Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta Jundallah. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jundallah. Mostra tutti i post

venerdì 15 maggio 2015

La guerra infinita sulla frontiera dell'Afpak

L'Aga Khan, figura di riferimento
della comunità ismaelita
Quella degli ismailiti è una piccola minoranza nella minoranza sciita del Pakistan. Ma pochi o tanti, poco importa ai gruppi che hanno fatto della guerra agli apostati la loro religione. L'ultimo attentato, 43 morti e 23 feriti, avvenuto mercoledi a Karachi in pieno giorno dove un commando ha assaltato un autobus carico di fedeli, colpisce la piccola setta presente anche in Afghanistan e, in maggior numero, in India. Mentre ieri si sono svolti i funerali per la strage, si fanno i conti con le rivendicazioni che puntano dritte allo Stato islamico. O meglio, al gruppo Jundallah, organizzazione settaria che come altre prende da sempre di mira chi devia dalla retta via e che, fino a novembre scorso, faceva parte del Ttp (Tehreek Taleban Pakistan), l'ombrello talebano pachistano in odore di scissione da mesi e dal quale molti gruppi si staccano per aderire al progetto dello Stato islamico che prevede un Khorasan (area che nella testa di Al Bagdadi comprende Afghanistan e Pakistan) affiliato al Grande Califfato.

Jundallah (soldati di Allah) è di formazione abbastanza recente e si è fatto notare per diverse azioni con risonanza anche all'estero: quella nel giugno 2013 nel Gilgit-Baltistan dove fa strage di un gruppo di alpinisti di diverse nazionalità. A settembre due kamikaze fanno invece saltare la chiesa di Ognissanti a Peshawar: 127 morti e 250 feriti. A ottobre 2014 se la prendono con un jihadista “moderato” - maulana Fazlur Rahman della Jamiat Ulema-e-Islam (F) – che però riescono solo a ferire. Dopo l'adesione all'Is (di cui forse c'è già un'avvisaglia nell'attentato a un musulmano “deviato” come Fazlur Rahman), attaccano la parata dell'esercito pachistano al posto di frontiera di Wagah con l'India: 60 morti. Da gruppo anti sciita, sono passati a uccidere turisti, cristiani e soldati pachistani, una deriva che li avvicina molto all'Is. Ultimo colpo a gennaio:49 morti in una moschea sciita. Il governo però getta acqua sul fuoco.