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giovedì 12 giugno 2008

AFGHANISTAN, UN IMPEGNO TUTTO MILITARE


Frattini e La Russa sulle nuove regole. Non sembra che cambi molto in realtà ma c'è sempre un grande assente: la poltica. Nessuno sa spiegare cosa dobbiamo fare oltre a sparare. Il dramma è che nemmeno l'opposizione sembra saperlo...

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La revisione dei “caveat”, le limitazioni di impiego delle truppe italiane in Afghanistan, ufficialmente annunciate ieri dai ministri di esteri e difesa Franco Frattini e Ignazio La Russa in parlamento, vuole essere un messaggio “politico e simbolico” agli alleati per dare loro “un segnale di piena solidarietà”. Mentre il presidente Bush sbarca a Roma i due ministri spiegano quello che, nei fatti, è però - più che un cambiamento di regole nella missione - una maggior “flessibilità” dei nostri soldati.
Il titolare della Farnesina ha infatti poi spiegato a Sky Tg24 che “certamente non ci sarà una dislocazione stabile a Sud (le aree di guerra ndr)” anche se Frattini non ha escluso del tutto una mobilità del contingente italiano che “dipenderà dalle richieste”. Nel dettaglio La Russa ha spiegato che più che un cambiamento di caveat la volontà del governo è di “mettere nero su bianco” l'intenzione di rispondere a richieste di mobilità entro sei ore, e non nelle 72 attualmente previste. La Russa ha anche indicato che entro il prossimo agosto i militari italiani presenti in Afghanistan tra Kabul e Herat passeranno da 2600 a circa 2000-2100. Poi, a partire dall'autunno ci sarà un parziale rischieramento che porterà il loro numero a 2400. È poi all'esame l'ipotesi di incrementare, “sia pur leggermente”, il settore dell'addestramento delle forze di polizia afgana con una quarantina di carabinieri nella missione di polizia europea (Eupol). La Russa ha anche parlato dell'ipotesi del rafforzamento della componente aerea italiana che non prevederebbe però l'impiego dei caccia Amx, mentre è allo studio l'eventuale uso dei Tornado.
L'opposizione ha reagito con sostanziale via libera al discorso dei due ministri: la controparte “ombra” Piero Fassino ha detto che in Afghanistan e in generale per tutte le nostre missioni di pace occorre “continuità di scelte” ma si è anche augurato che “l'impegno militare sia affiancato ad un rafforzamento dell'azione politica internazionale”, sulla quale però non ha fornito spunti. Più incisivo l'intervento di Roberta Pinotti, ministro della Difesa del governo ombra, secondo cui “la presenza di due missioni differenti ed entrambe militari, una guidata dagli Usa (Enduring Freedom), l'altra dall'Isaf, non favorisce quel processo di democratizzazione che è lo scopo della loro presenza”. Questo perché, ha aggiunto Pinotti, “colpendo la popolazione civile, entrambe vengono percepite come nemiche dagli afgani”. Ed è infatti di queste ore una polemica per un ennesima strage di civili afgani colpiti dai bombardamenti oltre a un incidente di frontiera con l'esercito pachistano che ha accusato un aereo della coalizione occidentale di aver bombardato e ucciso una decina di suoi soldati.
Intanto si apre oggi a Parigi la conferenza dei donatori sull'Afghanistan. Si parlerà soprattutto di soldi. Kabul chiede 50 miliardi di dollari. Per ora sul piatto ce ne sono una decina.

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