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sabato 6 giugno 2015

Liberi otto dei dieci talebani accusati per Malala

Malala. Si riparte da quasi zero
Non c'è smentita alla notizia che il Daily Mirror ha pubblicato il 4 giugno e che ieri è stata ripresa da gran parte della stampa internazionale compresa quella pachistana. Una notizia incredibile che riguarda gli attentatori alla vita di Malala Yousufzai e secondo la quale dei dieci condannati all'ergastolo (25 anni pena massima in Pakistan) otto sarebbero stati liberati segretamente probabilmente  per non dare scandalo.

Per gli otto talebani che, assieme ai due incarcerati, avrebbero ordito l'attacco alla giovane Nobel, le prove non sarebbero state sufficienti e il procuratore che giorni fa aveva dato la notizia dell'ergastolo sarebbe stato mal interpretato dai giornalisti (tenne una conferenza stampa dopo il processo a porte chiuse). Cosa sia davvero successo è difficile da stabilire. Se ne sono accorti i giornalisti del Mirror che sono andati a cercare i condannati per fare loro forse un'intervista. E si sono accorti che otto su dieci erano tornati in libertà.

venerdì 1 maggio 2015

Giustizia per Malala. Ma non per tutti

Sono stati condannati ieri all'ergastolo da un tribunale della valle dello Swat dieci miliziani islamisti che il 9 ottobre del 2012 tentarono di uccidere Malala Yousafzay, la studentessa pachistana che, ferita con due compagne all'uscita di scuola, si è salvata per miracolo sollevando un'ondata di sdegno internazionale che le ha poi fatto avere il Nobel l'anno scorso.

La polizia pachistana aveva arrestato in settembre Bilal, Shaukat, Salman, Zafar Iqbal, Israr-ul-Rehman, Zafar Ali, Irfan, Izharullah, Adnan e Ikram, tutti militanti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (Tttp), i talebani del Pakistan che decisero l'uccisione della giovane quindicenne che simboleggiava il diritto allo studio delle ragazze dopo un ordine di mullah Fazlullah, il controverso e sanguinario comandante del Ttp conosciuto anche come mullah Radio per i suoi proclami radiofonici. Il giudice Amin Kundi del tribunale di Mingore, città natale di Malala, li ha riconosciuti tutti colpevoli dell'attentato (la polizia aveva trovato anche le armi utilizzate) condannandoli alla prigionia più lunga in Pakistan (25 anni).

Sabeen Mahmud. Sopra Malala
Ma se la giustizia fa in parte il suo corso (Fazlullah è tuttora latitante) un sondaggio sul quotidiano Dawn su un recentissimo caso equivalente – l'assassinio dell'attivista Sabeen Mahmud solo pochi giorni fa a Karachi – rivela il grado di sfiducia dei pachistani nel sistema che dovrebbe fare giustizia: quasi l'80% ritiene infatti che Sabeen di giustizia non ne avrà. Raggiunta nella macchina dove viaggiava con la madre all'uscita di un dibattito sulla provincia del Belucistan organizzato da T2F, un centro culturale di cui era l'animatrice, Sabeen è stata giustiziata da due motociclisti venerdi 24 aprile con quattro pallottole sparate in faccia (la madre si è salvata). Le autorità di polizia hanno escluso che si potesse trattare di qualcosa di diverso da un attentato omicida. T2F è una storia di successo a Karachi, città difficile e teatro di violenza politica da anni: organizza mostre, incontri e dibattiti ed è un centro vivace della cultura cittadina. Ma quello di Sabeen non è purtroppo l'unico caso.