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sabato 24 gennaio 2026

Trump insulta i soldati italiani. Ma il governo patrio tace e acconsente


Ancorché distratto dalle mille luci di Bangkok, dalle tenebra birmane o dalle pianure alluvionali del Mekong, non manco mai di seguire l’Afghanistan, un Paese che ho nel cuore dagli anni Settanta. L’ultima occasione è stata un’uscita come al solito grave, falsa e fuori dalle righe, di Donald Trump che è stata resa nota in questi giorni.

 In una trasmissione radiofonica  di giovedì scorso, Trump ha detto che gli Stati Uniti non hanno "mai avuto bisogno" dell'alleanza transatlantica e hanno accusato gli alleati di essere rimasti  "un po' fuori dalle linee del fronte" in Afghanistan. Come dire, codardi da seconda linea. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito il commento insultante e spaventoso. Gli ha fatto eco il principe Harry, che in Afghanistan è andato a combattere. A seguire,  diverse altre figure tra cui chi ha ricordato che Trump – era di leva all’epoca della guerra nel Vietnam -  ha evitato il servizio militare rinviandolo 5 volte.

Per la cronaca, durante i 20 anni di guerra afgana le perdite delle forze della coalizione Nato complessivamente ammontarono a circa 3.500–3.600 morti, di cui circa 2.461 americani, 457 britannici e 53 italiani assieme a  francesi (90), canadesi (150) e così via. Certo, 53 italiani non sono 2.461 marine ma sarà bene ricordare che quella guerra la vollero gli Stati Uniti e l’Europa si accodò, nonostante Trump nel suo discorso a Davos abbia detto che la Nato non ha mai dato niente all’America… Noi italiani, “soltanto” 53 soldati che non torneranno mai più a casa. Vergogna!

A parte Trump e le sparate fuori luogo cui ci ha abituato è però davvero singolare che a prendere le difese dei militari italiani sia chi ne ha sempre osteggiato la missione come ho fatto lungo tutti quei vent’anni. Ma il rispetto della vita umana trascende le diatribe politiche. Penso che quella missione fosse sbagliata (oltre 43mila civili afgani ci morirono) ma riconosco il sacrificio di quei 53 soldati tricolore jn nome di un Paese che quei militari li ha ormai archiviati. Non ho letto infatti prese di posizione né del ministro Tajani né di Giorgia Meloni. Forse a Roma è ancora presto e non hanno letto le agenzie (però ieri la notizia era già sul 24Ore per fare un esempio) perché il minimo sarebbe ricordare quelle morti dovute alla scelta scellerata cui ci costrinsero gli americani.  Ma sembra difficile di questi tempi disturbare il manovratore. Anche se ci insulta. Anche se il governo si riempie sempre la bocca di riferimenti alla Patria. Anche se lui, il manovratore, il militare non l’ha fatto nemmeno in fureria.

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