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domenica 27 aprile 2008

MA DOVE LE PRENDERA' LE NOTIZIE?



Ho letto sui giornali di oggi che i Comitati di redazione di diverse testate e Roberto Natale, segretario del sindacato giornalisti, si sono molto risentiti delle parole di Beppe Grillo a Torino che, nel denunciare giustamente i guasti dell'informazione nostrana, ha fatto di ogni erba un fascio utilizzando l'insulto e la mannaia.
Ma si può mettere sullo stesso piano il Corriere, il manifesto, il Tg1? Nella sua voglia di gogna, Grillo ha detto che grazie ai giornali certe cose non le abbiamo mai sapute: la NoTav, il No Dal Molin, il caso Bianzino....Eh no, caro Grillo del caso Bianzino, forse poco, ma abbiamo saputo. E grazie ai giornali. Quelli umbri, in primis, e poi grazie al manifesto per il quale noi di Lettera22 abbiamo lavorato su questo oscuro omicidio, che tale continua ad apparirci nonostante l'archiviazione disposta dal magistrato. E Grillo come l'ha saputo del caso Bianzino? O lo ha scoperto da solo?
Dicono le cronache che Roberta Radici, la compagna di Aldo Bianzino, quando il cronista del manifesto presente a Torino le ha detto che era di quel giornale, lei, reduce dal palco del Grillo, lo ha abbracciato.
E no caro Grillo, l'informazione italiana è piena di pecche ma c'è chi fa bene il suo lavoro. E anche noi di Lettera22 sappiamo bene che,nonostante la Rete, è importante arrivare ai giornali. Appena abbiamo conosciuto il caso infatti, oltre a pubblicarlo sul nostro sito (2mila lettori quotidiani, una buona cifra ma troppo piccola) ne abbiamo parlato coi colleghi del manifesto e così la notizia di lettori ne ha raggiunti, 30, 40, 50mila. Poi, in seguito a questo, ne ha parlato Repubblica ( e li i lettori sono 800mila) e poi la Daria Bignardi che ne ha fatto una trasmissione su La 7. Senza contare Carta, tra l'altro, tra i primi settimanali a seguire il caso. Senza giornali caro Grillo non si va da nessuna parte. Diamoci da fare per cambiarli. Ma ad abolirli (tagliando le provvigioni dell'editoria) lascia che ci pensi qualcun altro che volentieri certi fogli li chiuderebbe dalla sera alla mattina. Capitò anche a mio nonno, Tullio Giordana, che dirigeva e possedeva "La tribuna". Scrisse che il delitto Matteotti era da imputare al Duce. Il volitivo capo del governo lo fece chiamare e lo obbligò a vendere il giornale (che venne diretto da Forges Davanzati) per passare a fare, per un ventennio, il contadino in Umbria. Dalla penna all'aratro. A Spoleto. Non poi così lontano dal carcere di Capanne.

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