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sabato 5 dicembre 2015

Dead or Alive: Rasul vs Mansur e il giallo del capo talebano

 Il logo dell'emirato islamico d'Afghanistan
Ancora non è chiaro cosa sia successo  a Quetta o dintorni, in Pakistan. Ma i rumors che da qualche giorno circondano la possibile morte o  il ferimento di mullah Mansur (Mansoor o Mansour se preferite) - il successore assai contestato di mullah Omar - stanno facendo il giro dei media  afgani e internazionali (qui sotto un reportage della tv afgana). Nello scontro tra talebani  (in una riunione, in un agguato?) avvenuto nelle vicinanze o nella stessa Quetta (una delle possibili residenze dei capi talebani e sede della omonima shura), Mansur sarebbe dunque stato ferito gravemente (così sostiene un twitter del capo dell'esecutivo afgano Abdullah) se non addirittura ucciso.

Conferme non ce ne sono e c'è da registrare la smentita della shura di Quetta ma è anche vero che al momento non c'è alcuna dichiarazione, scritta o audio video, dal capo talebano, eletto con difficoltà questa estate dopo l'annuncio della morte di mullah Omar. A quanto sembra di capire ci sarebbe stato uno scontro tra fazioni:  tra la sua è quella di mullah Mohammad Rasul (Rassoul se preferite) Noorzay al cui fianco sono schierate vecchie conoscenze come mullah Mansur Dadullah  (qualche giorno fa si era diffusa la notizia anche della sua morte),  fratello del vecchio comandante Dadullah (quello che sequestrò Daniele Mastrogiacomo)  ucciso anni fa forse da un raid Nato, forse da un agguato dei suoi stessi colleghi in turbante.

domenica 16 giugno 2013

IL TERRIBILE CONTAGIO STRAGISTA

Quando si dice “pachistanizzazione” (o irachizzazione) della guerra afgana...Prendete l'orribile strage di ieri a Quetta, rivendicata da Lashkar-i-Jhangvi (gruppo radicale di vecchia data, ora filoqaedista e filo talebano ma con uno spiccato focus anti sciita. E' stato messo al bando ai tempi di Musharraf. Il gruppo tentò di assassinare Nawaz Sharif). In Pakistan c'è una lunga scia di sangue stragista ma da un paio d'anni le cose stanno precipitando con un'ottica a “colpire nel mucchio”. Il Sardar Bahadur Khan Women's University di Quetta ad esempio (nella foto) non mi risulta che sia un'università sciita o comunque confessionale: E peraltro mettere una bomba su un minibus di laurende mi pare non faccia senso comune se non quello di procurare uno stato di terrore esteso tra la popolazione civile (continuato ieri con l'assalto all'ospedale vicino). Ma questa tendenza si va lentamente diffondendo anche in Afghanistan, rendendo quella guerra,se mai ce ne fosse bisogno, ancora più sporca (di sangue innocente). C'è una vena di pura follia nella guerra e in chi ne fa un mestiere, ma queste cose non accadono mai per caso. In Pakistan c'è una guerra in corso (non ufficializzata) che usa modalità ben peggiori di quella afgana. Ma il contagio su quella porosa frontiera tende a diffondersi rapidamente

martedì 19 febbraio 2013

MAXI RETATA NEL BELUCISTAN PACHISTANO

C'è anche un ex ministro provinciale nella maxi retata che polizia e Frontier Corps, le forze paramilitari pachistane per le questioni delle aree tribali, hanno messo in atto dopo le massicce proteste seguite alla strage di sabato nel mercato di Quetta (89 persone ma più di 200 dall'inizio dell'anno). Centosettanta arresti tra cui, dice la polizia, anche uno degli architetti della strage che ha perpetrato l'ennesimo massacro tra la comunità sciita pachistana della città beluci. E'il primo effetto della vasta mobilitazione sia degli sciiti di Quetta sia degli sciiti pachistani (circa il 20% dei musulmani del Paese). Manifestazioni si sono svolte in tutto il Pakistan ma vi hanno partecipato, dice la stampa locale, anche non sciiti, in una nuova importante manifestazione di solidarietà della società civile pachistana.

Ma la protesta non si ferma e gli hazara di Quetta si rifiutano di smettere il lpro sit-in.

lunedì 18 febbraio 2013

STRAGE DI QUETTA: 48 ORE AL GOVERNO PER FAR LUCE

Mentre arriva la notizia che almeno 4 persone sono state uccise a Peshawar in un attacco kamikaze, la comunità sciita di Quetta ha dato ieri 48 ore di tempo al governo per far luce sulla strage del mercato che sabato ha ucciso oltre 80 persone nella città baluci e chiede l'intervento dell'esercito perché prenda in consegna la sicurezza della città.

Su questa crisi un articolo del Dawn cerca di rendere più chiara la confusa cornice che circonda le stragi settarie in Pakidstan e soprattutto nel Belucistan.

sabato 12 gennaio 2013

RABBIA E DOLORE NEL PAESE DEI PURI

Quattro gravi attentati devastano Quetta, la capitale del Belucistan, e Mingora, il capoluogo della valle di Swat. Oltre cento i morti e centinaia i feriti. Nel mirino gli hazara sciiti, il governo di Islamabad, cittadini. La firma è dei gruppi settari e di una frangia del secessionismo beluci. Su tutto l'ombra dei talebani pachistani

Migliaia di persone hanno manifestato ieri nella città meridionale di Quetta, capitale del Belucistan pachistano, chiedendo il pungo di ferro contro l'ennesima strage che giovedi ha colpito la comunità sciita e hazara della provincia. Il bilancio ancora provvisorio del massacro, avvenuto per tre differenti attentati, avrebbe già ucciso 95 persone ma il loro numero potrebbe aumentare. Intanto ieri anche nella Swat Valley, nel Nordest del Paese, un nuovo episodio di violenza ha colpito una piccola comunità religiosa uccidendo oltre venti persone....(segue. Leggi tutto su Lettera22)

a sinistra un'immagine di Ali Jinnah da google

sabato 2 aprile 2011

LA STRAGE A MAZAR E LA NUOVA STRATEGIA DELLA GUERRIGLIA

La dinamica dell'assalto di ieri pomeriggio a Mazar-i-Sharif non è ancora chiara ma la concomitanza di tre manifestazioni in tre diverse città del Paese (e chissà forse anche in qualche centro minore) racconta di un piano probabilmente architettato con l'intento evidente di dare una copertura di massa all'azione del commando: una novità nella tecnica guerrigliera talebana. I talebani non hanno mai cercato coperture di massa e l'azione di ieri indica un cambiamento di strategia e denuncia al contempo una debolezza: la necessità di simulare consenso o di far apparire che le loro azioni ne abbiano tra la popolazione civile. Un tentativo evidentemente smascherato dai numeri e dalle foto che immortalano soprattutto ragazzi giovani (i talebani hanno un certo seguito tra gli studenti universitari). Ma c'è altro.

Il fronte della guerra si è però lentamente spostato nel Nord “pacificato” del Paese ma con tattiche molto diverse rispetto alla guerra nel Sud, la vera roccaforte dei talebani fedeli a mullah Omar e alla Shura di Quetta, il comando dei puri e ala tradizionalista e “territorialista” dei talebani, che privilegiano la guerra di terreno e le mine sul ciglio delle strade (Ied) alle azioni kamikaze , di cui fanno un utilizzo mirato.

Nel Nord invece si spara nel mucchio: la guerriglia è più debole e l'aera è meno sensibile al richiamo talebano. In questa zona la Shura di Quetta ha scarsa influenza. Nel Nord dominano signorotti della guerra e mafie locali e il vecchio Gulbuddin Hekmatyar, un mujaheddin dell'epoca della guerra ai sovietici e che si è prima battuto contro i talebani per poi allearsi, a stagioni alterne, con loro. L'area sconterebbe anche infiltrazioni dal Pakistan di gruppi radicali che sfuggono al controllo della Shura di Quetta e forse dello stesso Hekmatyar e che potrebbero avere legami con i qaedisti o con la famiglia Haqqani, che vive in Pakistan e controlla parte dell'Est afgano. Gli Haqqani, qaedisti per fede, privilegiano le azioni di commando esemplari, gli attacchi suicidi, la strategia del terrore: una scelta che li ha messi in rotta di collisione con molte altre fazioni talebane e in un momento in cui si parla a Kabul di trattative sotto traccia addirittura tra emissari americani e uomini della Shura di Quetta, i fedelissimi di mullah Omar