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giovedì 25 settembre 2014

Tsahal in Sardegna: come è andata a finire

Che fine hanno fatto i piloti israeliani che, dal 21 settembre, avrebbero dovuto volare sui cieli sardi all'interno del piano di esercitazioni cicliche che, come ogni anno, sollevano proteste e scatenano manifestazioni e contestazioni anche a livello degli enti locali sardi? Quel motivo in più per opporsi è scomparso, grazie proprio alle polemiche che la notizia sollevò.

Lo desumo da un articolo di Chicco Fresu, il collega che per primo si accorse e scrisse  della presenza israeliana prevista in Sardegna dal 21 di settembre. Scrive Fresu: "Dietrofront, i caccia israeliani non giocheranno più alla guerra, per non sbagliare in quella vera, nei cieli e sui mari della Sardegna. Avanti tutta, si procede (quasi) come previsto: le esercitazioni militari seguiranno il calendario già fissato, anche se la Regione dice no. E allora dal 22 settembre, tra Teulada, Capo Frasca e Perdasdefogu-Quirra giù una pioggia di bombe, razzi e missili fino a dicembre. È un ministero della Difesa a due velocità quello che, con un semplice decreto, impone modi e tempi per l'utilizzo dei poligoni sardi nel secondo semestre del 2014. Dall'elenco delle forze armate partecipanti alle esercitazioni scompare l'Iaf (Israelian Air Force): impegnati nei sanguinosi raid su Gaza nelle scorse settimane, i jet israeliani avrebbero dovuto volare su Capo Frasca nei prossimi mesi". E ancora: "...Il programma delle esercitazioni è diviso per poligoni: riporta chi, dove e quando bombarderà sulle centinaia di chilometri quadrati di servitù militari sarde... Per Capo Frasca le indicazioni sono più generiche. Si descrivono imminenti lanci di «inerti» anche da una tonnellata e sono elencate le forze armate partecipanti. Il 24 aprile la Difesa comunicava la presenza dell'aeronautica e della marina militare italiana, dei colleghi tedeschi e della Us Navy. Ultimi dell'elenco erano i caccia (F15 e F16) dell'Iaf , scomparsi dal decreto firmato il 30 agosto: non arriveranno, salvo che non vengano fatti rientrare nella categoria «eventuali ospiti Nato". 

E dunque indignarsi, manifestare, contrapporsi, scrivere serve a qualcosa. Almeno, se non altro per buon gusto, i piloti che forse hanno bombardato Gaza sono rimasti a casa.

giovedì 7 agosto 2014

Fare come la Spagna: la protesta italiana contro Tsahal

La polemica sulle forniture d'armi a Israele monta. Anzi dilaga. E se alcuni governi europei, come Spagna e Gran Bretagna, mettono mano (chi più chi meno) alle forniture rivedendole o tagliandole, in Italia sono le organizzazioni della società civile a muoversi. A chiedere al governo che segua, seppur in ritardo, la via indicata dai partner europei e alla Difesa che sospenda le esercitazioni congiunte con gli israeliani previste in settembre in Sardegna. Da Rete Disarmo a Emergency la lista si allunga mentre in Sardegna gli amministratori locali fanno pressione sulla Regione perché anche dall'istituzione che ha sede a Cagliari arrivi un altolà.

Sul suo sito Emergency chiede «che il governo italiano sospenda immediatamente l'accordo di cooperazione militare con Israele, le prossime esercitazioni dei caccia israeliani nei cieli di Sardegna e la fornitura di sistemi militari, nel rispetto della legge 185, che vieta di vendere armi a Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, e dell'articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra». Rete Disarmo invita il presidente del consiglio Renzi e il ministro degli Esteri Mogherini, proprio in virtù delle decisioni di Madrid e Londra, a decidere «uno stop delle forniture militari italiane ad Israele. In questo blocco – spiega una nota - devono essere comprese anche le pianificate, e mai cancellate, esercitazioni congiunte previste per l'autunno in Sardegna». La Rete ricorda che «l’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio un mese fa, a raid aerei israeliani su Gaza iniziati, l'azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato a primi due aerei addestratori M-346 alla Forza aerea israeliana», la cui presenza è prevista a Capo Frasca in Sardegna dal 21 settembre per esercitazioni congiunte con gli alleati Nato.

domenica 3 agosto 2014

Ma Tsahal chi l'ha invitata?


Via XX Settembre ha precisato che «il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato». L'esercitazione "Vega 2014" dunque, cui dovrebbe partecipare l'aviazione israeliana come si evince proprio dal programma, si farà ma senza «azioni a fuoco né utilizzo di armamenti ...esclusivamente – dice ancora la Difesa – con attività simulata».
E per ora non si sa chi è invitato poiché, soltanto in settembre «verranno confermate le nazioni partecipanti». 


Insomma Israele c'è ma non c'è, non si sa se sarà convocata e, se mai, solo per qualche videogame o un giro turistico (aereo) su Capo Frasca. Il comunicato, dietro a cui si nasconde l'imbarazzato silenzio del ministro, per ora sembra chiudere la porta alle esercitazioni con gli israeliani previste in settembre ma senza prendere posizione per non mettere in difficoltà ulteriore il governo. Anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru non ha fatto granché dovendosi barcamenare tra pacifisti e possibilisti del suo Partito, non tanto sulla vicenda di Tsahal in Sardegna (su cui il Pd non ha preso ufficialmente posizione) quanto perché è in corso una trattativa sui poligoni con la Difesa per cui un po' si cede un po' si concede, conto tenuto degli affari che le esercitazioni garantiscono all'isola. Chissà che anche il tema Israele non faccia parte del negoziato.

 Una parola chiara e netta da ministro, governo e Regione sarebbe doverosa dopo la reazione di pacifisti e cittadini, venti consiglieri sardi, alcuni esponenti Pd, le interrogazioni parlamentari di Sel e M5S. Perché la scelta scellerata di offrire i cieli sardi all'aviazione che sta bombardando Gaza non venga derubricata a una semplice operazione da lista degli invitati, spiegando a Tel Aviv che, a malincuore, ma è ...il tredicesimo a tavola. 

(Questo articolo è stato scritto per il manifesto e Lettera22)

venerdì 1 agosto 2014

Tsahal in Sardegna? La Difesa mette le mani avanti

La ministro Roberta Pinotti
E' una vera e propria marcia indietro quella contenuta in una nota della Difesa a proposito dell'esercitazione militare “Vega” che si svolgerà in Sardegna e per la quale è in agenda la partecipazione dell'aviazione israeliana. Esercitazione che, dopo o la buferainnescata dalla divulgazione della notizia, apparsa prima sull'Unione Sarda, ma poi anche su ilmanifesto, Il Fatto, l'Huffington Post, Il Giornale e così via tra siti, blog e twitter, si è trasformata in una vera e propria patata bollente per il governo e la ministro Pinotti. La nota spiega che l'esercitazione non prevede né bombardamenti né che si apra il fuoco e, soprattutto, che il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato dallo Stato Maggiore della Difesa e quindi comunicato al vertice del Dicastero. Insomma, dice Via XX Settembre, l'esercitazione si farà ma la fase di pianificazione non è stata ancora completata, cosa che avverrà a settembre e solo allora "verranno confermate le nazioni partecipanti" a quelle che, secondo il ministero, saranno solo simulazioni elettroniche. 
Malignamente aggiungiamo che non ci sarebbe da stupirsi se Israele declinasse l'invito, magari dopo qualche pressione diplomatica. Certo è un modo piuttosto bizzarro di spiegare come stano le cose e se l'Italia intenda o meno ospitare gli stessi avieri che magari in queste ore sono al lavoro su Gaza. La ministra tace forse per nascondere un certo imbarazzo. La patata bollente per adesso è finita in mano al suo ufficio stampa. Che, pare di capire, per ora sostiene che se mai gli israeliani venissero a Capo Frasca sarebbe solo per fare qualche ora di volo sull'isola. Turismo, non guerra. Al massimo videogame.

Tsahal in Sardegna, scoppia la polemica

Un velivolo F16
Dura presa di posizione delle reti pacifiste e per il disarmo, interrogazioni parlamentari di Sel e M5S e una lettera aperta alla ministro della Difesa perché sospenda le esercitazioni militari congiunte Italia-Israele che da ieri sono al centro di una polemica che sta montando in diverse parti d'Italia, dove ai presidi per il soccorso a Gaza e contro la guerra nella Striscia si aggiunge ora un capitolo tutto nazionale.

Roberta Pinotti, ministro
della Difesa
Sono gli effetti di una vicenda – di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa - che ha lasciato di stucco chi ha avuto in mano il "Programma per il secondo semestre 2014", un documento preparato dai vertici militari in cui si dà conto delle attività che si svolgeranno in Sardegna a partire dal 21 di settembre. Quasi nascosto tra mille notizie e informazioni, un capitoletto riguarda le esercitazioni a Capo Frasca, punta occidentale della Sardegna, dove è previsto che piloti israeliani volino con caccia F15 e F16 (gli stessi in azione a Gaza) assieme ad altri aerei d'attacco (Tornado, Amx, Mirage) sia italiani sia di altri Paesi alleati. Non si limiteranno al sorvolo ma sganceranno “artifizi” (come si chiamano in gergo), ossia bombe che vanno dai 6 chili ai 500 kg sino a una tonnellata di peso, stando almeno a quanto è stato sparato nella passata stagione. La notizia ha scatenato prima l'ira degli indipendentisti sardi, che hanno chiesto lumi alla Regione, ma poi è rapidamente circolata tra le reti pacifiste.

giovedì 31 luglio 2014

Caccia di Tsahal nei cieli di Sardegna

Ancora sulla vicenda delle esercitazioni comuni tra esercito italiano e israeliano. Un articolo scritto per il manifesto 

Il caccia che Alenia Aermacchi sta vendendo
all'aviazione israeliana
Per migliorare le prestazioni degli avieri israeliani, che in questi giorni sono in piena attività sui cieli di Gaza, Tsahal e l'esercito italiano si eserciteranno assieme sui cieli della Sardegna a partire dal 21 settembre prossimo, nel quadro di attività pianificate sull'isola come spiega il "Programma per il secondo semestre 2014" preparato dal ministero della Difesa. La notizia, uscita giorni fa in un articolo a firma Enrico Fresu sull'Unione Sarda, ha scatenato una reazione che, dal web alla giunta regionale, registra assai più che un malumore per una tempistica assai poco opportuna e perché va a innestarsi su una vecchia polemica: quella sulle “servitù militari” dell'isola tanto che a giugno il Comipa (Comitato misto paritetico sulle servitù militari, tavolo istituzionale istituito nel 1976 per conciliare i programmi delle installazioni militari con i piani territoriali regionali) aveva già bocciato il calendario dei programmi di addestramento per il secondo semestre del 2014 in polemica con lo Stato maggiore. Ma alla calma che regnerà nel periodo estivo fino alla terza decade di settembre, si affiancherà tra meno di due mesi l'esercitazione congiunta con le forze armate israeliane che rientra nelle attività previste tra i due Paesi da una legge del 2005.

Sulle esercitazioni (chi insegnerà a chi?) il documento - che abbiamo potuto vedere - è parco di notizie ma dice che gli israeliani voleranno con caccia F15 e F16 su Capo Frasca (costa centro occidentale) assieme ad altri aerei (dagli Amx ai Mirage) di vari alleati dell'Italia. Sganceranno “artifizi” inerti - come si chiamano in gergo – che possono arrivare a 1 tonnellata di peso tanto che il documento allerta le capitanerie. La collaborazione con Tsahal – che se non altro almeno per motivi di “opportunità” appare del tutto fuori tempo e luogo - va dunque oltre il servizio appena reso dall'Alenia Aermacchi a Tel Aviv con la consegna, il 9 luglio scorso nella base aerea israeliana di Hatzerim, dei primi due velivoli da “addestramento avanzato” prodotti per la Israeli Air Force e che andranno a sostituire i TA-4 attualmente in servizio. Altri sei M-346 LAVI per la Iaf sono già in fase avanzata di assemblaggio finale mentre altri 5 velivoli sono nella fase di montaggio delle parti strutturali. Entro il 2016 è prevista la consegna dei 30 velivoli ordinati in totale.

La Sardegna ospita oltre il 60% delle “servitù militari” italiane (su un'area di 35mila ettari) e diversi centri e poligoni tra cui alcuni tra i più grandi d’Europa. Le polemiche sono in corso da tempo sia per motivi economici (danni al turismo) sia per motivi ambientali per la contaminazione, anche da sostanze radioattive, di una vasta area del territorio dell'isola che ospita strutture e infrastrutture di cui si serve, oltre alla Difesa italiana, anche la Nato: soltanto i poligoni sono sette, di cui quattro permanenti - Perdasdefogu, Capo Frasca, San Lorenzo e Teulada - e tre occasionali – Iglesias, Cagliari e Macomer. Nel 2006 il Comipa ha bocciato i progetti presentati dalle autorità militari per la realizzazione di una pista tattica a Quirra (sito già noto per il forte inquinamento ambientale), la costruzione di una recinzione a Macomer e l'imposizione di servitù militari a protezione dell'impianto di Serrenti e del Monte Limbara.



martedì 29 luglio 2014

Militari israeliani in Sardegna? Opportuno cancellare l'addestramento

Ognuno di noi forse in queste ore pensa a cosa potrebbe fare per Gaza, dove si sta consumando una vera e propria strage che l'ayatollah Khamenei (un personaggio da cui non prenderei in prestito nemmeno la macchina) ha il merito di aver chiamato col suo nome: genocidio. Prendere parte ai presidi e alle (rare)  manifestazioni è una cosa e anche sostenere i gruppi umanitari che intervengono nella Striscia, così come informarsi attraverso canali un po' meno "equilibrati" di quelli istituzionali (Rai) ascoltando Radio popolare (dove c'è l'ottimo Gabriele Barbati). Ma c'è un'altra cosa che potremmo fare: tentare di fermare l'addestramento in Sardegna dei militari israeliani previsto per settembre.
propria strage d'innocenti a cui purtroppo  il merito di averla chiamata col suo nome - genocidio -  va all'

Riporto (grazie a un tweet di Giorgio Beretta) stralci di una notizia (siglata e.f.) dell'Unione Sarda e tratta nientemeno che dal  sito della Regione Sardegna:

Sulla Sardegna si prevede una pioggia di bombe e missili, anche israeliani, per il prossimo autunno. Quirra e Perdasdefogu, a terra e per mare, Teulada, Capo Frasca e Macomer: poligoni e basi militari dove dal 21 settembre, primo giorno utile in base agli accordi con la Regione, riprenderanno dalla mattina alla notte esercitazioni e sperimentazioni interrotte per l'estate.... Sulla costa occidentale voleranno anche gli aerei dell'Iaf, l'aeronautica militare israeliana. Ma mentre su Gaza purtroppo fanno sul serio, in Sardegna si addestreranno. E faranno parte dei caccia e velivoli che scaricheranno "artifici", così li chiamano, da 6 chili a una tonnellata. Voleranno anche Tornado, Amx, Mirage, F16 e altri caccia di varie nazioni alleate dell'Italia. Tutti, assicurano dall'Aeronatica, sganceranno "inerti", ma saranno continue le esercitazioni con razzi da 2 pollici e i colpi con i "cannoncini di bordo". 

Io credo che sarebbe un bel segno di civiltà politica impedire l'addestramento dell'aeronautica israeliana, la stessa che sta riducendo in pezzi Gaza. Guardare questo video (la pratica del roof-knocking) mi pare possa far cadere ogni dubbio