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giovedì 11 giugno 2026

Mostrine e incarichi civili. La scelta indonesiana


Il parlamento indonesiano ha approvato martedì scorso le modifiche alla legge nazionale sulla polizia che consentono agli agenti in servizio di accettare incarichi nel governo civile. Una scelta che completa la revisione della legge che da un anno regola le funzioni dell’esercito e che permette ai militari di ricoprire un maggior numero di incarichi civili.

Per Prabowo Subianto, presidente dal 2024, ex genero del dittatore Suharto e gia' generale delle Forze armate, la riforma di militari e polizia è sempre stata una priorità, insieme alla discussa e fallimentare operazione del cibo gratuito nelle scuole. La legge inoltre è stata approvata all’unanimità in una sessione plenaria del parlamento, il che rivela un consenso preoccupante.

L’ex comandante delle Forze speciali, uomo dal passato oscuro e sensibile alle richieste della destra civile e religiosa, ha già nominato ufficiali di polizia e militari nella sua amministrazione; ora, però, potranno farlo anche senza dimettersi, in barba a una recente sentenza della Corte costituzionale.

L’escamotage è che gli agenti possono evitare di dimettersi se le posizioni civili sono correlate a compiti e funzioni legati alla sicurezza, mantra ormai molto diffuso. Le modifiche, inoltre, estendono di un anno l’età pensionabile obbligatoria per gli ufficiali e per i vertici del corpo. «Il governo sembra replicare quanto fatto con la legge militare», ha detto alla Reuters Haeril Halim di Amnesty International Indonesia, aggiungendo che si tratta di «un segno di autoritarismo, in cui le forze di difesa e di sicurezza vengono utilizzate per sostenere chi è al potere».

E' tutto purtroppo molto in linea con l'Indonesia di un presidente che la vuole autoritaria e populista, nuovamente vicina a Washington e perche' no a Putin, strizzando l'occhio alla Cina. Ma mettendo in galera tutti o quasi quelli che criticano e protestano come successo dall'estate scorsa a 4mila studenti.

domenica 9 novembre 2014

Attacco al cuore della città

L'HQ della polizia di Kabul è in pieno centro città
C'era da aspettarselo e in effetti il colpo è arrivato. Travestito con una divisa, un guerrigliero talebano è entrato nel quartier generale della polizia afgana in pieno centro a Kabul. Elusa ogni sorveglianza si è recato al terzo piano dove si è fatto esplodere uccidendo il colonnello Mohammad Yasin Khan. Le indagini sono in corso ma come che sia  il colpo è duro da digerire. A pochi metri dal municipio cittadino e a un isolato dal ministero dell'Interno - dunque in una delle zone più sorvegliate della città - un uomo, ancorché in divisa, riesce a entrare nel centro propulsore della sicurezza imbottito di esplosivo e si fa esplodere ammazzando un alto ufficiale.

Salterà forse qualche testa e le misure saranno riviste e probabilmente rafforzate, ma i talebani riescono quantomeno  a far parlare di sé. Non possono far di più nella capitale blindata ma l'effetto immagine è indubbiamente forte. Nessuno è al sicuro, nemmeno la polizia.

giovedì 6 agosto 2009

MEZZO MILIONE DI SOLDATI

Secondo un'anticipazione del rapporto del generale Mc Christall al presidente e al Congresso degli Stati Uniti, pubblicata oggi sul Financial Times, l'esercito afgano (attualmente 86 mila uomini col supporto di 80mila poliziotti), che nelle intenzioni dovrebbe crescere fino a 134mila soldati n dovrà avere un fotissimo incremento: le forze di sicurezza dovrebbero cioè arrivare, combinate, a un totale di 400mila addetti. Costo stimato dell'operazione su cinque anni: circa venti miliardi di dollari. Chi ce li metterà?



Corretta o meno che sia l'anticipazione (la presentazione del rapporto è stata rinviata sulla data prevista di metà agosto) indica chiaramente l'exit strategy americana: non un marina in più ma un mega esercito nazionale