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venerdì 11 giugno 2010

SINDROME NAJIBULLAH

Lo sfondo resta il medesimo: una guerra che non si ferma e un prezzo altissimo pagato dalle vittime civili afgane ma anche dai soldati Nato soprattutto nella regione Helmand Kandahar. Ma il cuore del problema sta a Kabul dove le carte sul tavolo stanno rapidamente cambiando tra dimissioni, crisi più o meno evidenti delle alleanze politiche – interne ed esterne - e nuovi orientamenti di Karzai, che si sente sempre più lontano dai suoi “alleati occidentali” e guarda verso nuovi orizzonti.

Cominciamo dallo sfondo: nella notte di mercoledì un'esplosione, la cui natura non è stata ancora accertata, ha fatto strage a una festa di matrimonio, lasciando sul terreno una quarantina di morti e oltre settanta feriti. Il fattaccio è avvenuto durante una festa nunziale a Nangahaan, nel distretto di Arghanbad, provincia di Kandahar. Intanto, a un mese esatto dall'avvio della offensiva denominata dai talebani “al Fatah” (vittoria), la guerriglia ha assestato due colpi ferali alla Nato: distruggendo completamente in Pakistan un convoglio di una trentina di veicoli carichi di carburante e materiali, e poi abbattendo nella provincia di Helmand un elicottero, che si è portato via anche quattro membri dell'equipaggio. E' la primavera di fuoco che annuncia un'estate rovente per la quale non sembra più imminente l'avvio dell'operativo Nato “Cooperazione Kandahar”: non un'“offensiva – ha spiegato ieri il generale in comando Stanley Mc Chrystal - ma una operazione “graduale che potrà durare anche mesi” tesa a “sottrarre aree strategiche ai talebani”. E che, già rinviata, potrebbe slittare di mesi...

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