Ho conosciuto Francesco Diasio nei primi anni di questo secolo. Aveva fondato Amisnet, agenzia multimediale vicina alle politiche di movimento e dal basso e, con scarsissimi mezzi, aveva messo in piedi con alcuni colleghi - a Roma in un centro sociale - un vero e proprio studio radiofonico che era anche una fucina di idee. Fu tra i primi, per esempio, a ideare le trasmissioni in streaming, ovvero a far si che un evento potesse essere seguito in tempo reale altrove. Poi aveva messo in piedi lo "studio mobile", un'emittente da mettere in valigia. Diasio era (e immagino sia ancora) un innovatore e amava (e ancora ama) la radio. Adesso ha raccolto le storie della sua avventura radifonica in un libro che esce alla vigilia dei 40 anni della Radio che il mezzo di Marconi festeggerà l'anno prossimo: “Etere”, uscito per Altraeconomia. Storie collezionate sia sotto il cappello di Amisnet sia sotto quello di Presidente dell’Amarc, l’Associazione internazionale delle radio comunitarie.Ma più che un missionario dalle buone
intenzioni, nel suo lavoro all’estero col quale strutturava radio comunitarie
in giro per il mondo, Francesco era soprattutto un divulgatore di tecniche. Che
proprio per il fatto di essere a basso costo (la radio non ha nemmeno bisogno
di una presa elettrica) avevano già in sé un contenuto: e cioè che è possibile.
E’ possibile, per esempio, fare della buona informazione su cose di cui pochi si occupano e
che nelle radio comunitarie hanno un megafono, con tutte le difficoltà che
possono sorgere in Medio Oriente o ancora nel terribile marasma che attraversa
Paesi come Haiti o la Repubblica democratica del Congo. Anche in Italia, possiamo dire.
Ora tutte queste storie, raccolte in circa trent'anni di lavoro sul campo, sono passate dal
microfono alla carta stampata in una sorta di odissea radiofonica che parte
dalla famosa B52 serba per finire nei deserti della Mauritania. In alcune di
quelle storie mi sono riconosciuto perché sono un salto nella memoria ma ho
soprattutto riconosciuto lui, Francesco, con quel piglio da eterno ragazzo
indiavolato che, con la soavità che lo contraddistingue (e penso una discreta
pazienza), ha sempre visto il bicchiere mezzo pieno anche quando la realtà avrebbe suggerito suggerirebbe un calice amaro e mezzo vuoto. Che anzi perde liquido senza speranza.
Il suo libro è dunque un appassionato racconto
(che si può anche ascoltare!) dell’impossibile che si fa reale e della forza di
frequenze che sono tanto impalpabili quanto fisiche: in grado di modificare,
seppur anche solo di poco, la realtà. Sono contento di essere stato al suo
fianco in tante piccole battaglie giornalistiche (una su tutte la brevissima
stagione di RadioGap al G7 di Gneova) e mi fa piacere consigliare il suo libro.
Se amate la radio oppure se vi va di scoprirne la forza.
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