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domenica 5 aprile 2009

LA LEGGE SULLE DONNE E LA SVEGLIA AFGANA


Penso che tutti abbiano letto la notizia, data in Europa dal Guardian, sulla legge che riguarda il diritto di famiglia degli sciiti afgani, e firmata da Karzai. Legge indegna indegnissima che avalla la piega peggiore della tradizione e che consente ai mariti di esser i padri padroni delle proprie femmine. Ma nelle reazioni indignate indignatissime a questa legge mi pare siano sfuggiti almeno un paio di elementi.

Il primo è che questa non è una legge talebana o voluta dai talebani. Ma nessuno è sembrato stupirsi del fatto che i “cattivi” stanno dentro al parlamento dell'Afghanistan, eletti coi voti del popolo nell'istituzione da noi ad hoc creata in laboratorio. Sveglia ragazzi: nel parlamento afgano i talebani ci sono già e i signori della guerra dell'Alleanza del Nord sono spesso addirittura peggio dei sodali di mullah Omar. Uno dei futuri candidati alla presidenza, il signore Abdullah Abdullah, è sponsorizzato da Rabbani, a capo di una variegato fronte che si oppone a Karzai, e che è stato il fondatore del primo partito islamista afgano. Quando lui era al potere, i mujaheddin non impiccavano i televisori ma velavano e battevano le loro donne e impiccavano gli oppositori, i comunisti, i laici e quelli che appartenevano ad un'altra etnia. Discende da ciò che se è accettabile che in parlamento ci stia questa bella feccia non si vede perché non si possa negoziare coi talebani. Sveglia due, cari ragazzi: adesso lo ha detto anche Obama che si può negoziare coi “cattivi”. E ci voleva molto visto che l'altra metà dei cattivi bivacca i suoi manipoli nel parlamento di Kabul?

Il secondo elemento. La notizia non è stata scoperta dal Guardian, che ha solo riportato gli appunti mossi al testo di legge dall'Onu: le Nazioni unite, quell'ente inutile che a tutti appare una foglia di fico della sacrosanta operazione militare (e in parte lo è). Sveglia tre ragazzi: le Nazioni unite, le vituperate Ong internazionali e locali e qualche commissione governativa (come quella sui diritti umani) sono l'unico vero baluardo contro l'avanzata dell'aspetto più deteriore della società afgana. Vi immaginate la Nato che vi racconta delle leggi sulle donne? Ma le nazioni Unite le abbiamo abbandonate, le Ong cerchiamo di cacciarle, le commissioni per i diritti umani importano assai poco a Banca mondiale e Fondo monetario, i veri strateghi che comandano lo sviluppo dell'Afghanistan improntato a un liberismo sfrenato e dove l'aspetto di genere sembra più una necessità di politicamente corretto che non l'applicazione tout court della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. E infatti la legge in oggetto, non è un problema di donne, ma di genere umano, esseri viventi. Ma di questi ultimi, poco importanti ai signori della guerra alle linee guida del piano nazionale di sviluppo.
La legge, datemi retta, non passerà. Quello di Kabul è un governo sotto schiaffo e se gli tagli gli stipendi tutti piegano la testa. Ma, anche senza legge, chi picchia la sua donna continuerà a farlo perché la testa degli afgani non si cambia a colpi di leggi e leggine. Trasformazioni profonde richiedono tempi lunghi e soprattutto pacifici.

Il primo problema di quel paese non sono le leggi contro le donne ma la guerra che da trent'anni annichilisce le coscienze e vita agli esseri viventi – le donne, gli uomini, i minori, gli anziani – e impedisce loro, ostaggio del conflitto e dei suoi signori, di condurre una vita dignitosa.

2 commenti:

Kush ha detto...

Di sicuro la testa dei Talebani non si cambia a colpi di leggi e leggine. Ma allora cosa può fare la comunità internazionale? Non c'è il pericolo che il prezzo del mercanteggiare una stabilità della regione con i taliban sia proprio la pelle dgli afgani, e il loro tanto agognato diritto di vivere serenamente?

MilleOrienti ha detto...

Caro Manulo, condivido in pieno la tu analisi. Al punto che ti ho citato sul nuovo post deicato all'Afghanistan su MilleOrienti. E naturalmente mi farebbe piacere che tu, l'esperto in materia, lasciassi un tuo contributo sulla questione.
ciao