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domenica 22 giugno 2014

Bomba Abdullah, intercettazioni incastrano Commissione elettorale

Non c'è niente di peggio di un'intercettazione telefonica per mettere in dubbio l'onestà intellettuale di un individuo. E quelle rivelate oggi a Kabul dal candidato Abdullah Abdullah incastrano il  segretario della Commissione elettorale (Iec).  Scoppia una nuova bomba sul processo elettorale

Il segretario della Commissione Zia ul Haq Amarkhil, di cui Abdullah chiede la testa da giorni,avrebbe orchestrato una truffa su scala industriale per favorire lo sfidante Ashraf Ghani. (Leggi tutta la storia su Lettera22). Nelle telefonate intercettate si parla di ovini ma il linguaggio in codice è fin troppo evidente. Ovviamente ci si chiede come Abdullah le abbia ottenute e da chi. Ma sono domande che passano in secondo piano e rilanciano la bufera sul processo elettorale mentre tutti i giorni le strade si riempiono di dimostranti, tende e sit-in in favore di Abdullah (non grandi ma sufficienti a farsi notare.

La Commissione elettorale intanto ha fatto sapere che i risultati elettorali del secondo turno subiranno un rinvio  ma ha reiterato che la partecipazione al voto del 14 giugno è stata di oltre sette milioni di afgani.

mercoledì 18 giugno 2014

L'ora delle polemiche sul voto: Abdullah alza la voce (aggiornato)

Se al processo elettorale afgano non è mai mancato il sale, adesso è l'ora del pepe. Polemiche, dibattiti e discussioni si incrociano nei giorni in cui, dopo il voto di ballottaggio del 14 giugno, è iniziata la conta dei voti. Ma Abdullah Abdullah, cui i primi conteggi attribuirebbero (in modo del tutto non ufficiale) una sconfitta, ha chiesto che il conteggio venga fermato. Abdullah è certo: ci sono state frodi e pesanti. Due sono le cose che alimentano i sospetti dell'ex candidato favorito: i dati provenienti dalle province, che indicherebbero in alcuni casi un'affluenza addirittura superiore al primo turno e, soprattutto, il caso del segretario generale dell'Independent Election Commission (Iec), Zia-ul-Haq Amarkhail, accusato senza mezzi termini di brogli: in effetti sabato sera – la sera del voto - una macchina del suo staff proveniente dagli uffici dell'Iec viene fermata dalla polizia con un bagagliaio pieno di schede non utilizzate. E com'è che, in una fase tanto delicata, questi girano senza una scorta di polizia e con schede bianche? La Commissione, cui Abdullah chiede la testa di Zia nega ogni addebito, respinge l'idea di fermare la macchina elettorale e si giustifica col fatto che, quella sera,  scorta non ce n'era per accompagnare il viaggio incriminato. Ma tanto basta ad Abdullah per ritenere che ci sia di che preoccuparsi.

lunedì 29 giugno 2009

I MISTERI DI TEHERAN

Sul sito della Sapienza il documento in italiano,non si sa quanto attendibile, che inchiodava Ahmadinejad. E che gira tra i seguaci di Musavi

Nell'accusare di brogli la macchina elettorale ma soprattutto il neo presidente Ahmadi Nejad, l'opposizione iraniana, benché sempre in forma non ufficiale, fa riferimento a un documento che, la sera del 13 giugno, fu inviato dal ministro dell'Interno Sadeq Mahsuli all'ayatollah Ali Khamenei. Documento che attestava la vittoria senza se e senza ma di Musavi e la sonora sconfitta di Ahmadi Nejad. Il testo, di cui per primo parlò Robert Fisk sull'Independent, sarebbe stato fatto “uscire” dalle maglie della censura da un funzionario del ministero che la notte stessa morì... in un incidente.
Ora quel documento – sulla cui attendibilità nessuno può scommettere – si può leggere in italiano sul sito della Facoltà di Studi Orientali dell'Università di Roma La Sapienza (cliccando qui).Gli studiosi spiegano di aver pubblicato e tradotto il testo “per informazione” e che sulla sua “autenticità ognuno è libero di pensarla come crede”. Nel documento i numeri dicono che su 42 milioni di lettori, 19.075.633 avevano votato per Mir Hoseyn Musavi, 13.387.104 per Mehdi Karrubi e solo 5.698.417 per Mahmud Ahmadi Nejad.