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giovedì 29 gennaio 2009

DA CALCUTTA A KABUL


Quando si dice il caso...la storia di Pietro Quaroni esce da una vecchia libreria di Kabul, per associazione al libro di Caspani e Cagnacci cui il “nostro” ambasciatore aveva fatto la prefazione (questo avevo dimenticato di scriverlo), che scopro come The Hindu ne abbia scritto appena qualche giorno fa, a proposito dei dubbi mai sopiti sulla morte del nazionalista indiano Chandra Bose avvenuta nel 1945. Per saperne di più sulla controversa figura di Bose (fervente anti colonialista, presidente del partito del Congresso ma contrario alla linea di Gandhi, amico di Mussolini e Hitler e sostenitore dell'Asse) potete leggere cosa ne scrive la mia amica Enrica Garzilli, senza ch'io mi cimenti in un'improbabile sintesi. Mi limito, riprendendo The Hindu, a ricordare che Pietro fornì quand'era il titolare della legazione di Kabul un passaporto italiano – ovviamente falso – al “Netaji”, come anche Bose veniva chiamato. A nome di Orlando Mazzotta.
Correva il 1941 e Bose se l'era data in tempo dalla sua casa di Calcutta inseguito dai servizi britannici. Quaroni lo aiutò e si servi della moglie per tenere i contatti col rifugio segreto in cui Bose si era nascosto a Kabul. Sono notizie che si devono al figlio Alessandro che ne ha parlato durante celebrazioni per Bose in India (“The Kabul Connection: Subhas Chandra Bose, Pietro Quaroni and Indo-Afghan-Italian Relations”), sulla base di quanto trovato nell'archivio privato del padre e negli archivi di stato in Italia. C'è sempre un filo che collega le cose. Ad aver voglia di dipanarlo.

In alto la foto di un bronzo di Bose tratta da The Hindu. Le sue idee politiche si evincono abbastanza facilmente. L'Italia di Mussolini gli diede una mano. E un passaporto

1 commento:

Enrica Garzilli ha detto...

sei molto gentile, grazie. E gran bel blog!