Oggi alla Camera, ospiti della vicepresidente Marina Sereni, PeaceWaves (una antica Ong di Savona che si occupa di Afghanistan) e due docenti dell'università salesiana Rebaudengo di Torino hanno presentato i risultati di una ricerca che si intitola “La cultura come sfida per la ricostruzione: le opinioni e le proposte della società civile afghana sul potere delle donne e lo sviluppo educativo dei bambini e dei giovani nel loro Paese”. Alla ricerca hanno partecipato le università di Herat e la Strathclyde di Glasgow oltre alla già citata Ong e all'ateneo torinese. I risultati confermano quanto sappiamo: le donne hanno cognizione dei loro diritti e di quanto poco essi si trasformino da legge in pratica. La tradizione resta un ostacolo al loro sviluppo. Credono nell'istruzione. L'istruzione, come ormai si sa, è in effetti l'unico campo dove davvero la guerra ha portato un progresso reale: l'analfabetismo è sceso, bambini e bambine vanno a scuola (queste ultime un po' meno), tantissimi giovani entrano all'università. E' l'unico dato che emerge come costante in tutti i sondaggi sulla percezione che gli afgani hanno rispetto ai passi avanti (pochi) degli ultimi dieci anni.

Ma quel che mi ha colpito della sintesi presentata è un altro dato. Basata su un questionario, la ricerca ha sondato gli umori di donne, giovani e meno giovani ma anche dei mullah. In molti casi le risposte di questi ultimi sono sorprendenti. Ad esempio alla domanda se i ragazzi che vanno alla moschea (che spesso cura una sorta di educazione primaria) hanno bisogno di maggior istruzione, il 65% si dice fortemente favorevole (il 70% se si considerano anche i solo "favorevoli") mentre il 29% è “fortemente contrario”. Il 29% (31 se si considerano anche i solo “contrari”) non è poco: vuol dire un mullah su tre. Ma sette su dieci che si dicono a favore di una maggior istruzione è un dato interessante. Quanto poi se alle parole seguano i fatti o se per miglior istruzione si intenda l'università Al-Azhar questo è un alto discorso.
Alla domanda se l'istruzione è importante per entrambi i generi, le donne rispondono con un evidente "fortemente si" al 77% e i mullah solo con un 41% . Ma il 41% di quelli che sono “fortemente d'accordo” sommato a un 25% di chi è semplicemente "d'accordo", fa una platea del 66%: quasi sette su dieci dei mullah intervistati (sei province), il che è davvero un dato importante (solo il 34% dei religiosi si dice contrario). Persino il giudizio sulle Ong e sulla spinta all'emancipazione femminile della comunità internazionale è abbastanza rassicurante nelle risposte dei mullah. Personaggi molto spesso poco tenuti in conto come se questo esercito di religiosi-insegnanti di villaggio non contasse. O se fosse composto, come vuole la vulgata, solo da estremisti oscurantisti e ignoranti.