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giovedì 20 giugno 2024

Una call per reportage con tema "Uguaglianza" per celebrare la Scuola di giornalismo Basso




la Scuola di giornalismo Lelio Basso compie 20 anni. Un'Open Call per festeggiarlo: la lettera della direttrice Marina Forti


Care e cari
nel 2025 la Scuola di giornalismo Lelio Basso compie 20 anni. Per celebrare questo anniversario stiamo lavorando a un libro che racconti la storia scritta in questi anni in via della Dogana Vecchia, 5. Non solo, crediamo che il risultato più importante del nostro lavoro sia stato aiutare centinaia di persone ad affacciarsi nel mondo del lavoro giornalistico e a consolidare le proprie capacità. Pertanto è a voi, ex studentesse e studenti della Scuola Basso, che chiediamo di scrivere il prossimo capitolo. In particolare, vi chiediamo di realizzare 8 reportage o inchieste originali, sul tema dell'uguaglianza.
Marina Forti
Direttrice della Scuola di giornalismo Lelio Basso
Per tutti i dettagli: scuolagiornalismoleliobasso.it
Per informazioni e invio candidature: info@scuolagiornalismoleliobasso.it

vedi anche Facebook

venerdì 15 settembre 2023

Scuola di Giornalismo alla Basso. Aperte le iscrizioni


E' tanto che non scrivo sul blog ma questa volta è di rigore: ricomincia la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso (a Roma, in presenza) in cui sono onorato di insegnare con Palo Affatato "tecniche di scrittura" ossia come si confeziona un articolo, una news analysis, una scheda, una presentazione, una recensione e così via (che le forme di un articolo sono almeno una decina). Il 19 c'è l'Open day per chi vuole saperne di più






900 ore di lezione sulle tecniche e gli strumenti del giornalismo e 300 ore di tirocinio nelle più importanti testate italiane. Ci sono ancora pochi giorni per iscriversi al corso 2023/2024 della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Ogni anno vediamo uscire dopo nove mesi giornalisti fatti e formati che poco dopo entrano a lavorare nelle redazioni dei grandi giornali con un approccio volto all'approfondimento e all'inchiesta e con in mano strumenti che molti colleghi più anziani non conoscono neppure di nome.
Passate parola, ci vediamo martedì all'ultimo open day.

Qui il bando

venerdì 25 marzo 2016

La fine del Tibet nel 1959 (wikiradio)

Bandiera tibetana utilizzata dall'esilio
Nel marzo del 2008 è tutto pronto. A Lhasa, capitale del Tibet, nei piccoli
villaggi sparsi sul Tetto del Mondo, in Nepal dove vivono migliaia di esuli tibetani e a Dharamsala, la città dell'India settentrionale dove, dal 1959, vive il Dalai Lama e ha sede il governo tibetano in esilio. Nel marzo del 2008, tutto è pronto proprio per ricordare quel 1959 che ha segnato la fine dell'indipendenza tibetana. Tutto è pronto per ricordare il dramma di chi si è opposto all'occupazione militare della Cina che ha occupato la regione nel 1950 e che, nel giro di due settimane, chiuderà definitivamente il caso Tibet, sciogliendone il governo e assumendo il totale controllo di quella che ormai si appresta a diventare Cina a tutti gli effetti. Il suo territorio viene frazionato dai cinesi tra le province del Qinghai, del Gansu, del Sichuan e dello Yunnan mentre ciò che resta diventa nel 1964 la Regione Autonoma del Tibet, una provincia della Cina a statuto speciale. Nel 2008 però c'è ancora chi non vuole dimenticare: chi è pronto persino a una marcia su Lhasa. E' un gruppo di monaci che parte da Dharamsala e che conta di arrivare nella capitale tibetana nel momento in cui a Pechino cominceranno le Olimpiadi. L'occasione è ghiotta. Gli occhi del mondo sono puntati su Pechino. E' il momento di ricordare cosa è successo nel marzo del 1959, in quelle due settimane maledette tra il 17 e il 28, quando la Cina si è mangiata il Tibet e il Dalai Lama è dovuto fuggire in India.

E' una storia che finisce male. Che sembra ripercorrere, nel sangue e nel dolore, quel marzo del 1959.