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| Una rarissima immagine (presa dal sito dell'Agenzia Italia) dello schvio Sbardella |
Per dirla con Massimiliano Studer (la sua intervista ad Americo si può sentire qui) "Su posizioni vicine al situazionismo francese e giovane cinefilo "assatanato", Americo Sbardella nel 1966/67 sostenne la necessità di collegarsi in maniera non episodica con le cooperative di produzione e di distribuzione di cinema sperimentale e di quello politico-militante, in Italia ma soprattutto all'estero ... con gli autori indipendenti europei e americani... con la prospettiva di creare e gestire uno spazio- cinema del tutto autonomo, un filmclub. Si trattava di creare una nuova forma associativa, un'associazione privata con tessera per i frequentatori, non aderente alle federazioni nazionali dei cine-club riconosciute dallo Stato, con proprie salette di proiezione, attrezzate con il 35mm, il 16mm, il super8 e il videoproiettore. Questo tipo di struttura prescindeva dal visto di censura ufficiale...". Già, la censura ufficiale in grado di mandare al rogo le pellicole.
Sfogliando ieri i giornali e i siti internet ho visto che Sbardella è stato ricordato da tanti, in maniera generosa e affettuosa (come in questo breve articolo di Silvana Silvestri su il manifesto, forse il primo a essere uscito su di lui). MI fa piacere perché Sbardella non era di quelli che spintonano e mi aveva sorpreso, quando l'avevo incontrato la prima volta, quella sua aria schiva e poco incline all'eroica nostalgia del passato. Cosa ha fatto Sbardella? Ha dato voce, anzi spazio, alle prime esperienze del cinema indipendente italiano e ha dato conto di quel che accadeva all'estero. Sprovincializzava e aiutava a capire cosa succedeva altrove. Ma lascio che sia lui a spiegarlo in un articolo che si può leggere qui. Piccolo compendio di Storia del cinema italiano indipendente e, a quanto ne so, una delle poche cose scritte da lui che però ci ha lasciato recentemente un testo teatrale nel 2014 sull'epopea del leggendario re di Uruk, "Gilgamesh. Colui che tutto conobbe".
