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mercoledì 20 giugno 2018

Confesso: anch'io sono rom


Cesare Lombroso: "Rivoluzionari
 e criminali politici, matti e folli"
Al prossimo censimento mi dichiarerò rom. E’ il mio piccolo gesto di resistenza civile a una possibile lista nera che si aggiunga alla schedatura di questo popolo già presente in tutti 
i commissariati e prefetture di Italia. Ma anche per dire che non so da dove vengo. Un modo per rompere i confini di un’identità che mi va stretta

Ho fatto questo ragionamento in macchina sull’autostrada Milano Bologna mentre andavo, ieri, a presentare il libro “Sconfinate” con Giuliano Battiston e Pierluigi Musarò – coautori di un volume sui confini – nel contesto di Atlas of transition, un progetto il cui titolo è inequivocabile e dove le parole di Salvini sono arrivate come l’ennesima bomba del nuovo governo. Una “sparata” oscura e che prefigura una sorta di lista di proscrizione per i rom. In fondo – ho pensato – se mi dichiarassi rom anch’io, starei dicendo il falso? E chi lo sa?

Quel che è certo è le mie origini sono “nomadiche”, che quel che era la mia famiglia di origine si è spostata, chissà da dove, chissà per quanto, fino ad arrivare in Piemonte dove i Giordana contano 298 delle oltre 340 famiglie presenti in Italia: stanno in Piemonte tra le province di Cuneo e Torino. Al netto di sposalizi, migrazioni, spostamenti e considerato che Giordana è un cognome poco diffuso, questa cosa mi fa pensare che in origine fossimo un piccolo nucleo di migranti arabi – dalla valle del Giordano – che per qualche motivo (sfuggire a una guerra o a una persecuzione etnico-areligiosa o semplicemente per trovar lavoro) avevano scelto una qualche località verso Cuneo. Quanto durò quella migrazione? Quando avvenne? Quanto fummo obbligati a integrarci e quanto lo scegliemmo?