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giovedì 15 ottobre 2020

Marcia a Bangkok. La vittoria della piazza e la reazione del governo

  Dopo la proclamazione stamattina dello stato di emergenza, la polizia ha sciolto la manifestazione accampatasi attorno al palazzo presidenziale da ieri pomeriggio quando un vasto corteo di migliaia di tailandesi ha marciato dal monumento alla democrazia nel centro di Bangkok fino alla sede dell’esecutivo chiedendo la testa del premier e una revisione della Costituzione. La polizia, che ha schierato 2mila agenti per evitare nuovi assembramenti, ha arrestato diversi manifestanti tra cui Panusaya “Rung” Sithijirawattanakul, Arnon Numpha, Parit Chiwarak and Prasit Krutharote, i volti più noti della protesta. Il decreto, firmato dal Premier Prayut, vieta riunioni pubbliche di oltre 5 persone e vieta la pubblicazione di “messaggi illegali” sui social media. La svolta di questa mattina è la risposta alla giornata di mercoledi che si è dimostrata un successo per gli organizzatori di una protesta che va avanti ormai da mesi e che, per la prima volta nella storia recente del regno siamese, mette sotto accusa anche la casa reale che la Costituzione privilegia del diritto di punire duramente la lesa maestà. Oggi un piccolo gruppo ha comunque manifestato nelle vie della capitale contro gli arresti (una quarantina).

  La manifestazione, che era prevista ieri alle 2 del pomeriggio di mercoledì è in realtà iniziata in anticipo, alle 8, per protestare contro l’arresto la sera prima di alcuni attivisti....

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In alto, il tragitto della marcia in una ricostruzione del BangkokPost

sabato 9 febbraio 2019

La fine della favola della principessa e il generale (aggiornato)

E' molto a rischio la designazione di Ubolratana a premier della Thailandia nelle prossime elezioni del 24 marzo: venerdi in tarda serata infatti, suo fratello Maha Vajiralongkorn - il re della Thailandia - ha bollato come "inappropriata" la scelta della sorella maggiore. La decisione di candidarla, in capo al Thai Raksa Chart, un partito che con il  Pheu Thai è considerato un'emanazione della famiglia Shinawatra (in esilio) di cui l'ex principessa Ubolratana è molto amica, ha scatenato un vero e proprio terremoto politico in Thailandia - sui giornali e nei social - tra i favorevoli e i contrari alla sua candidatura (nell'immagine a dx, Ubolrata in un manifesto elettorale).

 Lei - il cui nemico elettorale è il generale Prayuth Chan-o-cha - si è difesa oggi su Instagram sostenendo che è solo una comune cittadina da quando ha sposato un americano "borghese" cinquant'anni fa rinunciando alle prerogative della real casa. Ma i maligni fanno notare che Ubolratana usufruisce perlomeno di alcuni dei privilegi concessi ai reali. Cosa succederà ora? La signora dal sangue blu vuole andare avanti ma il suo partito - sostenendo di voler rispettare il dettato reale - ha già fatto un passo indietro e ora rischia anche l'esclusione dalle urne se la Commissione elettorale, come il partito dei militari chiede, dovesse ritenerlo colpevole di aver violato la legge. "Ha commesso un suicidio candidando la principessa", scriveva un commentatore sul Bangkok Post.

L'opinione pubblica è spaccata. Ma, soprattutto, il re ha detto la sua. E in un Paese come la Thailandia le parole del re hanno un peso come forse in nessun'altra monarchia al mondo.