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venerdì 25 aprile 2008

TITUBANZE FRANCESI E CERTEZZE CINESI


Botta risposta tra la Ue e la Cina sul Tibet. Mentre Parigi va a Canossa da Hu Jintao


* * *


Avrà capito bene Monsieur Christian Poncelet, presidente del senato francese, in visita ieri in Cina con Monsieur Jean-Pierre Raffarin, già primo ministro della Repubblica francese? Secondo Poncelet, il presidente cinese Hu Jintao sarebbe “disposto” a riprendere un dialogo con il Dalai Lama che “già esiste”. Ma di che natura sia questo dialogo, come sottolineava ieri maliziosamente la pagina online di Le Monde, Poncelet non l'ha detto. E mentre il capo dei senatori consegnava a Hu una lettera del presidente Sarkozy, Raffarin tentava di aggiustare il tiro dei rapporti sino francesi col premier Wen Jiabao, profondendo rassicurazioni sul paternariato strategico tra Cina e Francia (che vale qualche milione di euro in contratti siglati qualche mese fa dallo stesso Sarko) e denigrando il gesto del sindaco di Parigi che ha offerto la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Raffarin ha invece incassato le rassicurazioni cinesi sul fatto che Pechino sa che Parigi – così gli ha detto il premier Wen Jiabao - “sostiene l'organizzazione cinese dei Giochi”, si oppone “a legare la politica alle Olimpiadi” e riconosce che “va rispettata la sovranità nazionale e l'integrità territoriale” della Cina.
Pechino insomma ha recitato il mantra anche per Parigi, e Parigi si è accontentata di registrare, sempre che Poncelet abbia capito bene, la disponibilità cinese al dialogo. Era già successo in una conversazione telefonica con Gordon Brown cui poi però, riattaccato il telefono, i cinesi non avevano fatto seguire alcun dialogo col Dalai Lama e la sua “cricca”. Tant'è che Poncelet ha dovuto anche specificare che i cinesi vogliono che Oceano di saggezza modifichi le sue “esigenze”. Quali? Poncelet non l'ha detto.
I dubbi sono aumentati dopo il botta e risposta, sempre di ieri, tra l'Unione europea e la Cina. In Giappone il commissario europeo per gli Affari esteri, Benita Ferrero-Waldner, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo ha reiterato che “un dialogo costruttivo e sostanziale con il Dalai Lama è importante per realizzare miglioramenti concreti per i tibetani. Vogliamo una soluzione pacifica tra la Cina, il Dalai Lama e i suoi rappresentanti”. Affermazioni giunte a poche ore dalla partenza della delegazione Ue, guidata dal presidente Josè Manuel Barroso, per Pechino, dopo la chiusura del 17esimo summit Ue-Giappone. “Il nostro messaggio al governo cinese – ha detto ancora la commissaria- sarà sicuramente quello di avviare un sostanziale e costruttivo dialogo che affronti questioni sostanziali” Quali? “Il reale miglioramento della condizione dei tibetani. Naturalmente siamo consapevoli che la Cina considera la sua sovranità come una questione delicata, ma penso sia anche logico chiedere il rispetto della loro cultura e delle loro tradizioni”.
Passa qualche ora e dalla Cina arriva la risposta: “Abbiamo detto molte volte che la questione tibetana è un affare interno della Cina e nessun paese o organizzazione straniera può effettuare ingerenze”, chiarisce il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu. “Spero – ha aggiunto - che la comunità internazionale capisca. Quanto all'atteggiamento del governo cinese rispetto al Dalai Lama è chiaro. Il Dalai Lama deve cessare immediatamente le sue azioni separatiste. Se accetta le richieste del governo, la porta al dialogo è spalancata”. A Poncelet devono essere fischiate le orecchie.

1 commento:

Anonimo ha detto...

più che certezze le chiamerei arroganze cinesi. se l'occidente continua a cedere con la mira degli affari in Cina mostra tra le altre cose di dimenticare che i grandi affari con il regime cinese si fanno sulla pelle di milioni di schiavi che costano 50 dollari al mese senza il minimo rispetto umano. si producono merci che trasudano dolore . la coscienza ci rimorderà.