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giovedì 19 giugno 2008

COME VA LA SALUTE (PUBBLICA)? NON TROPPO BENE GRAZIE



Se l'ultimo rapporto Ocse-Dac sull'Aiuto pubblico alla sviluppo registrava una strana schizofrenia per cui aumentano le promesse dei paesi ricchi ma il loro aiuto pubblico diminuisce con una contrazione nel 2007 dell'8,4% rispetto all'anno precedente (e un rapporto tra aiuti e Pil sceso dallo 0,31% allo 0,28), ieri il secondo rapporto di “Azione per la salute globale” ha rincarato la dose. Dimostrato che, accompagnato spesso da una discutibile efficacia, anche l'investimento nella sanità ha andamenti alterni, a trent'anni di distanza dalla celeberrima dichiarazione di Alma Ata che santificò il principio che la salute - completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia - è un diritto umano fondamentale e il fondamento dello sviluppo. Se alcuni paesi – dice il rapporto – sono stati virtuosi (Germania e Spagna grazie all'aumento della cooperazione bilaterale), altri arrancano: la Francia ad esempio ma, ancora una volta, soprattutto l'Italia, salvatasi in corner l'anno scorso dalla figuraccia peggiore: la mancata erogazione del suo contributo al Fondo globale contro le grandi pandemie. In termini di investimento in aiuto alla sanità, Roma vede una diminuzione del suo contributo nell'ordine del 7% per quel che riguarda la salute di base e addirittura del 62% nel settore delle politiche per la popolazione e la salute riproduttiva, tutte quelle buone pratiche che prevengono tra l'altro le malattie trasmissibili sessualmente.
Azione per la salute globale (Asg) è una rete internazionale europea che conta al suo interno due Ong italiane (Aidos e Cestas) e alcune grandi organizzazioni internazionali con sede anche in Italia. Il suo compito è seguire l'andamento degli investimenti in questo delicato settore dove, accanto alle grandi pandemie, convive la difficoltà dei sistemi di sanità pubblica dei paesi in via di sviluppo (per non parlare di quelli nostrani di cui però la rete non si occupa). Nel suo secondo rapporto, se l'Italia sfigura, in generale non si stanno raggiungendo i risultati intermedi fissati dagli Obiettivi del Millennio: nel settore salute, dice Asg, l'Europa “non ha rispettato l'obiettivo di destinare i 27 miliardi di dollari concordati per il 2007”. Il rapporto esce a due mesi dall'incontro che, in settembre ad Accra in Ghana, dovrà constatare quanto siamo ancora lontani dai tre grandi obiettivi fissati dall'Onu per il 2015: ridurre il tasso di mortalità infantile di due terzi e di tre quarti quello di mortalità materna; produrre infine una diminuzione se non l'arresto della diffusione di Hiv, Aids, tubercolosi e malaria.
Ma il rapporto critica anche il moltiplicarsi di iniziative e meccanismi di finanziamento nuovi e complessi che “se creano nuove opportunità” rischiano anche di “sovraccaricare i governi dei Pvs” o di “minarne la titolarità”. I funzionari locali sono spesso “travolti dal gran numero di delegazioni” estere che li va a visitare o dal gran numero di “modalità di monitoraggio” sul loro lavoro. Morire di burocrazia.
Tornando all'Italia la sua sfida più alta è la presidenza del G8 nel 2009 cui il governo tiene moltissimo tanto che Frattini si è tenuto la delega per la cooperazione. Qualche giorno fa a New York in un incontro all’Onu per fare il punto, con i rappresentanti di 147 stati, sui progressi della lotta contro l’Aids rispetto agli impegni presi nel 2001 e nel 2006, Roma si è presa un bel impegno. In vista della presidenza del G8 i delegati italiani hanno ribadito l'impegno per il raggiungimento dell’obbiettivo dell’Accesso universale a cura, prevenzione e trattamento da raggiungere già entro il 2010, come promesso dai paesi del G8 durante il vertice di Gleaneagles nel 2005 e nei successivi summit. Roma ha garantito che metterà al centro dell’agenda del G8 2009 la lotta contro le tre grandi pandemie: Hiv/Aids, Tb e malaria. Decisione che l’Osservatorio Italiano contro l’Aids ha giudicato positivamente, mettendo in guardia però sul carattere assai impegnativo della promessa. Sarà infatti bene ricordare che dopo molte pubbliche promesse fu proprio l'Italia a bloccare i finanziamenti al Fondo globale contro le pandemie, sbloccatisi poi nell'ultima finanziaria. Chissà che fine faranno nella prossima.

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