A metà degli anni Ottanta, prima che cadesse la dittatura di Suharto nel 1998, accompagnammo una collega in un meandro di viuzze di Solo, a Giava centrale, in cerca di un medico cinese. La bottega, in virtù dei ferrei divieti indonesiani contro la comunità della diaspora cinese che si pensava sodale con la Repubblica popolare e comunista, era ben dissimulato e così il medico, una dottoressa ottuagenaria dai lineamenti fini ed esile come un giunco. La bottega di un ortolano, che esponeva carote e cipolle che fungevano da copertura, dava poi, attraverso una porticina nel retro, su un lungo corridoio ingombro di libri, scatolette, bottiglie e bottigliette per arrivare infine al luogo dove la dottoressa esercitava. Tutti sapevano ma, nel più puro stile giavanese, si faceva finta di nulla: il medico cinese svolgeva un ruolo fondamentale e bastava solo che non desse nell’occhio per via di quella legge che vietava l’importazione di qualsiasi cosa scritta in cinese - dalla propaganda alle etichette delle medicine - e puniva l’esercizio dell’arte sinica della scienza medica Esposto il suo problema, la difficoltà di avere figli, la collega si vide affidare la ricetta di una confezione di ossa triturate di gallo nero che, raccolte in ovuli impacchettati in una deliziosa scatoletta con dragoni e ideogrammi, venne poi acquistata a Singapore. La dottoressa le affidò anche una ricetta in cinese dicendole che a Milano, nel quartiere “giallo” di Via Paolo Sarpi, avrebbe trovato senza difficoltà i principi attivi senza dover ricorre alle pillole. Per vostra curiosità, la collega ebbe poi due splendidi figli. Grazie alle ossa triturate del gallo nero.Visualizzazioni ultimo mese
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venerdì 28 ottobre 2016
Jamu e altra medicina tra le cipolle di un ortolano
A metà degli anni Ottanta, prima che cadesse la dittatura di Suharto nel 1998, accompagnammo una collega in un meandro di viuzze di Solo, a Giava centrale, in cerca di un medico cinese. La bottega, in virtù dei ferrei divieti indonesiani contro la comunità della diaspora cinese che si pensava sodale con la Repubblica popolare e comunista, era ben dissimulato e così il medico, una dottoressa ottuagenaria dai lineamenti fini ed esile come un giunco. La bottega di un ortolano, che esponeva carote e cipolle che fungevano da copertura, dava poi, attraverso una porticina nel retro, su un lungo corridoio ingombro di libri, scatolette, bottiglie e bottigliette per arrivare infine al luogo dove la dottoressa esercitava. Tutti sapevano ma, nel più puro stile giavanese, si faceva finta di nulla: il medico cinese svolgeva un ruolo fondamentale e bastava solo che non desse nell’occhio per via di quella legge che vietava l’importazione di qualsiasi cosa scritta in cinese - dalla propaganda alle etichette delle medicine - e puniva l’esercizio dell’arte sinica della scienza medica Esposto il suo problema, la difficoltà di avere figli, la collega si vide affidare la ricetta di una confezione di ossa triturate di gallo nero che, raccolte in ovuli impacchettati in una deliziosa scatoletta con dragoni e ideogrammi, venne poi acquistata a Singapore. La dottoressa le affidò anche una ricetta in cinese dicendole che a Milano, nel quartiere “giallo” di Via Paolo Sarpi, avrebbe trovato senza difficoltà i principi attivi senza dover ricorre alle pillole. Per vostra curiosità, la collega ebbe poi due splendidi figli. Grazie alle ossa triturate del gallo nero.giovedì 5 marzo 2009
FILOSOFI E STREGONI
“Oggi siamo sotto l'effetto dell'iper specializzazione. Non tanto della specialistica, che va benissimo, ma dell'iper specializzazione che fa perdere al medico il punto di vista globale”.
Si chiama psicosomatica, una teoria che ha preso piede già da qualche decennio. Ma Morin non ne è affatto convinto. “La medicina psicosomatica è rimasta del tutto marginale. Abbiamo super specialisti per ogni singolo organo ed è che così che si perde il senso della complessità, di quanto l'esprit, lo spirito, possa influire sul nostro corpo fisico. Bisogna pensare a un'orchestra: puoi avere ottimi musicisti ma se manca il direttore...”? Un grande filosofo francese riflette su mente e salute, filosofia e sanità fisica e mentale. Colloquio con Edgard Morin
Si chiama psicosomatica, una teoria che ha preso piede già da qualche decennio. Ma Morin non ne è affatto convinto. “La medicina psicosomatica è rimasta del tutto marginale. Abbiamo super specialisti per ogni singolo organo ed è che così che si perde il senso della complessità, di quanto l'esprit, lo spirito, possa influire sul nostro corpo fisico. Bisogna pensare a un'orchestra: puoi avere ottimi musicisti ma se manca il direttore...”? Un grande filosofo francese riflette su mente e salute, filosofia e sanità fisica e mentale. Colloquio con Edgard Morin
giovedì 19 giugno 2008
COME VA LA SALUTE (PUBBLICA)? NON TROPPO BENE GRAZIE

Se l'ultimo rapporto Ocse-Dac sull'Aiuto pubblico alla sviluppo registrava una strana schizofrenia per cui aumentano le promesse dei paesi ricchi ma il loro aiuto pubblico diminuisce con una contrazione nel 2007 dell'8,4% rispetto all'anno precedente (e un rapporto tra aiuti e Pil sceso dallo 0,31% allo 0,28), ieri il secondo rapporto di “Azione per la salute globale” ha rincarato la dose. Dimostrato che, accompagnato spesso da una discutibile efficacia, anche l'investimento nella sanità ha andamenti alterni, a trent'anni di distanza dalla celeberrima dichiarazione di Alma Ata che santificò il principio che la salute - completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia - è un diritto umano fondamentale e il fondamento dello sviluppo. Se alcuni paesi – dice il rapporto – sono stati virtuosi (Germania e Spagna grazie all'aumento della cooperazione bilaterale), altri arrancano: la Francia ad esempio ma, ancora una volta, soprattutto l'Italia, salvatasi in corner l'anno scorso dalla figuraccia peggiore: la mancata erogazione del suo contributo al Fondo globale contro le grandi pandemie. In termini di investimento in aiuto alla sanità, Roma vede una diminuzione del suo contributo nell'ordine del 7% per quel che riguarda la salute di base e addirittura del 62% nel settore delle politiche per la popolazione e la salute riproduttiva, tutte quelle buone pratiche che prevengono tra l'altro le malattie trasmissibili sessualmente.
Azione per la salute globale (Asg) è una rete internazionale europea che conta al suo interno due Ong italiane (Aidos e Cestas) e alcune grandi organizzazioni internazionali con sede anche in Italia. Il suo compito è seguire l'andamento degli investimenti in questo delicato settore dove, accanto alle grandi pandemie, convive la difficoltà dei sistemi di sanità pubblica dei paesi in via di sviluppo (per non parlare di quelli nostrani di cui però la rete non si occupa). Nel suo secondo rapporto, se l'Italia sfigura, in generale non si stanno raggiungendo i risultati intermedi fissati dagli Obiettivi del Millennio: nel settore salute, dice Asg, l'Europa “non ha rispettato l'obiettivo di destinare i 27 miliardi di dollari concordati per il 2007”. Il rapporto esce a due mesi dall'incontro che, in settembre ad Accra in Ghana, dovrà constatare quanto siamo ancora lontani dai tre grandi obiettivi fissati dall'Onu per il 2015: ridurre il tasso di mortalità infantile di due terzi e di tre quarti quello di mortalità materna; produrre infine una diminuzione se non l'arresto della diffusione di Hiv, Aids, tubercolosi e malaria.
Ma il rapporto critica anche il moltiplicarsi di iniziative e meccanismi di finanziamento nuovi e complessi che “se creano nuove opportunità” rischiano anche di “sovraccaricare i governi dei Pvs” o di “minarne la titolarità”. I funzionari locali sono spesso “travolti dal gran numero di delegazioni” estere che li va a visitare o dal gran numero di “modalità di monitoraggio” sul loro lavoro. Morire di burocrazia.
Tornando all'Italia la sua sfida più alta è la presidenza del G8 nel 2009 cui il governo tiene moltissimo tanto che Frattini si è tenuto la delega per la cooperazione. Qualche giorno fa a New York in un incontro all’Onu per fare il punto, con i rappresentanti di 147 stati, sui progressi della lotta contro l’Aids rispetto agli impegni presi nel 2001 e nel 2006, Roma si è presa un bel impegno. In vista della presidenza del G8 i delegati italiani hanno ribadito l'impegno per il raggiungimento dell’obbiettivo dell’Accesso universale a cura, prevenzione e trattamento da raggiungere già entro il 2010, come promesso dai paesi del G8 durante il vertice di Gleaneagles nel 2005 e nei successivi summit. Roma ha garantito che metterà al centro dell’agenda del G8 2009 la lotta contro le tre grandi pandemie: Hiv/Aids, Tb e malaria. Decisione che l’Osservatorio Italiano contro l’Aids ha giudicato positivamente, mettendo in guardia però sul carattere assai impegnativo della promessa. Sarà infatti bene ricordare che dopo molte pubbliche promesse fu proprio l'Italia a bloccare i finanziamenti al Fondo globale contro le pandemie, sbloccatisi poi nell'ultima finanziaria. Chissà che fine faranno nella prossima.
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