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venerdì 3 ottobre 2025
Asia criminale al Festival di Internazionale a Ferrara domenica 5 ottobre
mercoledì 18 maggio 2022
Verso un anno di governo talebano. Il 3 giugno a Roma EireneFest
Verso un anno di governo talebano
Libreria GiufàCosa è cambiato in Afghanistan dopo la fine della guerra nell'agosto scorso?
Giuliano Battiston, Elisa Giunchi ed Emanuele Giordana, membri dall’associazione Afgana (Trento), hanno pubblicato diversi libri sull’Afghanistan che seguono quotidianamente: Giuliano ed Emanuele come giornalisti ed Elisa Giunchi come docente e ricercatrice universitaria. Per la sezione cultura della non violenza vorremmo ripercorrere con Giunchi le tappe dello stereotipo pashtun per poi tornare ai giorni nostri con una disamina del movimento talebano. Con Giuliano gli ultimi aggiornamento dal Paese. Con Emanuele una riflessione su una guerra inutile
Incontro attraversato da una valutazione su cosa abbia significato la fine di una guerra quarantennale, dall’occupazione sovietica ad oggi e cosa sia il nuovo regime talebano.
– Elisa. Giunchi, IL PASHTUN ARMATO – La diffusione delle armi da fuoco in afghanistan e il declino dell’Impero Britannico (1880-1914), Mondadori
2021. Armi e stereotipi coloniali e non sulla comunità pashtun.
– E. Giordana (a cura di), LA GRANDE ILLUSIONE – L’Afghanistan in guerra dal 1979, Rosenberg&Sellier 2019, che ha come filo conduttore la miseria di una guerra durata 40 anni e la dimostrazione di come un conflitto non sia mai una soluzione.
– I TALEBANI, Luni Editrice, 2021, postfazione di Battiston e Giordana. L’aggiornamento a oggi (nella lunga postfazione) di un libro scritto da Bensi nel 2001 sui primi Talebani.
Tutto il programma del Festival
sabato 30 novembre 2019
La Grande Illusione afgana: presentazione a Roma il 5 dicembre
Eur Sala Nettuno viale Asia 44
organizzato da Afgana / Rosenberg &Sellier / Lettera22 / Atlante delle guerre e dei conflitti
Festival di Roma Più Libri più liberi
la presentazione nazionale de
La Grande Illusione
L’ Afghanistan in guerra da 40 anni
Rosenberg&Sellier 2019
a cura di Emanuele Giordana
12,50 eu pp 150
Saggi di: Affatato, Battiston, Carati, De Maio, Foschini, Giordana, Giunchi, Giustozzi, Sulmoni, Recchia, Sergi, Shiri e un saluto della principessa Soraya. Prefazione di Gianni Rufini, direttore di Amnesty Italia
Iniziata con l’invasione sovietica, l’ultima guerra afgana compie quarant’anni con attori diversi ma sempre con le stesse vittime: i civili. Una lunga guerra della quale Usa e alleati – tra cui l’Italia - sono tra i maggiori responsabili anche per per l’ennesima grande illusione: diritti, lavoro, dignità, uguaglianza. A diciotto anni dall’ultima fase del conflitto iniziato nel 2001, il disastroso bilancio è anche il manifesto di come si possa utilizzare la bandiera dei diritti per violarli ripetutamente. I saggi scritti da autorevoli osservatori delle vicende afgane disegnano illusioni e sofferenza, le responsabilità di guerriglia, governo e alleati stranieri, i giochi degli attori regionali e lo spregiudicato uso di una propaganda cui non credono più nemmeno i suoi inventori. Una fotografia in bianco e nero dove il nero trionfa. Un atto d’accusa che, pur riconoscendo la buona fede di molti, mette il dito nella piaga della malafede tipica di ogni conflitto.
Verso la fine del 1979 l’Unione Sovietica, inizialmente riluttante a inviare truppe in Afghanistan, invadeva il Paese dell’Hindukush con 80mila uomini e 1800 carri armati. Iniziava una guerra di logoramento durata dieci anni che alla fine fece decidere al Cremlino il ritiro. Ultimo conflitto della “Guerra Fredda” e terreno di scontro tra sovietici e americani, la campagna afgana era costata a Mosca 30mila morti e oltre 50mila feriti. Fu il colpo decisivo all’implosione dell’Urss. Ma agli afgani la guerra era costata molto di più: morte, distruzione, degrado e povertà. Finita una guerra però ne iniziavano altre: tra i mujahedin e il governo, quella interna alla guerriglia, quella poi condotta dai Talebani. Anche queste però erano solo l’anticipo di un conflitto ancora più lungo e non ancora concluso, iniziato con una nuova occupazione militare guidata dagli Stati Uniti e dagli alleati della Nato. La guerra infinita, che nel 2019 compie quarant’anni, segna uno dei più lunghi conflitti della Storia con il suo corollario di vittime civili e militari, distruzioni, miseria, illusioni e dolore a fronte di promesse non mantenute, di una ricostruzione incompiuta e di un fallimento delle speranze riposte dagli afgani in un intervento che, anziché essere risolutivo, si è manifestato come un ennesimo capitolo dell’epopea del “Grande Gioco”, iniziata nell’Ottocento tra Regno unito e Russia zarista. Tassello geopolitico ineludibile, schiacciato dalle mire egemoniche di Paesi vicini e lontani, l’Afghanistan è un caso emblematico di come un Paese di montagne e deserti, povero di risorse energetiche e naturali, possa diventare il teatro di un incubo spaventoso e apparentemente senza fine in cui da quarant’anni si agita il fantasma quotidiano della guerra.
I saggi di questo volume disegnano la storia recente del Paese e del suo ultimo conflitto. Le promesse e le speranze ma anche il cinismo e le ambizioni, gli errori umani e i calcoli politici. Con un solo grande protagonista da sempre utilizzato solo come comparsa: la sua popolazione civile. Inascoltata, repressa, ignorata.
mercoledì 20 giugno 2018
Confesso: anch'io sono rom
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| Cesare Lombroso: "Rivoluzionari e criminali politici, matti e folli" |
Ho fatto questo ragionamento in macchina sull’autostrada Milano Bologna mentre andavo, ieri, a presentare il libro “Sconfinate” con Giuliano Battiston e Pierluigi Musarò – coautori di un volume sui confini – nel contesto di Atlas of transition, un progetto il cui titolo è inequivocabile e dove le parole di Salvini sono arrivate come l’ennesima bomba del nuovo governo. Una “sparata” oscura e che prefigura una sorta di lista di proscrizione per i rom. In fondo – ho pensato – se mi dichiarassi rom anch’io, starei dicendo il falso? E chi lo sa?
Quel che è certo è le mie origini sono “nomadiche”, che quel che era la mia famiglia di origine si è spostata, chissà da dove, chissà per quanto, fino ad arrivare in Piemonte dove i Giordana contano 298 delle oltre 340 famiglie presenti in Italia: stanno in Piemonte tra le province di Cuneo e Torino. Al netto di sposalizi, migrazioni, spostamenti e considerato che Giordana è un cognome poco diffuso, questa cosa mi fa pensare che in origine fossimo un piccolo nucleo di migranti arabi – dalla valle del Giordano – che per qualche motivo (sfuggire a una guerra o a una persecuzione etnico-areligiosa o semplicemente per trovar lavoro) avevano scelto una qualche località verso Cuneo. Quanto durò quella migrazione? Quando avvenne? Quanto fummo obbligati a integrarci e quanto lo scegliemmo?
lunedì 18 febbraio 2013
IL CONTENZIOSO SULLA DIREZIONE DI "TERRA"
(AGI) - Roma, 18 feb. - Il contenzioso sul mensile ecologista 'Terra', che va avanti da anni e a cui si e' aggiunta la vicenda dei due direttori (di cui uno, Emanuele Giordana, scalzato dall'editore senza essere mai stato ufficialmente dimissionato) si risolvera' presto. Ad assicurarlo e' il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che pur ribadendo la "distanza tra Verdi e gestione-amministrazione" del giornale organo della Federazione, ha garantito un suo "impegno personale" per arrivare a una prossima soluzione. "Tutti i problemi nascono dal fatto che da anni i contributi pubblici, seppur ridimensionati dai tagli all'editoria, non arrivano - ha spiegato Bonelli - e c'e' una totale assenza di garanzie. La crisi morde e quello di 'Terrra' e' un percorso a ostacoli purtroppo vissuto ancora oggi da molte realta' editoriali italiane. Il contenzioso con giornalisti e poligrafici va avanti da anni, ed e' ora che sia risolto". (AGI) Gav (Segue)
EDITORIA: BONELLI, CONTENZIOSO SU GIORNALE 'TERRA' SARA' RISOLTO (2)
(AGI) - Roma, 18 feb. - Stesso impegno per la vicenda dei due direttori: "Stimo come professionista Emanuele Giordana e mi faccio carico di trovare una soluzione alla situazione che si e' venuta a creare" con l'editore, le societa' Worksys e Olisistem subentrate nell'editrice Undicidue srl nel 2012. L'obiettivo, ha concluso Bonelli, "e' quello di ristabilire i rapporti con le persone, a cominciare dal punto di vista professionale e lavorativo". "Mi stupisco come i Verdi", commenta Giordana, "garanti "del rapporto tra fondi pubblici e proprieta', abbiano consentito a un editore evidentemente improvvisato di arrivare sino a questo punto, ignorando le continue violazioni delle piu' elementari regole del contratto di lavoro e forse anche della legge sulla stampa se al Tribunale civile di Roma figura ancora il mio nome come responsabile della testata. In attesa che si risolva il contenzioso che mi riguarda - aggiunge - spero che almeno vada in porto quello coi giornalisti di 'Terra', che domani incontreranno l'editore in Tribunale. Un editore che si era impegnato con loro a saldare entro Natale tutto il salario pregresso, impegno non mantenuto". Nei giorni scorsi Giordana, aveva inviato una lettera al segretario della Fnsi Franco Siddi e allo stesso Bonelli, per informarli che l'editore del magazine aveva assunto un nuovo responsabile, gia' al lavoro sulla testata. Il giornalista aveva chiesto al sindacato dei giornalisti e ai Verdi un intervento a tutela della sua figura professionale. (AGI) Gav
Vedi tutta la vicenda sul sito della Fnsi


