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sabato 3 settembre 2016

Duplice attentato in Pakistan: con Al Qaeda o Daesh?

Un duplice attacco suicida in Pakistan nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, ha segnato ieri l'ennesima giornata di violenza nel Paese dei puri. Entrambi gli attacchi, il cui bilancio è sinora di 13 morti tra poliziotti e civili oltre a diverse decine di feriti, ha preso di mira una corte di giustizia a Mardan, distretto a una cinquantina di chilometri da Peshawar. E nei sobborghi della capitale provinciale, poco prima, era stata presa di mira una Christian Colony, una comunità di cristiani. Tutti e due gli attentati – condotti da kamikaze armati - portano la stessa firma: Jamaat ul-Ahrar, un gruppo jihadista a geometria variabile che si è staccato nel 2014 dal cartello madre dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taliban Pakistan o Ttp) per poi farvi ritorno nel 2015. Aveva espresso il suo sostegno a Daesh e al progetto del Grande Khorasan che dovrebbe segnare l’espansione a Est del califfato di Raqqa.

giovedì 17 dicembre 2015

Zarb- e-Azb: a che punto siamo (aggiornato)

Raheel Sharif comandante in campo
 delle FF AA pachistane. Uomo forte
Qualche giorno fa, l'esercito pachistano ha dato i risultati dell'operativo Zarb-e-Azb che, da un anno e mezzo, tempesta le postazioni talebane in Waziristan del Nord. Viene definito un grande successo. Con circa 30mila soldati impegnati sul terreno e il sostegno dell'aviazione, l'operazione compie adesso 18 mesi di attività.

3,400 terroristi sarebbero stati uccisi in 837 nascondigli ora distrutti con  13,200 Ibo's (operativi militari).  I morti tra i militari sono 488  (Pakistan Army, Frontier Corps (FC) e Sindh Rangers)  1,914 i feriti. Sono in funzione 11 corti militari che hanno in mano 142 casi di cui 55 risolti. 31 i terroristi giudicati colpevoli dalle corti militari (sono state autorizzate dopo l'inizio dell'operativo e possono condannare a morte perché Islamabad ha sospeso la moratoria). Alcuni sono già stati impiccati

Gli effetti sui civili

In giugno l'esercito ha sostenuto che in Waziristan non ci sono state vittime civili. Purtroppo non ci sono né dati né stime indipendenti anche perché la zona è off limits per giornalisti e ricercatori. Gli sfollati possono però dare un'idea. Secondo la stampa pachistana gli sfollati erano - nel luglio del 2014 a un anno cioè dall'inizio dell'operazione -   circa un milione ( 929,859Idp's - internally displaced persons - da  80,302 famiglie registrate). Tenuto conto che la popolazione stimata del Nord Wazirista è tra i 4-500mila....Entro dicembre (adesso) l'esercito contava di rimpatriare nei luoghi d'origine tutti gli sfollati. Secondo fonti militari (che hanno reso nota la cifra il 19 dicembre), il totale delle famiglie sfollate assommava a 291.827; ma solo il 40% di queste  (108.503) avrebbe fatto ritorno a casa. Aggiungo qualche piccola nota a margine.

Terrorismo e politica estera: i rapporti con Riad

Islamabad ha intanto aderito alla coalizione di 34 Paesi musulmani (la stragrande maggioranza anche se con parecchi distinguo: Giacarta ha espresso sostegno ma non ha aderito) messa in piedi da Riad. Ha messo però qualche paletto sull'estensione della sua partecipazione. Il Pakistan è un Paese nucleare e quindi la sua presenza è rilevante. Ma è anche una nazione non araba e che confina col vicino Iran, escluso a priori dalla coalizione con Siria e Irak.  In marzo, Islamabad si era rifiutata invece di aderire alla coalizione armata contro lo Yemen, cosa che aveva molto irritato Riad. Possibile che Islamabad tenga conto dell'appoggio che il Golfo ha garantito, almeno all'inizio, a Desh che sta crescendo e aumentando i problemi interni.

La radio di Daesh in Afghanistan

Si è infatti aggiunta la minaccia di Daesh che sta rafforzando le sue posizioni in Pakistan e Afghanistan. In questi giorni una Radio del Califfato trasmette nella provincia di confine del Nangarhar, dove è nota la presenza di Daesh. Ma non è chiaro se l'emittente ha i suoi studi nell'area di Jalalabad (capoluogo) o oltre confine



Ultimo aggiornamento 19/12/2015

lunedì 11 agosto 2014

Pakistan, attenzione al 14 agosto

Imran Khan dalle pagine del sito del Pti
Il 14 agosto è in Pakistan il giorno dell'indipendenza, ricorda cioè quando, nell'agosto del 1947, il Raj britannico venne separato da Londra per creare appunto i  due nuovi stati di India e Pakistan. Ma questo 14 agosto si è caricato di un nuovo significato da quando Imran Khan, a capo del Pakistan Tehreek-e-Insaf (Pti), ha convocato per quel giorno una marcia nazionale sulla capitale - "Azadi March" - allo scopo di contestare i risultati elettorali delle ultime elezioni politiche da cui è uscito vincitore l'attuale  premier Nawaz Sharif (Pml-N). Per ora Imran Khan tiene duro e ha detto di non volerne sapere di negoziare prima della marcia, anche se in realtà in queste ore si tratta, più o meno pubblicamente. Una prova di forza per un partito che proprio alle ultime elezioni si è piazzato tra i primi tre del Paese? Possibile, visto che finore è stato il Pti a dare in questi mesi filo da torcere al governo di Nawaz.

mercoledì 16 luglio 2014

Stragi fuori cronaca

Comprensibilmente attenta alla strage in corso a Gaza, dove ieri sera il numero dei morti oltrepassava la cifra di 200, stampa e quindi opinione pubblica hanno dedicato poca attenzione a un'altra strage che, in un colpo solo, ha fatto la metà delle vittime. Sono gli 89 civili uccisi (una cinquantina i feriti) nell'esplosione di un camion carico di tritolo e del suo autista suicida che, nelle stesse ore, si faceva saltare in una zona di mercato del distretto di Argon (Urgun), nella regione orientale del Paktika in Afghanistan, a cinquanta chilometri dal confine col Pakistan. La strage non ha rivendicatori (i talebani afgani hanno anzi preso le distanze) e l'indice è puntato sulla solita Rete Haqqani, il gruppo terrorista filotalebano e radicale che di solito si incolpa delle stragi più efferate quando non si sa bene a chi dare la colpa.

Incolpare gli Haqqani è un po' come accusare il Pakistan, o meglio i suoi servizi segreti o parte di loro, che per anni hanno banchettato col gruppo radicale nato durante l'occupazione sovietica e poi diventato una mina vagante del mondo stesso dei talebani e forse anche dei servizi. Il fatto è che forse, nella strage di Argon, il Pakistan c'entra davvero. Non direttamente ma per via degli effetti incontrollabili della guerra senza quartiere che, abbastanza sorprendentemente, Islamabad ha deciso di condurre in Waziristan contro talebani (pachistani) e gruppi affiliati (stranieri di varia provenienza tra cui anche gli afgani della rete Haqqani).

venerdì 4 luglio 2014

Operazione Zarb-e-Azb /I numeri brutali della guerra invisibile

In questa foto (Irin), un campo sfollati a Khost dove hanno
trovato rifugio  3mila afgani. La temperatura sfiora i 50 gradi
Preoccupato dell'avanzata irachena di Al Baghdadi, dalla guerra infinita in Siria e del conflitto ucraino, il mondo non ha occhi molto attenti sul Pakistan. Sono i numeri a dare la doccia fredda: da quando alcune settimane fa il governo e l'esercito hanno deciso il pungo di ferro con l'operazione Zarb-e-Azb in seguito all'attacco all'aeroporto di Karachi in giugno, a Bannu, distretto a ridosso delle aree tribali verso Sud sono già stati registrati  575mila sfollati, famiglie in fuga dal Waziristan del Nord dove è in atto la caccia al talebano, straniero e no. Ma questi poveracci in fuga da bombardamenti con droni e caccia e da operazioni di terra su vasta scala, vanno anche verso l'Afghanistan, superando la frontiera virtuale che separa pathan da pashtu.  Sarebbero circa 80mila persone in quella che l'agenzia Irin definisce una migrazione senza precedenti riversatasi oltrefrontiera. La situazione è grave, se si pensa che Bannu è una città di un milione di abitanti e che la migrazione verso l'Afghanistan ha già innescato un'ennesima tensione tra i due Paesi. Il totale, in un bilancio a spanne, fa  oltre 650mila sfollati in nemmeno un mese.

martedì 24 giugno 2014

AfPak, la guerra alle porte

Ci si son messi anche un centinaio di Ulema a benedire l'operazione Zarb-e-Abz. Da oggi è un “jihad” come ha deciso una fatwa emessa dopo un incontro organizzato dal Sunni Ulma Bard. Jihad che con attacchi aerei e delle forze di terra sta facendo tabula rasa nel Nord Waziristan, sede di parte dei talebani pachistani (Ttp), di alcuni gruppi islamisti afgani (Rete Haqqani) e di molti “stranieri” di ispirazione qaedista residenti nell'area e per oltre dieci anni largamente tollerati. Fonti militari danno a circa 280 il numero dei militanti uccisi da quando l'operativo è iniziato, ormai oltre un paio di settimane fa, ma è difficile verificare queste informazioni. Quel che è certo è che alla mezzanotte di lunedi scadeva il termine ultimo per lasciare il Nord Waziristan in vista di un nuovo attacco su vasta scala che i militari pachistani hanno previsto nei prossimi giorni e di cui si ha già qualche segnale. . Fonti del governo danno a oltre 400mila il numero degli sfollati (430mila secondo fonti di stampa) che, tra la regione pachistana di Bannu, al confine con le aree tribali, e nelle zone afgane oltrefrontiera, stanno cercando rifugio da un'operazione che, a quanto si capisce, non va molto per il sottile. Alcuni villaggi sono ormai definiti “paesi fantasma”, come ha detto uno sfollato al quotidiano  Dawn.

Mentre in Afghanistan si discetta di processo elettorale e si continua a morire per la guerra di bassa intensità che ogni giorno mieta qualche vittima (civile), in Pakistan è guerra aperta di altissima intensità, ora anche con la benedizione del Corano. Trascinato ora da questo ora da quello dalla parte delle armi.

Ps da seguire anche le vicende legate a Tahirul Qadri, il “Grillo” pachistano (residente in Canada) ieri rientrato in Pakistan tra un mare di polemiche dopo una strage dei suoi fedelissimi qualche giorno fa a Lahore. Il populista e popolare leader religioso ha dichiarato al suo arrivo guerra al governo in un discorso infuocato. Governo che gli crea parecchie difficoltà,che  ha incriminato 1300 suoi sostenitori e che non vuole ulteriori complicazioni mentre sta conducendo la sua jihad nelle aree tribali.

lunedì 16 giugno 2014

Operazione "Zarb-e-Azb"

Iniziata domenica mattina, l'operazione Zarb-e-Azb - condotta con jet e truppe di terra (circa 30mila uomini) dall'esercito pachistano - è entrata oggi nel suo secondo giorno di attività: un operativo “globale”, come le Forze armate lo definiscono, mirato a chiudere santuari e rifugi dei talebani pachistani in Nord Waziristan dove hanno casa, oltre agli islamisti del Pakistan, anche numerosi stranieri (soprattutto uzbechi) e gli uomini della Rete Haqqani, la fazione più radicale dei talebani afgani. I morti, a stamattina, sarebbero almeno 120.

La decisione, che mette per ora una pietra sul negoziato tra Islamabad e il Tehrek-e-Taleban Pakistan iniziato a fatica mesi fa, sembra dimostrare che Nawaz Sharif intende fare sul serio, anche se alcuni osservatori esprimono scetticismo visto che proprio il Nord Waziristan è stato, per anni, un rifugio sicuro per i gruppi islamisti e fuori dalla rotta di jet e droni dell'aviazione pachistana (non di quella americana che è intervenuta con i “senza pilota” anche in questi giorni, dopo una lunga pausa coincisa con l'inizio del negoziato). Quanto al Ttp, secondo il gruppo che fa capo a mullah Fazlullah, i morti sarebbero però sopratutto civili