premier ha dovuto andare in tribunale con due capi d’accusa sul collo per violazione della legge sul terrorismo: per le sue dure critiche a una donna giudice e a un funzionario di polizia e per aver violato un divieto di riunione pubblica. Ma le acque, molto agitate alla vigilia, si sono subito calmate quando il tribunale, che già gli aveva garantito sino a ieri una cauzione preventiva per non essere arrestato, l’ha riconfermata rimandando dunque la cosa più temuta non solo da Imran Khan: il suo arresto.

 I magistrati gli hanno rispettivamente concesso due nuove cauzioni provvisorie: una fino al 1 settembre contro una fideiussione di 100mila rupie e un’altra fino al 7 settembre contro altre 5mila rupie. In caso di arresto il partito di Khan aveva già chiamato la piazza per impedirlo così che la decisione del giudice non si sa se abbia favorito di più l’ex campione di cricket prestato alla politica o non piuttosto i suoi rivali: i due partiti che lo hanno buttato fuori dal Parlamento e che ora governano in coalizione tenendo a bada un movimento di piazza tumultuoso che chiede nuove elezioni. 

 Non è l’unica emergenza di questi giorni: il Pakistan è infatti attraversato anche dagli effetti devastanti di inondazioni che hanno già causato almeno 900 vittime. La ministra per Informazione Marriyum Aurangzeb ha chiamato il disastro derivato dalle torrenziali piogge monsoniche “un’emergenza nazionale”. Mentre gran parte del mondo soffre la siccità, il Paese dei puri se la vede con le piogge stagionali questa volta davvero in eccesso tanto che Islamabad, da mesi sull’orlo del default, non ha abbastanza soldi per farvi fronte e si chiede alla gente di fare versamenti privati.

giovedì 7 luglio 2022

Il pacifismo italiano e la guerra ucraina

In Italia in questo momento ci sono almeno quattro fronti del movimento per la pace che guarda all’Ucraina. Danno il segno di una vitalità eccezionale così come, purtroppo e in onore a un vecchio mantra che sembra una condanna, del fatto che il movimento fatica a trovare una voce sola nonostante la strada sia comune. Tutti la pensano infatti e a grandi linee allo stesso modo: dialogo, no alle armi, non violenza, pressione sui governi, società civile. Ma ognuno va un po’ per la sua strada. Proveremo a darne conto pur con tutti i limiti di una conoscenza, tanto è vasto questo movimento assai poco raccontato, per forza di cose limitata e forse anche lacunosa.

L’aspetto forse più interessante sembra quello che riguarda la coalizione StoptheWarNow, nata grazie soprattutto alla spinta dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, nota anche per il suo impegno all’estero come “Operazione Colomba”. In pochissimo tempo la sigla ha agglutinato formazioni assai diverse: grandi e piccole, prettamente umanitarie, sindacali, laiche e cattoliche. La coalizione ha già organizzato due carovane a Leopoli e a Odessa trasportando tonnellate di generi di prima necessità e spesso riportando in Italia persone (nell’ordine delle centinaia) con fragilità. Ha aperto una base a Odessa e pianifica di aprirne altre due fisse a Kiev e Leopoli in modo da strutturare un lavoro di costruzione di relazioni al momento ai suoi inizi. Una terza carovana è prevista per fine agosto. Al suo interno si muovono progetti diversi come, per esempio, quello che Un ponte per sta costruendo con le realtà associative ucraine di Kiev o l’adesione alla manifestazione nazionale indetta da Europe for Peace per il 23 luglio per una conferenza internazionale di Pace .

Una seconda iniziativa si chiama Mean e Angelo Moretti e Marco Bentivogli l’hanno spiegata così su Repubblica: “è nato un ponte di dialogo straordinario ed inedito tra la cittadinanza attiva italiana e quella ucraina” da cui è nato il progetto di un “Movimento Europeo di Azione nonviolenta” con l’obiettivo di collegare le società civili europee, ucraine e russe. L’idea è di un’azione “corale e civica” che si trasformerà l’11 luglio in un’andata “in massa a Kiev” così che “i leader della società civile italiana ed ucraina prenderanno parola insieme per parlare della pace possibile”. E ancora: “La costruzione della pace è un valore da coltivare ogni giorno… La pace non è una bandiera di posizionamento. Non può essere strumentale”. Discorsi sacrosanti - forse un po’ enfatici - anche se il numero dei marciatori previsto si è realisticamente ridotto dai 5mila iniziali a un più saggio “limite di 150 attivisti, come la legge marziale prevede” (e anche la capienza dei rifugi anti aerei). Quel che stupisce è che non si sia stabilito un legame con StoptheWarNow, se non altro per essere stata la prima iniziativa e soprattutto per aver raccolto nella sua variegata coalizione, a oggi, 176 associazioni. Hai ormai un'esperienza importante di cui far tesoro. C’è stato uno scambio di lettere ma alla fine nessun accordo.

C’è un’altra assenza molto rilevante nella coalizione StoptheWarNow ed è quella della Tavola della Pace o, per dirla in altri termini, del coordinamento della Marcia Perugia Assisi, di cui tutti conosciamo numeri e importanza. Assenza pesante e forse difficile da capire per chi marcia tutti gli anni da Perugia ad Assisi. Ed è proprio a questo popolo di “cani sciolti”, che non fanno parte di nessuna associazione, organizzazione, chiesa o sindacato, che resta da dedicare il finale di questa breve sintesi. Nel seguire le carovane e in diversi incontri in giro per l’Italia sulla guerra, non solo abbiamo registrato un desiderio (specie tra giovani e giovanissimi) di partecipare “fisicamente” ad azioni concrete, ma abbiamo toccato con mano più di una realtà, fatta magari di quattro ragazzi che, affittato un pulmino e riempitolo di pasta e pelati, son partiti per Kiev. Con grande entusiasmo (come ai tempi della guerra nei Balcani) e racimolando fondi qui e là e spesso anche mettendosi in rete con i propri Comuni. Ma senza guida o un’agenda che vada oltre la solidarietà umanitaria. Senza, insomma, un percorso politico che richiede tempo, ricerca, organizzazione. Facciamo nostro il commento di una grande testimone del pacifismo italiano: “Il movimento per la pace è la parte migliore della società italiana – dice Lisa Clark - ma se non si parte assieme, non si costruisce nulla”.

Questa analisi è uscita stamattina su ilmanifesto in edicola

Roma - Audizione informale in 3a Commissione (05.07.22)

sabato 25 giugno 2022

Al via per Odessa una nuova Carovana per la pace


Parte oggi una nuova marcia per la pace contro la guerra in Ucraina.Questa volta ci saranno meno
mezzi e meno persone nel convoglio che sabato mattina partirà da Gorizia alla volta di Odessa, in una nuova Carovana di pace il cui senso è continuare il percorso iniziato a Leopoli nell’aprile scorso. Allora furono 60 mezzi e diverse tonnellate di aiuti umanitari a raggiungere la città occidentale dell’Ucraina. Ma questa volta le associazioni aderenti al cartello StoptheWarNow – oltre 170 – hanno dovuto fare i conti con la guerra guerreggiata così che percorsi e date hanno subìto più che una variazione. Andare a Odessa è una scelta forte perché significa entrare nella fornace del conflitto col rischio di diventarne un target. Le cose sono state preparate con cura, riunioni virtuali, chat, punti di raccolta, dettagliate informazioni logistiche, avvisi alle autorità. A Odessa c’è un’antenna della coalizione che fa capo a StoptheWarNow che aggiorna di continuo la segreteria organizzativa.

Il senso politico è molto chiaro: portare aiuti umanitari e riportare in Italia che ne ha bisogno (anziani, bambini, disabili, mamme), ma anche affermare un principio – pacifista e non violento – di simbolica interposizione – anche di corpi – tra la logica della guerra e quella della pace. Le sensibilità diverse delle sfaccettate anime del movimento per la pace italiano scommettono su questo cartello unitario dove ci sono associazioni laiche, religiose, non violente. I cattolici – presenti con decine di sigle e forse i più numerosi – incassano anche il placet della Conferenza episcopale italiana dove, non a caso, è da poco presidente un cardinale, Matteo Zuppi, che oltre ad aver fama di “prete di strada”, ha un passato da mediatore nelle file di Sant’Egidio. Di più, la Cei assicura anche una presenza pesante: quella del vescovo di Cassano all’Jonio, Francesco Savino, Vice Presidente dell’istituzione. Parteciperà alla carovana in carne ed ossa accompagnato da alcuni volontari della Caritas. Le organizzazioni laiche ci saranno comunque con una vasta rappresentanza, testimoni anche di battaglie sull’obiezione di coscienza, sindacali o di attenzione alle minoranze Lgbtq+.

La carovana – oltre a raccogliere cibo e medicinali – si è nutrita infatti anche delle molte riunioni, incontri, festival (come l’Eirene Festival di maggio a Roma) in cui si è cercato di declinare la parola guerra nelle mille forme che purtroppo conosciamo: dalle fibrillazioni governative – triste spettacolo a fronte di un Paese che i sondaggi dipingono come fortemente contrario all’invio delle armi – al problema dell’accoglienza, in cui non mancano le discriminazioni verso comunità che hanno la sfortuna di non essere ucraine. Declinazioni complesse - dove appare evidente l’interesse dell’apparato militar industriale - ma in cui si muove , ragionando, un movimento che è una delle migliori espressioni della società civile italiana (come si può leggere nelle adesioni alla coalizione su stopthewarnow,eu).

Nella logica della carovana c’è anche l’evidente spinta dal basso a fare di più che non limitarsi a secretare la lista degli armamenti per l’esercito ucraino: una mancanza di diplomazia, un’assenza dell’Onu, un’incapacità europea di formulare proposte francamente imbarazzanti. Tant’è, nessuno si illude che marce e convogli possano fermare le guerre. Ma questa sfilata di corpi ha il senso di esserci. Con la propria presenza fisica oltreché con i pensieri, i medicinali e gli slogan. Non finirà a Odessa. A luglio si partirà di nuovo come a garantire un flusso virtuoso senza interruzioni. L’idea di fondo è quella di creare dei luoghi fisici fissi in almeno tre città ucraine: Leopoli, Kiev e Odessa, garantiti dalla presenza a rotazione di decine di volontari.

A Odessa sono previsti diversi incontri con autorità civili, religiose e associative. Ma l’agenda resta incerta come lo sono possibili spostamenti in altri luoghi fuori dalla grande città portuale. E forse non ci sarà la possibilità di una marcia simbolica, come avvenuto a Leopoli in aprile, perché le condizioni sul campo potrebbero non permetterlo. Ci sarà però la possibilità di far sapere agli Ucraini che c’è una solidarietà italiana che sembra ricalcare la grande mobilitazione che abbiamo visto durante la guerra nei Balcani dove all’aspetto umanitario, anche di singoli cittadini partiti da soli alla volta di Sarajevo, si accompagnava il ripudio netto della guerra. Espresso fisicamente da chi si espose come target sui ponti di Belgrado.


venerdì 24 giugno 2022

Terremoti: il doppio dramma del popolo afgano

Non ci sono aggiornamenti sul numero delle vittime e dei feriti (rispettivamente 930 e 610 ufficialmente)dopo il terremoto che la notte scorsa, con epicentro a 44 chilometri da Khost, ha colpito l’Afghanistan orientale (6.1 sulla scala Richter) cancellando interi villaggi. Una prova per il neo Emirato talebano ma anche per la macchina degli aiuti. Una macchina inceppata da sanzioni e blocchi al denaro della Banca centrale. Dunque gli aiuti internazionali andranno a sottrarre le già risicate risorse arrivate col contagocce in questi mesi. I cinesi si son fatti avanti subito però. Si sono mossi anche Europei e Nazioni Unite che “stanno valutando”. Naturalmente le Ong, per quel che possono, sono in prima linea. L’Emirato si muove e così i mezzi di primo soccorso dell’Onu che, fortunatamente, non ha lasciato il Paese con l’arrivo dei Talebani. Ma la domanda vera riguarda i soldi.... Leggi tutto su atlanteguerre