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domenica 8 giugno 2008

L'OCCASIONE MANCATA AL VERTICE FAO



Riflessioni a margine della "rivolta" dei sudamericani al summit della Fao

* * *

Al termine della Dichiarazione finale del summit Fao di Roma sull'emergenza alimentare si legge che Argentina, Cuba e Venezuela hanno preparato una loro dichiarazione che “sarà allegata”. Come sappiamo è stata l'opposizione di questi paesi, col sostegno di Nicaragua, Ecuador e Bolivia, a bloccare per alcune ore il summit. Questione di parole si dirà e dunque poco interessante. E' noto che nei consessi internazionali si litiga ore su un termine.
Ma le rimostranze argentine, che contestavano l'impossibilità per un paese di imporre misure restrittive sul proprio export (Buenos Aires produce sette volte più di quel che le serve e dunque si è risentita), dicono qualcosa di più che una semplice battaglia di parole. Al vertice si è creato un vero e proprio controcanto sudamericano, una sorta di cartello che però ancora non sappiamo quanto sia condiviso da altri paesi iberoamericani. Al momento, il documento dei “ribelli” ancora non c'è e dunque possiamo solo far riferimento agli interventi ascoltati. Se dunque tutto partiva da una frase che per gli argentini significava reagire all'imposizione esterna sulla sovranità nazionale nella vendita dei propri cereali, gli interventi dei tre paesi si sono trasformati in una vera e propria condanna della gestione dell'economia agricola da parte del primo mondo. Baires e Caracas dicevano in sostanza che, in un pianeta dominato dall'agrobusiness e dalla speculazione finanziaria delle grandi borse internazionali, i paesi ricchi han sempre fatto il bello e il cattivo tempo fino a ieri mentre ora sposano la liberalizzazione delle merci e l'abbattimento dei dazi che può penalizzare paesi deboli o emergenti. Cuba aggiungeva che non capiva come mai la dichiarazione non prevedesse l'appello al multilateralismo che i cubani avevano sollecitato e che seguiva alla richiesta di infilare una frasetta sull'embargo. In effetti, se togliamo gli occhiali ideologici con cui di solito si guarda all'Avana, la richiesta era legittima. Se l'embargo impedisce a un paese di importare i ricambi dei trattori, come si fa poi a chiedergli di produrre di più? E domandare che il multilateralismo sia un principio condiviso non è forse sensato in un mondo dove, in agricoltura e non solo, ogni paese (forte) è andato finora per i fatti suoi?
Il fronte iberoamericano ha così finito per dire – pur se all'origine delle singole posizioni c'era chiaramente il desiderio di difendere l'interesse nazionale – quello che la dichiarazione non dice e quello per cui tutti - dal Vaticano a Oxam sino al Forum parallelo - hanno criticato il vertice pur con sensibilità diverse. In buona sostanza l'opposizione dei tre paesi latini sosteneva che l'agricoltura mondiale dovrebbe essere governata da regole che mettano a nudo la potenza dell'agrobusiness, i punti oscuri dell'esplosione degli agrocarburanti, la minaccia della speculazione, il problema della protezione della rete dei piccoli contadini che, ovunque nel mondo, è la vera resistenza all'oligopolio dei pomodori coltivati con semi geneticamente modificati che crescono in colture idroponiche, costano di meno e non sanno di nulla. Forse fan persino male alla salute, oltre che alle economie deboli.
L'impressione però è che una battaglia in linea di principio condivisibile si sia trasformata solo in un “baile latino” che ha tenuto in scacco il summit ma che per ora ha partorito un topolino. Anzi manco quello visto che, a due giorni dalla fine del vertice, la dichiarazione fantasma ancora non c'è.

sabato 7 giugno 2008

GIALLO LATINO



Finale con giallo al vertice della Fao sulla fame. Dopo il compromesso nella tarda serata di giovedì che prevedeva che la “Dichiarazione finale”, approvata per acclamazione a larghissima maggioranza, venisse pubblicata solo con la dichiarazione allegata dei paesi “ribelli” (Argentina, Cuba, Venezuela), il segretariato dell'agenzia Onu ha aspettato il documento dei tre paesi sino al pomeriggio di ieri ma ha poi deciso di pubblicare ugualmente sul sito della Fao il solo testo originario senza il documento aggiuntivo dei tre paesi sudamericani che godono comunque di un appoggio più vasto di altre nazioni del continente. Ma alle rispettive ambasciate vige il no comment né la legazione argentina presso La Fao ha voluto rilasciare dichiarazioni. Non c'è accordo sul testo da allegare? I tre stanno cercando un appoggio più vasto? L'intera questione è nata soprattutto su un punto del documento ufficiale e sulla richiesta argentina di tagliarlo. Anche Cuba aveva chiesto che fosse introdotto un riferimento maggiore al multilateralismo. La “protesta” si è così trasformata in un documento politico da allegare al testo della Dichiarazione finale di cui però ancora non c'è traccia

venerdì 6 giugno 2008

BAILE LATINO AL VERTICE FAO



La dichiarazione finale del Vertice Onu di Roma sulla crisi alimentare sembra arenarsi su una parola e sull'opposizione di un fronte principalmente sudamericano guidato da Argentina, Venezuela e Cuba e appoggiato da Nicaragua, Ecuador e Bolivia.. La parola si riferisce a un comma della dichiarazione finale che irrita non solo Buenos Aires. Ma alla fine si arriva a un compromesso per cui all'approvazione della dichiarazione di Roma, che quel termine contiene, ne verrà allegata una integrativa molto critica E argomentata firmata dai contrari. Ma al di la' della battaglia su quel termine, che ha spaccato il summit, la dichiarazione finale scontenta un po' tutti e dice poco su come governare l'emergenza e il futuro dell'economia agricola del pianeta. Ci si e' arrivati con un lungo negoziato di tre settimane, una battaglia nelle ultime ore e un documento ridotto nei capitoli quanto nel succo politico. Nessuno ne esce vincitore e alla fine il summit, che rischiava di chiudersi con un nulla di fatto, riesce solo a dire qualcosa, a raccogliere fondi per l'emergenza e ad affidare a una task force dell'Onu la gestione di un da farsi molto vago e che comunque non tocca i grandi nodi del business agroalimentare, della speculazione finanziaria, del dilemma degli agrocarburanti o di nuove forme di protezione delle reti contadine. L'unico risultato e' che, pur tra mille difficoltà, del problema si e' discusso e lo si e' fatto in un forum multilaterale. Molto poco. E in un futuro incerto per quel miliardo di persone che hanno fame senza sapere a chi dare la colpa.... Leggi tutto su Lettera22

martedì 3 giugno 2008

FAME/FAO, VISTI DA UN'ALTRA ANGOLAZIONE



Non piace agli attivisti dell'Ipc, il network globale della società civile e dei movimenti contadini, la “task force” che Ban Ki-moon ha organizzato per risolvere i problemi della fame. Per loro, riuniti a Roma al Forum internazionale parallelo Terra Preta alla vigilia del summit della Fao, il problema della “sicurezza alimentare” non si declina distribuendo qualche aiuto qui e là con una logica assistenziale che non arriva ai nodi del problema e, soprattutto, che non ne fa uscire le responsabilità.
Pensano di assaltare il Palazzo d'Inverno, nello specifico il palazzone littorio dell'Agenzia per l'agricoltura e il cibo dell'Onu, con un documento. Che ribadisca un paio di concetti e proponga qualcosa di nuovo. Nessuna task force ma una “nuova commissione Bruntland”, come la definisce Antonio Onorati, della Ong Crocevia, una delle colonne italiane della battaglia sulla sovranità alimentare. La Commissione Bruntland su ambiente e sviluppo prendeva il nome dalla combattiva Gro Harlem Bruntland, socialista di ferro e già premier norvegese, e fu forse il primo passo avanti – era il 1983 - nel riconoscere che ambiente e risorse erano un problema globale che riguardava tutti e di cui bisognava assumersi le responsabilità....

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