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domenica 15 febbraio 2009

GIGI, LA MINI E IL BIANCO SPRUZZATO


Oggi ho saputo che un carissimo amico della mia gioventù è morto, qualche settimana fa. Si chiama Gigi Notari e voglio ricordarlo con l'immagine che vedete accanto, una mini minor rossa. Auto cult ma, nel caso di Gigi, anche per un altro motivo. All'epoca, ero nei mie forse sedici anni, Gigi era già oltre i suoi 18 e... aveva la macchina. Era un bel ragazzo, dotato di una generosità fuor di misura, di una sottile ironia avvolta in un velo di tristezza abilmente dissimulata con battute e facezie. Gli piaceva parlare ridacchiando e ogni tanto la voce gli andava in falsetto. E comunque la sua ironia non era mai pesante, aveva un che di raffinatamente delicato, anche se ti stava prendendo in giro. Lascia un figlio e una compagna che ho conosciuto appena, l'ultima volta che l'ho incontrato nel bar che gestiva a Milano, dietro la Macedonia Melloni, quando era appena nato il mio ultimo nipote. Gli ho voluto bene.

Mi ricordo che una volta
ci ritroviamo all'Erika, un bar che aveva una certa fama nella Milano dei ruggenti Settanta. Era un buco fatto a L, con un biliardino, due tavoli rotondi dove si giocava a scopa e un bancone di lamiera anni Sessanta con losanghe di legno sul davanti, dietro cui c'era una misteriosa botola in cui scendeva il ”signor Gino”, autorevole e autoritario titolare di quel ritrovo di adolescenti che, da bar del liceo Carducci, era diventato poi col tempo un punto di riferimento per la sinistra milanese, per i frikkettoni India-dipendenti e per la “banda Bellini”, ossia quelli del Casoretto, un gruppo militar-militante che Philopat, scrittore meneghino, ha reso famosi con un pamphlet che ne ha decantato le gesta come si faceva ai tempi di Virgilio. Orbene era uno di quei pomeriggi sfessati che non sai cosa fare. Spleen come se piovesse, voglia di studiar meno che zero e nemmeno un collettivo da frequentare. C'erano, e una fotografia da qualche parte lo conferma, la Chiarina e il prode Guzman, un amico con cui ho condiviso le migliori ore di nulla facenza della mia altrettanto prode gioventù. E allora il Gigi dice: “Dai, andiamo a fare un giro...”. Botta di vita. E lui aveva la macchina.

La benzina costava allora 160 lire ed era alla portata persino di noi imberbi scolaretti di liceo. La gita fuori porta, verso le nebbie padane di un pomeriggio che poteva essere di metà novembre o metà marzo con quelle luci che alle quattro già preludono al buio, doveva passar per forza di cose da un'osteria. Credo che ne abbiam bevuti e penso che fossero soprattutto degli “uno in due” (Campari soda smezzato col vino bianco), oppure, se avevamo poca grana, degli “spruzzati”. Edizione lombarda del più noto spritz. A modo nostro un pomeriggio da leoni che prometteva, il giorno dopo, un quattro sul registro ma che consentiva di tornar a casa brilli e con la coscienza che si “...oggi ho vissuto”. “Confesso che ho vissuto”, come diceva il vecchio Pablo Neruda.

Ma lasciate allora, che in onore di Notari Gigi, padrone di una mini rossa e di una chitarra elettrica (altro must dell'epoca), ricordi come si prepara lo spruzzato. Ce ne sono diverse versioni ma la base è vino bianco secco (non spumante come fanno a Venezia). Ci si spruzza poi un po' di Campari, ma appena, tanto che il bianco diventi – nel miscelarsi lento e discendente del bitter -rubescente, anzi rosato e, se il lavoro era fatto per benino, ci andava anche una spruzzata di seltz, una sostanza ormai in disuso (anidride carbonica in pressione) che usavamo anche, sparandocela in bocca direttamente dal sifone, per produrci per qualche istante uno stordimento esilarante (ma questo è un altro capitolo, una scoperta di Luca detto “Topo”, anni dopo). Le altre versioni dello spruzzato prevedevano l'amaro (Fernet, ad esempio), o Aperol nell'edizione più zuccherina e disprezzata dagli alcoofili. I raffinati potevano metterci del Carpano o, ancor meglio, il Punt e Mes.

Non so se sia un modo adeguato di ricordare Gigi. Per me lo è. E mi piacerebbe che lo fosse anche per suo figlio e la sua compagna. Era un grande il vecchio Gigi, per quella sua capacità, con quei due anni più di noi, di condurci per mano a imparar le prime cose della vita. Come un bravo spruzzato, ad esempio, in un altrimenti mesto pomeriggio autunnale della nostra acerba primavera.
Buon viaggio Gigi. Sono certo che lo stai facendo con la Mini rossa

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ho conosciuto Gigi al Carducci per motivi esclusivamente anagrafici, ma dalla tua magnifica ed incisiva descrizioneme lo sono visto davanti.Assomiglia a personaggi che ho conosciuto e mi sento di celebrare la sua partenza con un buon bicchiere di rosso.
Enrico De Carli

davide DB ha detto...

Di Gigi ricordo anch'io la generosità. Eravamo negli anni 70 e sognavo una bella chitarra elettrica, avevo una vecchia Welson molto scrausa. Gigi ne aveva una sfavillante, color amaranto, una Vox super accessoriata, aveva perfino il wha wha incorporato. Quando Gigi vide il mio entusiasmo me la diede dicendomi: io non la suono mai.. ma tu si che suoni e allora prendila e tienila per tutto il tempo che vuoi. Mi aveva fatto il regalo più bello che potessi ricevere. Hai ragione Manulo era una brava persona Gigi. Davide

V.V ha detto...

Più o meno il 20 gennaio 1973
Avevo passato il pomeriggio a studiare matematica a casa di Francesco P. e prima di tornare a casa per cena, come succedeva di frequente, sono passato dall'Erika per vedere chi c'era e magari prendere accordi per la serata.
Non c'era molta gente ma sicuramente c'era Grillo, Colonna e qualcunaltro che giocava a carte, poi c'era Procopio e a un certo punto arriva anche Notari che era andato a comprasi delle scarpe accompagnato da…non ricordo il suo nome mi spiace, era una ragazza mora, minuta e carina coi tacchi. Gigi era li che maneggiava il suo acquisto con quel suo muoversi un po' deciso e dinoccolato e a un certo punto, da fuori, si sentono botti e glangore di battaglia.
Il Gino rispunta dalla sua botola e anche lui come tutti mette il naso fuori dal bar per vedere quale fosse il problema.
Al Carducci serale era intervenuta la Celere per sgombrare un'occupazione e si era trovata il servizio d'ordine del Movimento e quello era il glangore.
Il Gino ci fa rientrare e tira giù la clér. Il tempo di guardarci un attimo negli occhi e la clér viene riaperta dall'esterno e un nugolo di poliziotti dilaga nel bar cercando sovversivi.
Il Gino tira dietro il banco la ragazza di Notari e forse la butta giù nella botola, Grillo si fa riconoscere dal poliziotto che tutte le mattine stazionava davanti al Carducci, Colonna era chiaro che non potesse condividere la militanza il quel servizio d'ordine, non rimaniamo che Notari, Procopio ed io. E così veniamo catturati e ridotti rapidamente e scientificamente all'impotenza, trasferiti sulle camionette arriviamo in via Fatebenefratelli.
Gigi era pieno di sangue perchè qualcuno lo aveva colpito in testa con uno scudo e in seguito sarà coatto nell'infermeria di San Vittore, Procopio che pure lui aveva di che poter sanguinare gode della minore età e lo portano all'infermeria del Beccaria, io che mi ero soltanto preso un paio di pugni in faccia e una marea di calci in culo mi godrò il quinto raggio di San Vittore per una settimana.
Ovviamente la Giustizia ha in buona parte trionfato e il PM Viola ci ha prosciolti in istruttoria.
Poi il tempo si è messo nel mezzo e ognuno ha percorso strade diverse da via Montepuciano e ho rivisto Gigi praticamente per caso durante i primi mesi di apertura del suo bar.
Avevo lo Studio lì vicino e comprando le sigarette e me lo sono visto di fronte.
Fino a che ho avuto lo Studio da quelle parti ci sono sempre passato volentieri, poi…
Ma ora, che cavolo è successo?
Enzo Vella

cau ha detto...

Le persone sono persone ma anche "cose" che richiamano altre persone le quali, a loro volta, riportano in vita altre cose. Gigi non l'ho conosciuto perchè il Carducci e l'Erika li ho frequentati credo 5 o 6 anni dopo ma gli ho subito voluto bene e ricordarlo è stato importante per me ... perchè le persone e anche i momenti non sono tutti uguali, alcuni sono migliori e ci rendono migliori. Un saluto a Gino e a tutti.

Anonimo ha detto...

che bella la storia di enzo! un po' anche questa un lascito di notari
lucapa