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giovedì 6 agosto 2009

RISVEGLIO CON RAZZI A KABUL, ESCALATION DI ROUTINE

Dei nove razzi piovuti l'altro ieri - il 4 agosto - sulla capitale alcuni hanno colpito l'aeroporto (secondo i talebani era questo l'obiettivo principale) e il quartiere residenziale di Wazir Akbar Khan, dove risiede la maggior parte del personale civile straniero, e la centralissima piazza Massud dedicata all'eroe nazionale anti talebano per eccellenza. Sarebbero stati sparati da diversi punti cardinali, soprattutto da Nord, riferisce la polizia, e con un meccanismo abbastanza preciso di sincronia. Ma a parte questo effetto, non deve trarre in inganno l'arrivo dei razzi vicino ai due massimi luoghi del potere occidentale (Nato e Usa): i razzi talebani sono assai imprecisi e se comunque i tiratori riescono a mirare al cuore della città, raramente vanno dove forse gli artificieri vorrebbero. Né deve trarre in inganno la scelta dell'ora, le prime ore del mattino, quando le strade sono vuote. Più che un attenzione ai civili (se un razzo cade su una casa fa meno danni ma può comunque uccidere) si tratta di attenzione alla propria pelle: i talebani usano ordigni artigianali ma sufficientemente sofisticati da non essere rilevabili perché non contengono o quasi metallo. Ma una volta che il razzo è stato sparato, individuare il luogo da cui è stato tirato diventa facile. Di notte, o alle prime luci dell'alba rende l'operazione più sicura per il tiratore. In alcuni casi si tratta persino di ordigni telecomandati, appoggiati a rudimentali “rampe” di tiro che vengono piazzate sulla montagna.

Non è la prima volta
che i talebani sparano dalla cintura montuosa che incornicia la capitale. E' anzi un esercizio abbastanza ciclico specie in occasione di anniversari particolari: a fine aprile, ad esempio, per l'anniversario della fine del regime di Najibullah (l'ultimo uomo di Mosca a Kabul) Karzai decise di far saltare la parata militare temendo un attacco talebano in grande stile. Ma non successe nulla. Solo al mattino all'alba i turbanti spararono alcuni razzi dalle montagne che colpirono, forse casualmente, la base multinazionale di Camp Warehouse, in periferia (dove si trovavano anche una ventina di militari italiani dello staff del comando regionale a guida francese). I razzi, caduti in uno spiazzo della caserma, ferirono solo tre soldati di Sarkozy.

Routine dunque ma, di questi tempi, i nervi sono tesi e la pressione è alta. E', del resto, solo di qualche giorno fa il proclama ufficiale dei talebani sul boicottaggio delle elezioni: i “mujaheddin” vengono invitati a impedire il voto avvenga attraverso il blocco delle arterie principali e secondarie. Ma è chiaro che razzi, bombe e kamikaze fanno parte della stessa strategia coordinata a due settimane dal voto.

Inoltre, come ha raccontato a un quotidiano canadese un artificiere della Nato, i talebani sanno ormai come creare al meglio diverse armi artigianali: col fertilizzante ad esempio. Il nitrato d'ammonio, un composto chimico che viene utilizzato per concimare i campi (facile da reperire senza bisogno di ricorrere al mercato nero), combinato con un “accelerante” come la benzina, diventa un'arma formidabile ed economica. Le maledette improvised explosive devices (Ied), locuzione che ormai abbiamo imparato ad usare quasi quotidianamente: armi fatte in casa. Come i razzi di ieri su Kabul.

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