Per Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e de facto premier birmana, quello di ieri è stato forse uno dei suoi giorni peggiori. Ieri infatti le hanno chiuso la porta in faccia un primo ministro, un Alto commissariato Onu e Amnesty International. Proprio la più famosa organizzazione di difesa dei diritti umani e della libertà di espressione – che per anni ha battagliato per farla uscire dagli arresti domiciliari – ha deciso di revocarle il premio “Ambasciatore della coscienza”, conferitole nel 2009. Un quarto schiaffo è arrivato oggi dal vice presidente americano Mike Pence che le ha detto, a margine del summit internazionale in corso a Singapore, che la sua condotta sulla questione rohingya "non è scusabile". Pence ha chiesto anche che i due giornalisti della Reuters vengano perdonati.Visualizzazioni ultimo mese
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mercoledì 14 novembre 2018
Aung San Suu Kyi sempre più isolata (aggiornato)
Per Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e de facto premier birmana, quello di ieri è stato forse uno dei suoi giorni peggiori. Ieri infatti le hanno chiuso la porta in faccia un primo ministro, un Alto commissariato Onu e Amnesty International. Proprio la più famosa organizzazione di difesa dei diritti umani e della libertà di espressione – che per anni ha battagliato per farla uscire dagli arresti domiciliari – ha deciso di revocarle il premio “Ambasciatore della coscienza”, conferitole nel 2009. Un quarto schiaffo è arrivato oggi dal vice presidente americano Mike Pence che le ha detto, a margine del summit internazionale in corso a Singapore, che la sua condotta sulla questione rohingya "non è scusabile". Pence ha chiesto anche che i due giornalisti della Reuters vengano perdonati.
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