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venerdì 1 agosto 2014

Tsahal in Sardegna, scoppia la polemica

Un velivolo F16
Dura presa di posizione delle reti pacifiste e per il disarmo, interrogazioni parlamentari di Sel e M5S e una lettera aperta alla ministro della Difesa perché sospenda le esercitazioni militari congiunte Italia-Israele che da ieri sono al centro di una polemica che sta montando in diverse parti d'Italia, dove ai presidi per il soccorso a Gaza e contro la guerra nella Striscia si aggiunge ora un capitolo tutto nazionale.

Roberta Pinotti, ministro
della Difesa
Sono gli effetti di una vicenda – di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa - che ha lasciato di stucco chi ha avuto in mano il "Programma per il secondo semestre 2014", un documento preparato dai vertici militari in cui si dà conto delle attività che si svolgeranno in Sardegna a partire dal 21 di settembre. Quasi nascosto tra mille notizie e informazioni, un capitoletto riguarda le esercitazioni a Capo Frasca, punta occidentale della Sardegna, dove è previsto che piloti israeliani volino con caccia F15 e F16 (gli stessi in azione a Gaza) assieme ad altri aerei d'attacco (Tornado, Amx, Mirage) sia italiani sia di altri Paesi alleati. Non si limiteranno al sorvolo ma sganceranno “artifizi” (come si chiamano in gergo), ossia bombe che vanno dai 6 chili ai 500 kg sino a una tonnellata di peso, stando almeno a quanto è stato sparato nella passata stagione. La notizia ha scatenato prima l'ira degli indipendentisti sardi, che hanno chiesto lumi alla Regione, ma poi è rapidamente circolata tra le reti pacifiste.

mercoledì 16 aprile 2014

Tre modi (anzi quattro) di dire (fare) Pace


Uno. Questi baldi signori con la maglietta gialla e la bici vengono dai Paesi scandinavi...in bicicletta, appunto. Fanno parte di un'associazione - Bike for Peace - che, appoggiandosi a organizzazioni pacifiste in giro per il mondo, incontrano cittadini, sindaci e parlamentari col loro messaggio di pace. E' successo qualche giorno fa a Roma ed eccoli qui con alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle davanti a Montecitorio, accompagnati da Lisa Clark (Beati i costruttori di pace e Afgana). Anche altri parlamentari del Pd e di Sel si sono affacciati (in aula si stava vootando il che in parte giustifica gli assenti).  Un modo di dire Pace anche questo. Pedalando  

venerdì 12 aprile 2013

QUELLA TIMIDEZZA SULLE SCELTE DI PACE

La mozione sull'Afghanistan del Movimento 5 stelle non è una semplice fuga in avanti per parlare alla pancia del Paese come già fece la Lega col suo “tutti a casa” che voleva riportare in patria i “nostri ragazzi” in Afghanistan. Il gruppo di parlamentari che ci ha lavorato alla Camera ha articolato una proposta che guarda oltre il 2014 e che, se vuole i soldati a casa, non vuole nemmeno dimenticare l'Hindukush. Il merito è di aver voluto gettare il sasso nello stagno, una palude per la verità visto che un dibattito parlamentare vero e proprio su quel che stiamo facendo laggiù si è affacciato, nelle passate legislature, solo con qualche timido emendamento durante il voto sulle missioni all'estero. Poi silenzio, compreso quello (fatta eccezione per l'Idv) sulle bombe che continuiamo a sganciare nell'Ovest afgano almeno dall'estate scorsa, come ammise candidamente il ministro Di Paola.

Per il momento quella del M5S è l'unica posizione degna di nota su una guerra ultradecennale, evidentemente persa e in cerca di una via d'uscita che meriterebbe un po' più di attenzione e trasparenza: quando e come il ritiro, con che tempi, con che spese. Soprattutto decidere se investire finalmente nel civile, non più nel militare. Per ora Sel a una mozione sta lavorando ma c'è chi teme che sia la difficile convivenza col Pd su certi temi a mettere il freno alla sinistra dello schieramento. Almeno è quanto qualcuno ha malignato mercoledi dopo aver letto la mozione contro l'acquisto degli F-35 preparata da Sel che, a fondo pagina, fa sua la richiesta di “sospensione” e non di “cancellazione” della partecipazione italiana alla realizzazione dei mortali e costosi caccia bombardieri. Un refuso o l'ammorbidimento di una posizione? Nondimeno nel Pd c'è chi ci starebbe a essere più tranchant sugli F-35 o sull'Afghanistan, cui siamo legati dal patto con la Nato. E poiché è già certo che nel 2014 la missione Isaf finirà, la strada per una svolta decisa sembrerebbe in discesa.

La buona notizia è che di queste cose si è discusso a un forum sugli F-35 convocato proprio da Sel (Giulio Marcon ex Sbilanciamoci!) per fare il punto coi promotori della campagna (Rete Disarmo, Tavola della pace e appunto Sbilanciamoci!). Partecipazione alta di decine di sigle dei movimenti e di moltissimi deputati, soprattutto di Sel e M5S ma anche del Pd. Ne è nata l'idea, lanciata da Marcon, di un intergruppo parlamentare che lavori sui temi del disarmo, della pace e di un nuovo modello di difesa. Quale miglior occasione per pensare a un fronte comune che vada oltre gli slogan e trasformi le campagne sul disarmo in leggi dello Stato. Superando le timidezze.

Questo commento è apparso oggi su il manifesto

giovedì 11 aprile 2013

AFGHANISTAN, (BELLA) SORPRESA 5 STELLE

Battendo tutti i loro colleghi sul tempo, i parlamentari della Camera del Movimento5Stelle hanno preparato in gran fretta la loro prima mozione. E con grande (e piacevole) sorpresa di questo blog e, credo, di quanti hanno a cuore quel (con)dannato Paese, la prima mozione è dedicata all'Afghanistan.



Per quel che abbiamo potuto sapere la cosa è ben architettata, pensata e rigirata. Chi pensasse a un semplice e di pancia “Via le truppe dall'Afghanistan!” (come lo intendeva la Lega) rimarrà deluso. C'è un tentativo di analisi e una preoccupazione per il dopo 2014. E la scelta di puntare su quella guerra ormai archiviata come primo atto politico, bhe, a noi pare davvero una decisione encomiabile. La sottoscriveranno questa mozione gli altri gruppi? Avranno voglia di condividerla o faranno finta di nulla? Proporranno altre cose su una materia mai affrontata fino in fondo e in modo trasversale (le bombe, il reinvestimento della spesa militare....)?

A me pare un ottimo terreno di incontro e discussione. Distanti certo su altre cose, a mio avviso, Pd Sel e M5S potrebbero accordarsi per suggerire in futuro proprio una mozione congiunta. Ciò darebbe forza al quel possibile intergruppo parlamentare che è (forse) nato ieri su impulso di Giulio Marcon che ha convocato una riunione con le reti che hanno sostenuto la battaglia contro gli F-35 cui hanno partecipato associazioni e parlamentari, questi ultimi molto numerosi (di Sel, Pd e Cinque Stelle). Caro, vecchio Afghanistan, qualcuno si ricorda di te e non intende sacrificarti sull'altare dell'oblio e della realpolitk del taglio ministeriale per mancanza di fondi (che ovviamente si possono prelevare dal risparmio sulla spesa militare....)

domenica 3 marzo 2013

GRILLO, BERSANI E LE BOMBE DEL GULISTAN

Ho notato con grande soddisfazione che aver postato la foto di un bombardamento italiano di due giorni fa nel Gulistan ha suscitato tantissime reazioni (la ripubblico ingrandita perché è la prima che vedo: mi è stata gentilmente veicolata dall'Aeronautica) segno forse che l'abitudine alla guerra non ha toccato tutti i cuori e le coscienze del mio Paese. Un Paese che, senza nemmeno un decente passaggio parlamentare, ha deciso l'estate scorsa, per scelta del ministro tecnico Di Paola, di armare i nostri caccia in Afghanistan, fino ad allora impegnati in sole azioni ricognitive. La notizia all'epoca di reazioni ne suscitò davvero pochine. Ci fu solo l'Idv a prendere posizione con un'interrogazione parlamentare da cui uscì una conferma: ebbene si, siamo cresciuti, bombardiamo anche noi. Quante volte e con che effetti non è dato sapere. Importante era che ci si abituasse all'idea. Passata sotto silenzio dai maggiori partiti dell'Italia repubblicana, dal Pd al Pdl.

Mi ha scritto un sostenitori del M5S per dirmi che Grillo sulla guerra ha le idee chiare. Ma aihmé anche Beppe Grillo ha passato quelle bombe sotto silenzio. Si certo, sin dal 2002 se non erro ha detto che quella guerra era sbagliata e che bisognava riportare a casa i nostri. Sufficiente? Penso di no. Una posizione simile l'hanno avuta in tanti, articolandola in modi diversi, dall'Idv a Sel, passando per la Lega Nord che, pur essendo al governo, parlò alla pancia del popolino: via dalla guerra, tutti a casa.

Riportare i soldati a casa ormai è solo questione di tempo (entro il 2014 Nato dixit) anche se per ora non si sa con che tempi e con che modi, una delega in bianco lasciata a Di Paola, che decida con comodo. Nessuno, se non uno sparutissimo gruppo di parlamentari (dell'Idv) gli ha mai fatto le pulci. Nessuno, a iniziare dal Pd, ha chiesto chiarezza. Nessuno ha parlato del futuro. Che faremo dopo? E l'Afghanistan lo lasciamo così? E di quelli che temono la guerra civile che facciamo? Diamo loro asilo politico quando saremo tutti tornati a casa? Che facciano pure domanda da Patrasso, dove di solito arrivano a piedi, a un Paese che in materia è piuttosto sordastro.

So di affrontare un argomento così scomodo e negletto da diventare fastidioso. C'è chi ha detto che il pacifismo è roba d'altri tempi. Ma qui non è questione di essere solo pacifisti. Mentre infuria la polemica sul governo, gli Amx partono dalle loro basi e sparano. Non è solo che questo ci costa caro, è che dall'aria si commettono errori da cui troppo spesso non si torna più indietro. Ogni giorno di non governo è un missile in più. Ogni giorno passato a prendere le misure anche. E poi vedremo quando chi andrà a Montecitorio prenderà in mano la matassa. Comincino a dire che gli Amx devono restare a terra. Li facciano tornare a casa prima dei soldati. Spendano una parola sulla guerra più odiosa, quella dall'aria. Chi avrà il coraggio di farlo si prenderà il mio voto. Sono disposto a sacrificare l'ideologia se si salva anche solo una vita umana. Anche se è così lontana che la sua morte non fa rumore. Come le bombe nel Gulistan.