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sabato 31 ottobre 2015

Pensierino della sera

Il sostegno iraniano per sovvertire i Paesi arabi è grande una minaccia per la regione come il sedicente Stato  islamico (IS) ha detto  il ministro degli Esteri del Bahrein Sheikh Khaled bin Ahmed Al Khalifa  sabato in una conferenza sulla sicurezza a Manama. "Queste azioni non sono meno una minaccia per noi che Daesh", ha aggiunto. (fonte The Dawn)

Meglio di tante teorie geopolitiche ecco una dichiarazione che dice pane al pane e vino al vino. E spiega molte cose

domenica 31 agosto 2014

Come nasce l'Is e le nostre responsabilità

Maryam al Khawaja 
Mi è stata chiesta recentemente un'opinione sull'Is, lo Stato islamico, quel plotone di jihadisti sunniti che impazza in Iraq e Siria. La risposta, secondo me, la si trova in questo articolo di AlJazeera sull'arresto - al suo arrivo a casa (Bahrein) - di Maryam al Khawaja, condirettrice del Gulf Centre for Human Rights. Colpevole di aver insultato il monarca, Maryam non è soltanto un'attivista ma è anche sciita ed è la figlia di Abdulhadi Abdulla Hubail al-Khawaja,  dal 2011 in galera in Bahrein, ridente democrazia del Golfo a conduzione familiare  (come tutte le altre). Che c'entra, direte voi? Provate a seguire il mio ragionamento anche se, su questa materia, son solo un osservatore non certo un ferrato analista.

Ebbene nel 2011 in Bahrein scattò una rivolta. Era guidata dalla “minoranza” sciita in un Paese dove la casa regnante è sunnita, oltre l'80% della popolazione è di religione musulmana e gli sciiti sono circa due terzi, dunque una considerevole maggioranza. Sono anche i più poveri e si ribellarono sull'onda delle rivolta arabe. Li seguivano con attenzione anche quelle migliaia di immigrati che costituiscono la forza lavoro dei petroregni mediorientali. Ma, mentre gli occhi erano puntati su Tahrir, nel piccolo reame (1,2 milioni di abitanti) si scatenò una feroce repressione peggiore di quella egiziana. Di più, temendo che l'Iran approfittasse della svolta protestataria i sauditi, forti dell'appoggio del Consiglio del Golfo, inviarono i carri armati. La famiglia reale dei Khalifa era ovviamente d'accordo, perché soldati e polizia non erano in grado di contenere la rivolta. A parte qualche timido distinguo, lasciammo correre: nessuna condanna, nessuna sanzione. Un silenzio dorato come i petrodollari sauditi. Demmo il via libera. E cominciarono li anche le nostre responsabilità sulla non ancora imminente creazione dell'Is

Il generale presidente Abdel Fattah al-Sissi 
E si, perché la piccola vicenda del Bahrein rivela molto più di quanto non sembri e spiega perché i sauditi e gli emirati abbiano appoggiato prima i Fratelli musulmani (che poi Riad ha bollato di terrorismo) e adesso l'Is. Mai apertamente sia chiaro. In forma “privata”, come spiega bene una convincente ricostruzione dell'Independent. All'epoca delle rivolte arabe, il Golfo e Riad pensarono che l'unico modo di contenere le folle fosse puntare sui Fratelli musulmani. Ciò avrebbe contenuto le spinte rivoluzionarie e cambiato gli equilibri dando forza a chi da sempre ha sostenuto la Fratellanza. Ma a Riad poi non piacque più quel Morsi che, seppur in modo univoco e autoritario, diventava un modello di democrazia arabo islamica. Era stato eletto e la Fratellanza aveva sposato la nefasta idea di libere elezioni, nel bene o nel male. Riad abbandonò Morsi al suo destino e gli preferì un generale. I generali, si sa, sono sempre fedeli e chiudono la bocca a chi ha troppi grilli per la testa. Anche in quel caso restammo a bocche semicucite. Qualche timida condanna ma, in fondo, sempre meglio un generale di un islamista.