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| Passo di Bolan, ingresso a Sud per l'Afghanistan |
A metà del 1800 Londra e Calcutta, sede della Compagnia delle Indie, decidono di reinsediare a Kabul un re afgano spodestato anni prima. Per controllare il Paese e contenere la Russia. Ne uscirono con le ossa rotta. Una lezione che sembra restare valida oggi*
Il 30 settembre 1838 Lord Auckland, governatore generale delle Indie, promulga il “Manifesto di Simla” con cui la Gran Bretagna decide ufficialmente di spodestare il re dell'Afghanistan, che teme alleato dei russi, per sostituirlo con un altro monarca che rientra nelle sue simpatie. E' il punto di partenza della più tragica sconfitta subita dagli inglesi nel Paese dell'Hindukush. Una lezione che, ripetutasi con i sovietici negli anni Ottanta, sembra ricordare in parte anche quanto succede adesso in quel lontano Paese. E’ il vero inizio guerreggiato del “Great Game”, il grande gioco tra l’Impero zarista e quello britannico per la conquista dell’Asia centrale. Un gioco che non è mai finito anche se gli attori sono in parte cambiati.
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| Lord Auckland |
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Auckland, anche se è soltanto un governatore generale e la “Perla dell’Impero” è ancora amministrata dalla Compagnia delle Indie - un’impresa commerciale con diplomatici, amministratori, mercanti, tribunali e soldati - rappresenta di fatto la Corona. Che col Manifesto dichiara in sostanza guerra all’Afghanistan, allora come oggi un turbolento Paese ma fondamentale crocevia nel cuore dell’Asia. E annuncia l’intenzione di reinsediare sul trono, al momento occupato dal Khan Dost Mohammad, il re Shah Shuja. I britannici temevano le mire sull’Afghanistan dei persiani e soprattutto dei russi e Dost Mohammad – un pashtun Barakzai – prestava troppo orecchio alle blandizie e alle offerte degli emissari dello Zar e stava pensando di rimpossessarsi di Peshawar, caduta nella mani di Ranjit Singh, potente sovrano sikh che godeva delle simpatie inglesi. Shah Shuja – esule in India - era un sovrano Sadozai cacciato da beghe di palazzo afgane e come tale sufficientemente disponibile ad accettare l’aiuto degli inglesi per tornare sul trono. A Shah Shuja, gli inglesi avevano trovato un posto a Ludhiana, nel Punjab, dove viveva un esilio dorato sognando Kabul.