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martedì 21 ottobre 2014

La vitalità del movimento pacifista

Se la voglia di pace si misura anche numericamente, la scorsa domenica sembra confermare che questo sentimento rimane importante nel cuore profondo dell'Italia. Centomila secondo gli organizzatori, ben oltre per Andrea Ferrari, presidente degli Enti locali per la pace, sarebbero stati i partecipanti della 40ma Marcia della pace Perugia Assisi, percorso di 16 chilometri che dal 1961, quando Aldo Capitini lanciò la prima camminata simbolica con la bandiera a strisce colorate, ricorda che in questo Paese la Costituzione ripudia la guerra. Agenzie e televisioni confermano. Così le nubi che si erano addensate su un evento che compie 53 anni – tra distinguo, polemiche e addirittura dissociazioni – si dissolvono in una giornata solare a conferma che anche la ritualità ha un suo perché e che dentro quella marcia ci stanno le varie posizioni che si legano al pacifismo italiano.

Anche il lavoro (nella foto gli operai delle acciaierie
ternane) alla marcia per la pace
In effetti il timore che qualcosa andasse storto c'era: alla vigilia il Movimento Nonviolento si sfila contestando una ritualità senza contenuti e lo stesso fa l'Agesci, la maggior associazione degli scout italiani che lascia così il campo al Masci, un movimento scoutistico di sola matrice cattolica. Infine c'è una crisi che attraversa il movimento per la pace e una crisi economica che forse rende difficile anche metter la benzina. E, per dirla tutta, c'è anche un governo che dovrebbe tradursi nella sinistra al potere dove però balenano fulmini bellicisti – come dimostra la recente polemica tra il ministro della Difesa Pinotti e L'Espresso che paventa un ritorno dei nostri soldati in Irak - e l'Italia sembra andare nella direzione opposta a quella indicata dall'articolo 11. Ma forse, proprio per questo malessere diffuso tra “missioni di pace”, F-35 e spese militari sempre in aumento, la gente si muove, esce di casa, cammina. I numeri, ancora un volta, sono confortanti.