A due giorni dagli attentati in Sri Lanka durante il giorno di Pasqua arriva anche la rivendicazione. La firma lo Stato islamico attraverso l’agenzia Amaq. Ma sono poche righe che reclamano l’affiliazione degli attentatori che, per quanto si sa – e lo stesso vale per gli arrestati – sono solo dello Sri Lanka, un Paese che al califfato di Al Baghdadi ha tributato solo trenta forse quaranta militanti. Poi viene diffusa una fotografia che rappresenterebbe i kamikaze srilankesi. Ma si tratta di otto figure col volto coperto, tranne una al centro che imbraccia un fucile. E’ l’unica faccia che possa portare a un’identificazione che renda credibile l’immagine.
L’isola intanto si è risveglia ieri sotto sequestro e con un bilancio delle vittime sempre più in salita che ha ormai superato i 320 morti. Oscurati i social e limitata la viabilità, la notte scatta il coprifuoco e da Colombo è partito l’ordine dello stato di emergenza che consente alle forze di sicurezza di poter agire liberamente. A comandarle direttamente, per mandato costituzionale, è il presidente Maithripala Sirisena, accusato nel dopo strage di aver ignorato allerta dei servizi segreti indiani e americani dei primi di aprile che annunciavano il rischio attentati. Ma è una polemica, scoppiata lunedi e continuata anche ieri, che sembra soprattutto riflettere la guerra tra presidenza ed esecutivo, guidato dal premier Ranil Wickremesinghe, solo qualche mese fa defenestrato dal presidente Sirirsena e poi reinsediato dopo una sentenza della Corte costituzionale... (continua su atlanteguerre.it)
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mercoledì 24 aprile 2019
venerdì 9 gennaio 2015
Rajapaksa ammette la sconfitta
A urne ormai chiuse c'era calma ieri sera davanti alla splendente magione del presidente della repubblica Mahinda Rajapaksa, che si trova a qualche metro dal mare appoggiata sulla lunghissima Galle Road e dirimpetto all'ambasciata americana in uno dei tanti “centri” un po' anonimi in cui la capitale dello Sri Lanka è divisa. Residenza che oggi il presidente ha detto di voler lasciare. Ha ammesso la sconfitta nella controversa elezione del nuovo presidente della repubblica che Rajapaksa stesso era riuscito a convocare per ieri con uno stratagemma parlamentare e due anni prima della scadenza naturale. La giornata è passata tranquilla ma con una novità importante: un'affluenza che sembra addirittura aver superato i due terzi degli aventi diritto e senza che si verificassero gravi episodi di violenza o intimidazione. A beneficiarne – avevano subito detto gli analisti – poteva essere il rivale del capo dello Stato - Maithripala Sirisena - suo ex ministro e addirittura segretario a lungo del partito del presidente (il Sri Lanka Freedom Party, che teoricamente sarebbe un'organizzazione progressista di ispirazione socialista) che lo ha sfidato proprio puntando sulla stanchezza di un elettorato che avrebbe dovuto riconfermare per una terza volta la poltrona che Rajapaksa si rifiuta di mollare. A quanto pare – e per stessa ammissione del presidente – ce l'ha fatta.
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