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venerdì 12 settembre 2025

Il nuovo governo thai tra alleanze, trame e incertezze


I
l nuovo panorama politico apertosi con la destituzione della premier tailandese Paetongtarn Shinawatra il 1 luglio scorso, dopo nemmeno un anno di mandato, apre scenari del tutto nuovi per il regno asiatico dove, per la prima volta, un premier gode in Parlamento di una maggioranza garantita solo dall’appoggio esterno di un altro partito. Le ultime settimane, mentre si concludeva la guerra tra Thailandia e Cambogia per vecchie questioni di confine, sono state piene di colpi di scena che vale la pena riassumere. Aiuteranno a inquadrare il mandato del nuovo premier, Anutin Charnvirakul, un politico e imprenditore leader del partito Bhumjaithai, insediatosi il 7 settembre 2025. E a disegnare una lotta di potere che vede al centro conservatori, esercito, la famiglia Shinawatra e ovviamente la Casa reale.

L’esecutivo che nasce con Paetongtarn Shinawatra nell’agosto 2024 è, tanto per cominciare, un governo che si forma in un clima avvelenato, dove il partito che ha di fatto vinto le elezioni del 2023 viene espulso dalla scena politica a colpi di sentenze. Si tratta del Phak Kao Klai, noto anche come Move Forward, un partito progressista - erede a sua volta di un altro partito progressista, il Future Forward, dissolto nel 2020 - diretto da Pita Limjaroenrat. E’ lui - giovane, brillante, amato dai giovani delle grandi città ed empatico con le manifestazioni anti monarchiche degli anni passati - il vero premier in pectore dopo la clamorosa avanzata elettorale del suo partito che ha stravinto nelle urne del 2023. Ma poi, denunciato per un reato (da cui alla fine verrà prosciolto) Pita viene sospeso dal Parlamento e il suo partito – i cui vertici sono interdetti dalla vita politica per dieci anni – viene dissolto dalla Corte Costituzionale per aver proposto, durante la campagna elettorale, di modificare la legge sulla lesa maestà. Ciò non di meno, quel che resta del Phak Kao Klai si riorganizza e i suoi parlamentari, quelli esclusi dalle sentenze, si riuniscono sotto un nuovo cappello: il 9 agosto 2024, due giorni dopo la sua messa al bando, i membri del disciolto Kao Klai fondano il Phak Prachachon, noto come Partito popolare. Non è l’unico fatto a rendere quell’agosto particolarmente caldo.... (continua su Ispionline)

La foto è tratta da Wikipedia

domenica 25 maggio 2014

Lo scontro di poteri dietro al golpe in Thailandia (1)

Il generalissimo: tutto previsto
seguendo una strategia ben precisa
Dopo aver dichiarato martedi l'imposizione della legge marziale, il capo di stato maggiore delle forze armate thai generale PrayuthChan-ocha ha fatto partire il suo colpo di Stato nel pomeriggio di giovedi in seguito al fallimento di un meeting il cui scopo era la ricerca di un'uscita politica dall'impasse. Un'intesa tra gli anti-Shinawatra del People's Democratic Reform Committee (Pdrc) e i filo Shinawatra dell'United Front for Democracy Against Dictatorship (Udd) coi rispettivi partiti guida: il Partito democratico e il Peua Thai di Yingluck Shinawatra. Prayuth voleva la formazione di un governo ad interim “neutrale”. Logicamente, essendoci già un governo ad interim (capeggiato dal premier Niwattamrong Boonsongpaisan con ministri vicini a Shinawatra) e semmai essendo nelle corde del Pdrc un governo del Partito democratico, l'intesa era impossibile come certamente il generale sapeva in anticipo. Ma la foglia di fico poteva coprire una decisione già presa altrove e con l'avallo del re, acerrimo nemico dei Shinawatra, e della sua stretta cerchia di consiglieri. Era necessario far tabula rasa e ripartire, trovando poi il modo di formare, col tempo, un governo costituzionale ma fedele al re. In che modo – visto che il partito di Shinawatra vince sempre le elezioni – si vedrà.

martedì 5 luglio 2011

LA SCOMMESSA DI MADAME SHINAWATRA

Duecentosessantacinque voti su 500 sono una maggioranza netta su cui contare per la neoeletta prima ministra thailandese Yingluck Shinawatra, ma non abbastanza per governare senza problemi in quello che i giornali tailandesi già chiamano un “campo minato”. Ma una coalizione con quattro partiti minori dovrebbe dare maggior tranquillità a questa signora di una quarantina d'anni, di nessuna esperienza politica e col fardello di essere la sorellina di Thaksin Shinawatra, il magnate premier spedito in esilio (era all'estero quando avvenne il fattaccio) da un golpe pilotato dalla corona e presidiato dai carri armati nel 2006.

Cinque anni, molta turbolenza istituzionale e una novantina di morti dopo, la Thailandia sembra assetata di tranquillità e la vittoria elettorale a grandi numeri di Yingluk, che ha costretto il suo rivale Abhisit Vejjajiva a dimettersi con l'onta di una sconfitta travolgente, potrebbe delineare un futuro meno rissoso se tutto andrà come deve andare. Ma è come quel futuro debba andare che divide progetti e strategie della gente che conta. La gente che conta, in Thailandia, è di tre tipi: c'è la corona retta dall'ottuagenario Rama IX che ha avuto una parte di primo piano nel golpe e resta un nemico giurato di Thaksin. Non si vede perché non dovrebbe temere la sorella. Poi c'è una classe imprenditoriale divisa: chi sta col miliardario, per anni in odore di conflitto d'interessi (una sorta di Berlusconi asiatico) e, infine, ci sono i militari. Il re ha tenuto un basso profilo mentre i militari han detto, singolarmente, la loro, a indicare quanto contano: il ministro della difesa uscente ed ex capo di stato maggiore dell'esercito, Prawit Wongsuwan, ha assicurato che accettano il responso delle urne e non si opporranno alla formazione di un governo formato dall'ex partito d'opposizione Puea Thai, guidato da Yingluck. Gli imprenditori aspettano. Il Paese non sta tanto bene ma può darsi che la promessa di “riconciliazione” funzioni, al netto di quanto faranno le camice di vario colore (rosse quelle pro Thaksin, gialle le altre), movimenti di piazza solo in parte pilotati ed espressione di un malessere che va oltre la battaglia a favore di questo o quel leader.

Le mine, più o meno vaganti, restano dunque tutte. E la strada è in salita: un ruolo internazionale da ricostruire; una democrazia poco più che formale; uno scontro città campagna che ancora non si è composto; i musulmani del Sud; l'economia da rilanciare; la pace sociale da garantire. Ce la può fare la signora mille sorrisi che sembra il poliziotto buono della famiglia Shinawatra? Il fratello ha fatto professione di umiltà e ha detto che il premier non lo vuol fare più. Ma la domanda vera è un'altra? Potrà tornare in Thailandia? E se si, per fare cosa? Quanto dei suoi affari saranno garantiti dalla giovane sorella? Un quadro che resta a tinte fosche anche se qualche osservatore ha avanzato l'ipotesi di un accordo sotto banco che qualcun altro ha invece smentito.

Messo a posto governo e parlamento (il primo test saranno i ministri), Yingluck dovrà mettere mano al Paese. E si vedrà subito se intende proseguire la fortunata politica populista e molto popolare del fratello, una vera e propria macchina del consenso forgiata su una strategia vicina ai ceti più poveri e ai contadini cui Thaksin aveva fatto arrivare finanziamenti e agevolazioni in un Paese dove ancora si suda facendo tirare l'aratro dai buoi.

Archiviare il passato non sarà facile ma Yingluck può contare sul fattore stanchezza. I tailandesi vogliono normalità e forse anche normalizzazione. Non importa forse se alla parete della prima premier donna del Paese, c'è la foto di Thaksin al posto di Rama IX.