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sabato 2 dicembre 2023

Ritorno alla Radio. Quattro podcast per raccontare i confini dell'Asia


Oggi posso ben dirlo. Torno alla radio, vecchia passione, dopo oltre dieci anni da quando - nel giugno del 2013 - Marino Sinibaldi, allora direttore del terzo canale, mi diede il benservito. Feci finta di nulla ma la cosa mi bruciava e soprattutto non capivo perché. Ancora adesso non so chi avesse messo un veto sul mio nome o sul mio modo "sporco" di fare la rassegna stampa (qualcuno mi disse che sembrava che io facessi colazione mentre leggevo i quotidiani... ). Certo, ognuno ha un suo stile (e i suoi contenuti) e può piacere o non piacere. Il mio è uno stile "sporco", come un libretto di appunti scarabocchiato velocemente tra un autobus sgangherato e un taxi collettivo. E' la mia cifra.

Oltre dieci anni dopo, Next New Media mi ha dato la possibilità di tornare al microfono e con la massima libertà. Abbiamo concordato i temi e poi Sara Sartori, la curatrice, mi ha fatto il contropelo segnalandomi qualche buco, una spiegazione mancante, un salto di ritmo. Ma la produzione ha anche scelto di farmi registrare a modo mio. Non in un asettico studio insonorizzato e dal sound così pulito da diventare anonimo. Ma tra le pareti di casa, guardando dalla finestra, cercando solo di non far troppo rumore (mi chiamavano il "rumorista" di Radio3). Ne sono usciti quattro podcast che raccontano un tema a me caro: i confini, tradottosi anni fa in un libro (Sconfinate) che, grazie ad altri autori, ne raccontava alcuni con le tragedie connesse, e che ebbe una certa fortuna editoriale.

Devo dunque al team di NNM il mio ritorno all'etere, al racconto che poi, ma solo saltuariamente, ho applicato a qualche data di Wikiradio. Mi mancava la radio e mi mancò a lungo RadioTreMondo (allora curata da Cristiana Castellotti) che per me era stata una scuola fondamentale di cui ho fatto tesoro nel mio lavoro di reporter. Rieccomi dunque e se volete saperne di più potete ascoltarvi questa breve intro che spiega dove, come e quando dei 4 podcast lungo i confini di tenebre dell'Asia. Se poi volete, il 4 dicembre lunedi, alla Fondazione Basso alle 18, presentiamo la serie con Tiziana Guerrisi e Sara Sartori. Modera Daria Corrias di Radio Rai Tre. Una sorta di ritorno in famiglia.

Ascolta l'intro qui 


Scritto e raccontato da Emanuele Giordana
Coordinamento editoriale: Tiziana Guerrisi
Producer: Sara Sartori
Post-produzione: Pietro Snider
Supervisione musicale: Lorenzo Sidoti
Progetto grafico: Beatrice Camberau
Coordinamento collana 11Decimi: Andrea Battistuzzi
Produzione Next New Media Srl. novembre 2023 ©️ tutti i diritti riservati.

venerdì 1 dicembre 2023

L'etere diffuso di Francesco Diasio


Ho conosciuto Francesco Diasio nei primi anni di questo secolo. Aveva fondato Amisnet, agenzia multimediale vicina alle politiche di movimento e dal basso e, con scarsissimi mezzi, aveva messo in piedi con alcuni colleghi - a Roma in un centro sociale - un vero e proprio studio radiofonico che era anche una fucina di idee. Fu tra i primi, per esempio, a ideare le trasmissioni in streaming, ovvero a far si che un evento potesse essere seguito in tempo reale altrove. Poi aveva messo in piedi lo "studio mobile", un'emittente da mettere in valigia. Diasio era (e immagino sia ancora) un innovatore e amava (e ancora ama) la radio. Adesso ha raccolto le storie della sua avventura radifonica in un libro che esce alla vigilia dei 40 anni della Radio che il mezzo di Marconi festeggerà l'anno prossimo: “Etere”, uscito per Altraeconomia. Storie collezionate sia sotto il cappello di Amisnet sia sotto quello di Presidente dell’Amarc, l’Associazione internazionale delle radio comunitarie.

Ma più che un missionario dalle buone intenzioni, nel suo lavoro all’estero col quale strutturava radio comunitarie in giro per il mondo, Francesco era soprattutto un divulgatore di tecniche. Che proprio per il fatto di essere a basso costo (la radio non ha nemmeno bisogno di una presa elettrica) avevano già in sé un contenuto: e cioè che è possibile. E’ possibile, per esempio, fare della buona informazione su cose di cui pochi si occupano e che nelle radio comunitarie hanno un megafono, con tutte le difficoltà che possono sorgere in Medio Oriente o ancora nel terribile marasma che attraversa Paesi come Haiti o la Repubblica democratica del Congo. Anche in Italia, possiamo dire.

Ora tutte queste storie, raccolte in circa trent'anni di lavoro sul campo, sono passate dal microfono alla carta stampata in una sorta di odissea radiofonica che parte dalla famosa B52 serba per finire nei deserti della Mauritania. In alcune di quelle storie mi sono riconosciuto perché sono un salto nella memoria ma ho soprattutto riconosciuto lui, Francesco, con quel piglio da eterno ragazzo indiavolato che, con la soavità che lo contraddistingue (e penso una discreta pazienza), ha sempre visto il bicchiere mezzo pieno anche quando la realtà avrebbe suggerito suggerirebbe un calice amaro e mezzo vuoto. Che anzi perde liquido senza speranza.

Il suo libro è dunque un appassionato racconto (che si può anche ascoltare!) dell’impossibile che si fa reale e della forza di frequenze che sono tanto impalpabili quanto fisiche: in grado di modificare, seppur anche solo di poco, la realtà. Sono contento di essere stato al suo fianco in tante piccole battaglie giornalistiche (una su tutte la brevissima stagione di RadioGap al G7 di Gneova) e mi fa piacere consigliare il suo libro. Se amate la radio oppure se vi va di scoprirne la forza.

martedì 27 novembre 2018

Radio Rohingya

In questo video di Unhcr la radio nei campi di Cox Bazar. Quanto vale ancora oggi la diffusione di  notizie e intrattenimento FM. Viva la radio!



vedi anche cose ne dice Al Jazeera

mercoledì 4 aprile 2012

GIOVEDI A RADIO3MONDO, ONDE RADIO IN TUNISIA

Un viaggio sonoro nella Tunisia del dopo Ben Alì. Venuto meno il ferreo controllo delle autorità che monitoravano i suoni trasmessi da ogni singola radio il lavoro svolto dai media è cambiato enormemente ed è ancora al centro del dibattito pubblico. Quali sfide affrontano le radio nel tortuoso passaggio da organi di propaganda a strumenti di informazione? Qual è l’impatto esercitato dal fattore religioso sui media tunisini?
Con Francesco Diasio, presidente di Amisnet e a Andrea Borgnino, giornalista ed esperto di radio.

giovedì 30 giugno 2011

SI E' FATTA UNA CERTA...PERCHE' ME NE VADO DA ECORADIO

Da stasera alle 20 non sarò più il direttore di Ecoradio.

Ogni storia
, anche la più promettente, può avere una fine. Come gli innamoramenti o le grandi passioni, come appunto per me è stata Ecoradio. Ma la mia direzione, dal 20 gennaio 2011 al 30 giugno dello stesso anno, poco più di 150 giorni, non ha portato a fare dell'emittente quello che pensavo e desideravo. Questione di risorse, di volontà dell'editore e, certamente, anche dei miei limiti oggettivi. Avevo creduto che Ecoradio potesse diventare il faro radiofonico di un'esperienza italiana, quella ambientalista, che mi sembra maturare lentamente ma che, proprio a Ecoradio, avevo imparato a riconoscere come molto più promettente di quanto non si dica o si sappia. Ce ne si può fare un'idea sfogliando il magazine green appena licenziato dal Corsera. Se persino il Corrierone, che si è distinto per la guerra alle rinnovabili e per una strizzatina d'occhio ai nuclearisti, arriva a fare il magazine verde, allora vuol dire che la cosa c'è. E la cosa c'è eccome.

Lo hanno direi platealmente dimostrato i referendum, che hanno costretto anche il Pd, poco ambientalista e un filo nuclearista, a rincorrere Di Pietro e le centinaia di comitati che anch'io ho scoperto (e ringrazio) mentre guardavo il mondo con la lente di una radio ambientalista. Temo che Ecoradio anziché un faro finirà per rimanere una lampadina ed è anche questo il motivo che mi ha indotto a lasciare la barca. Il mare (ambientalista) è grande e pieno di navigli che, seppur perigliosamente, incrociano la rotta verso un nuovo modello di sviluppo, raccogliendo per strada tutti quelli che non buttano il filtro sotto la sabbia della spiaggia, che pedalano e amano gli animali, che riciclano l'olio frusto e che, se hanno un pezzo di terra, piantano un albero di albicocche (che si riproducono perfettamente anche dal seme degli incroci producendo un albero da frutta tra i più resistenti). Dunque via pel mare aperto.

Della mia esperienza a Ecoradio conservo alcuni bellissimi ricordi. L'entusiasmo condiviso con una redazione brillante e preparata che mi ha accolto come un principe e mi ha trattato come un re. E certe belle trasmissioni con quel colpo di fortuna che fu per noi lo scoppio della primavera araba, coperto con maestria ed entusiasmo, con le voci e coi suoni della piazza, raccolti per telefono, sul web, via youtube...

Ai miei “ragazzi” (giovani anagraficamente ma assai maturi professionalmente) auguro un radioso futuro e un verde irresistibile destino. Io prendo il largo e guardo l'orizzonte. Son certo che, tra procelle e nubifragi, il prossimo porto dove ancorare il mio naviglio è vicino.

Nella foto di Mario Dondero manca qualcuno (il prode Martelliano per dirne uno) ma il decano dei fotoreporter ha fotografato, in quel momento, l'anima dell'intera redazione cui anche Fanny dava il suo prezioso contributo ululante a ogni scampanellata

venerdì 6 marzo 2009

RENTREE A RADIOTRE

Se fossi un emiro degno dei tempi di Amanullah Khan, il re dell'Afghanistan che ha una qualche assonanza col mio patronimico, avrei una casa con giardino nel quartiere di Karteseh dove ospitare le mie concubine di Radio3Mondo, come ho detto loro scherzando (e non si adombrino di questa innocua galanterie i rispettivi mariti-fidanzati-amanti). Procurerei mandorle sgusciate, anacardi salati e succo di anar per le stagioni intermedie e meloni di Kunduz per i rigori dell'estate risparmiando alle mie belle i lugubri freddi della stagione invernale.


L'omaggio è dovuto dopo il rientro in redazione ai piani alti di Via Asiago 10 (ingresso anche dal numero 3) dove, resistendo ai quattro venti, regna ormai da quasi dieci anni la trasmissione e la redazione di Radio3Mondo. Una delle forse migliori emissioni - lasciatemelo dire- del panorama mediatico della Rai e, si parva licet, dello scenario giornalistico nazionale. Il merito è di queste ragazze che fabbricano quotidianamente la trasmissione cui noi conduttori prestiamo la voce e, a volte, qualche idea. Ma senza di loro...Non solo donne, certo perché una delle colonne è Pietro Filacchioni, detto il sindaco, un emiro del terzo piano dove ha una stanzetta tutta per sé che mi permette di condividere quando sono di turno. O l'abile Piero Pugliese, regista di più di una stagione.Ma Crisitiana, Cristina (a tempi alterni), Anna Maria, Giulia (per non dire della "veterana" Giovanna ora altrove distaccata), Costanza (la regista attuale)sono le regine di questa trasmissione dedicata al mondo e che a me pare una boccata di respiro alto in un paese che di solito si guarda l'ombelico e, ben che vada, la punta del naso.

Per me arrivare a Radio3Mondo, di cui sono uno degli indegni conduttori, è stato un caso. Favorito da un amico, Attilio Scarpellini, e dall'allora reggente delle trasmissioni del mattino, la milanesissima Chiara Galli. Mi fece un provino e via. Gli esami, davvero, non finiscono mai, ma la docente era ben disposta e l'alunno volenteroso. Per me è stata una grande scuola di giornalismo. Imparare la diretta. Tenere alto il tono della voce. Utilizzare come un'onda il flusso del discorso. Evitar le pause che, alla radio, son abissi infiniti. Reagire alle emergenze e agli ascoltatori che escon di strada. Non smanettare con le carte, non banfare nel microfono o soffiarsi il naso quando c'è il “rosso”, ossia sei “on air”, in onda. Eppoi dosare la propria logorrea visto che un conduttore conduce e dovrebbe parlar poco: deve far conoscere le idee degli altri, non le sue.
Le belle baiadere di Radio3Mondo (tra cui Betta Parisi tra le prime, curatrice storica e ora passata ad altri programmi) hanno corretto, sopportato, suggerito, digerite le bizze che son tipiche di chi, sentendosi ripreso, si stizza visto che ogni conduttore, si sa, nasce belle che imparato...

Ho dunque un debito di gratitudine anche perché la gente ignora il lavoro di squadra che sta dietro una trasmissione e senza il quale, come sempre, si non si va da nessuna parte. Certo, leggete voi e scegliete voi le notizie, ma chi ve le ha cercate col rigore e la competenza che derivano dall'esperienza? Chi vi ha corretto quel nome (ho sentito pronunciare Bérnard Kàshner per Bernàrd Kouchnér) o sottolineato quella macroscopica castroneria - scambiando miliardi per milioni - perché evitiate di ripeterla alla prossima puntata?
Adesso, da lunedi, torna il bello della diretta. E quell'emozione che non mi passa mai di tornare davanti al microfono, come se fosse la prima volta: davanti a una platea che non vedete e che si fa il caffè, si taglia la barba, riempie di buffetti i figlioli aggiustando loro la cartella. E voi lì, nell'aere fluido della prima mattina, che accarezzate i compiti non fatti, le magagne che aspettano in ufficio o l'appuntamento segreto, per il pomeriggio, col primo amante della figlia prediletta.

Che gran privilegio, che bel risveglio, che simpatica responsabilità visto poi che, quelle che date, son sempre pessime notizie. Buon mattino amici miei e buona giornata sulle frequenze di Radio3. E grazie ai meravigliosi tastieranti, tecnici del suono e della voce, che, dalla consolle, permettono il miracolo. Loro, come le belle baiadere, nascosti/e dietro la prosopopea del conduttore di turno. Ma senza i quali, le belle signorine di Via Asiago e gli abili digitanti alla consolle, che ce ne faremmo della nostra voce? Miele e tè, per sciogliere le corde vocali e ripartire per una nuova corsa. Evitare i colpi di tosse. Buon risveglio a voi e a me. E restate sintonizzati.

La foto: da sinistra (seduti) Benedetta Annibali, Cristiana Castellotti, Betta Parisi. In piedi Maria Teresa Sircana (altra colonna della prima ora), Pietro Filacchioni (il sindaco), Giulia Nucci e Mario Boccia (un fotoreporter ospite della puntata). Lo scatto è, niente meno, di Mario Dondero