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mercoledì 18 maggio 2022

Verso un anno di governo talebano. Il 3 giugno a Roma EireneFest


Verso un anno di governo talebano

Libreria Giufà

Cosa è cambiato in Afghanistan dopo la fine della guerra nell'agosto scorso?


Giuliano Battiston, Elisa Giunchi ed Emanuele Giordana, membri dall’associazione Afgana (Trento), hanno pubblicato diversi libri sull’Afghanistan che seguono quotidianamente: Giuliano ed Emanuele come giornalisti ed Elisa Giunchi come docente e ricercatrice universitaria. Per la sezione cultura della non violenza vorremmo  ripercorrere con Giunchi le tappe dello stereotipo pashtun per poi tornare ai giorni nostri con una disamina del movimento talebano. Con Giuliano gli ultimi aggiornamento dal Paese. Con Emanuele una riflessione su una guerra inutile


Incontro attraversato da una valutazione su cosa abbia significato la fine di una guerra quarantennale, dall’occupazione sovietica ad oggi e cosa sia il nuovo regime talebano.


– Elisa. Giunchi, IL PASHTUN ARMATO – La diffusione delle armi da fuoco in afghanistan e il declino dell’Impero Britannico (1880-1914), Mondadori

2021. Armi e stereotipi coloniali e non sulla comunità pashtun.

– E. Giordana (a cura di), LA GRANDE ILLUSIONE – L’Afghanistan in guerra dal 1979, Rosenberg&Sellier 2019, che ha come filo conduttore la miseria di una guerra durata 40 anni e la dimostrazione di come un conflitto non sia mai una soluzione.

– I TALEBANI, Luni Editrice, 2021, postfazione di Battiston e Giordana. L’aggiornamento a oggi (nella lunga postfazione) di un libro scritto da Bensi nel 2001 sui primi Talebani.


Tutto il programma del Festival

sabato 30 novembre 2019

La Grande Illusione afgana: presentazione a Roma il 5 dicembre

Giovedi 5 dicembre alle ore 18.30
Eur Sala Nettuno viale Asia 44
organizzato da Afgana / Rosenberg &Sellier / Lettera22 / Atlante delle guerre e dei conflitti
Festival di Roma  Più Libri più liberi 

la presentazione nazionale de


La Grande Illusione 
L’ Afghanistan in guerra da 40 anni
Rosenberg&Sellier  2019
a cura di Emanuele Giordana

12,50 eu  pp 150

Saggi di: Affatato, Battiston, Carati, De Maio, Foschini, Giordana, Giunchi, Giustozzi, Sulmoni, Recchia, Sergi, Shiri e un saluto della principessa Soraya. Prefazione di Gianni Rufini, direttore di Amnesty Italia

Iniziata con l’invasione sovietica, l’ultima guerra afgana compie quarant’anni con attori diversi ma sempre con le stesse vittime: i civili. Una lunga guerra della quale Usa e alleati – tra cui l’Italia - sono tra i maggiori responsabili anche per per l’ennesima grande illusione: diritti, lavoro, dignità, uguaglianza. A diciotto anni dall’ultima fase del conflitto iniziato nel 2001, il disastroso bilancio è anche il manifesto di come si possa utilizzare la bandiera dei diritti per violarli ripetutamente. I saggi scritti da autorevoli osservatori delle vicende afgane disegnano illusioni e sofferenza, le responsabilità di guerriglia, governo e alleati stranieri, i giochi degli attori regionali e lo spregiudicato uso di una propaganda cui non credono più nemmeno i suoi inventori. Una fotografia in bianco e nero dove il nero trionfa. Un atto d’accusa che, pur riconoscendo la buona fede di molti, mette il dito nella piaga della malafede tipica di ogni conflitto.

Verso la fine del 1979 l’Unione Sovietica, inizialmente riluttante a inviare truppe in Afghanistan, invadeva il Paese dell’Hindukush con 80mila uomini e 1800 carri armati. Iniziava una guerra di logoramento durata dieci anni che alla fine fece decidere al Cremlino il ritiro. Ultimo conflitto della “Guerra Fredda” e terreno di scontro tra sovietici e americani, la campagna afgana era costata a Mosca 30mila morti e oltre 50mila feriti. Fu il colpo decisivo all’implosione dell’Urss. Ma agli afgani la guerra era costata molto di più: morte, distruzione, degrado e povertà. Finita una guerra però ne iniziavano altre: tra i mujahedin e il governo, quella interna alla guerriglia, quella poi condotta dai Talebani. Anche queste però erano solo l’anticipo di un conflitto ancora più lungo e non ancora concluso, iniziato con una nuova occupazione militare guidata dagli Stati Uniti e dagli alleati della Nato. La guerra infinita, che nel 2019 compie quarant’anni, segna uno dei più lunghi conflitti della Storia con il suo corollario di vittime civili e militari, distruzioni, miseria, illusioni e dolore a fronte di promesse non mantenute, di una ricostruzione incompiuta e di un fallimento delle speranze riposte dagli afgani in un intervento che, anziché essere risolutivo, si è manifestato come un ennesimo capitolo dell’epopea del “Grande Gioco”, iniziata nell’Ottocento tra Regno unito e Russia zarista. Tassello geopolitico ineludibile, schiacciato dalle mire egemoniche di Paesi vicini e lontani, l’Afghanistan è un caso emblematico di come un Paese di montagne e deserti, povero di risorse energetiche e naturali, possa diventare il teatro di un incubo spaventoso e apparentemente senza fine in cui da quarant’anni si agita il fantasma quotidiano della guerra.

I saggi di questo volume disegnano la storia recente del Paese e del suo ultimo conflitto. Le promesse e le speranze ma anche il cinismo e le ambizioni, gli errori umani e i calcoli politici. Con un solo grande protagonista da sempre utilizzato solo come comparsa: la sua popolazione civile. Inascoltata, repressa, ignorata.

venerdì 27 ottobre 2017

Il turista nudo al Salone dell'editoria sociale









Sabato 28 ottobre 2017
16.15 – 18.45 Sala A
IL TURISTA NUDO







Dal viaggio all’Eden al selfie del mondo


Ne discutono con Giuliano Battiston
Marco D'Eramo autore di Il selfie del mondo (Feltrinelli 2017)
Emanuele Giordana autore di Viaggio all’Eden (Laterza 2017)

mercoledì 5 giugno 2013

IL CHI E' DELLA SOCIETA' CIVILE AFGANA


Si apre domani all'università di Herat il primo seminario internazionale di studi sulla società civile afgana, organizzato dalla rete Afgana (www.afgana.org) e da un consorzio di Ong, con capofila Arcs, nel quadro di un progetto finanziato dal ministero degli Esteri.
Il seminario “Società civile afgana in transizione: ruolo, prospettive, sfide, opportunità” è forse il pirmo incontro internazionale di studi sulla società civile afgana. Vedrà interventi, tra gli altri, di Mirwais Wardak (Afghanistan: PRTO, Peace Training and Research Organization) e Elizabeth Winter (Regno Unito: LSE, London School of Economicczds), considerati tra i più importanti ricercatori su questo tema.
Tra i relatori italiani, Giuliano Battiston, già autore del primo studio italiano sulla società civile afghana, presenterà i risultati della ricerca “La società civile afghana: pace, giustizia e aspettative per il post-2014”.

In questo stesso
contesto, sono stati realizzati anche i dibattiti che si sono tenuti nei giorni scorsi in diverse città afgane (Kabul, Mazar-i-Sharif, Jalalabad), organizzati dalle associazioni locali partner con il sostegno delle università delle città coinvolte. Negli incontri, alcuni esponenti della società civile italiana hanno discusso tematiche centrali per il rafforzamento del processo di democratizzazione del Paese come diritti, lavoro dignitoso, pace, conflitti, partecipazione attiva dei cittadini e rapporto con la rappresentanza istituzionale locale, beni comuni, legalità.

Queste attività
sono accompagnate da una mostra del fotografo Romano Martinis, con una lunga esperienza in aree di conflitto, che dal 2007 ha documentato in diverse zone del Paese i molti aspetti su cui la società civile è impegnata. Si tratta della seconda mostra esposta nel recentissimo centro ACKU (Afghan Center at Kabul University), inaugurato nel 2013 e frutto dell'impegno di Nancy Dupree, che ha donato alla fondazione 70mila documenti sull'Afghanistan, raccolti con il marito in decenni di lavoro.

Le associazioni sociali e italiane e le Ong aderenti alla rete Afgana riaffermano e rafforzano con queste iniziative il loro sostegno alle associazioni per i diritti umani, fondazioni di ricerca, reti di donne, Ong afgane, "terza forza" di un Paese stretto tra talebani e signori della guerra. Afgana auspica che il governo italiano, che ha contribuito al finanziamento di queste attività, continui a investire ancora sul processo di democratizzazione nel Paese e sul rafforzamento delle istanze sociali, pilastro di una vera ricostruzione e garanzia di diritti futuri dopo il ritiro militare. A tal proposito la rete Afgana ha lanciato alle forze politiche la proposta di riconvertire il 30% del risparmio ottenuto col ritiro militare in attività di cooperazione.