Il premier australiano Tony Abbott (nella foto a dx), a capo del Partito liberale e uomo dai saldi principi conservatori, nonrappresenta un'eccezione sulle chiusure verso i migranti che hanno caratterizzato la politica dell'accoglienza negli ultimi anni. Ma questa volta ha superato se stesso e persino il suo compagno di partito David Leyonhjelm che nel 2013 aveva proposto una “tassa” da 50mila dollari a chi sbarcava in Australia in cerca di rifugio. La notizia è che, secondo la polizia indonesiana, a pagare questa volta siano state invece le autorità australiane che – intercettata una nave di migranti - avrebbero riempito le tasche dei traghettatori per riportare al largo il loro carico umano in cerca di altre sponde. Anziché perseguire i trafficanti – in una parola – li hanno ricompensati per girare la prua e risolvere la questione in mare a aperto. E non una bazzecola, ma qualcosa come 30mila dollari.
Nonostante la patata bollentissima che campeggia sui giornali locali e su quelli indonesiani e, adesso, anche sui media internazionali, il premier australiano si è rifiutato di smentire la notizia che costituirebbe uno dei più gravi precedenti della storia recente della tratta dei migranti. Incalzato dai giornalisti, Abbott ha fatto orecchie da mercante dando la sensazione che il fattaccio non sia solo una speculazione ma un brutto pasticcio che non è forse la prima volta che accade. Alludendo nelle prime interviste a caldo a «strategie creative» per fermare i barconi di cui si è detto «orgoglioso» - e che comunque a suo dire non spetta al premier commentare - Abbott ha aggiunto che: «Quello che facciamo è fermare le barche con le buone o con le cattive, perché questo è quello che dobbiamo fare e questo è quello che abbiamo fatto con successo». In seguito ha mondato dalle dichiarazioni la locuzione «con le buone o con le cattive» ma si è rifiutato di entrare nel dettaglio delle operazioni in mare.