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lunedì 27 ottobre 2014

Califfato, da dove viene il buon esempio

Mastro Titta, il boia del Papa.
 La decapitazione è piaciuta anche a noi 
Opinione pubblica e giornali hanno seguito con apprensione e giustamente condannato l'esecuzione di Reyhaneh Jabbari, la donna iraniana che aveva ucciso l'uomo che la voleva violentare. L'Iran, un Paese dove la condanna a morte è buona regola (otto persone sono state appena impiccate a Shiraz e Kerman), ha perso un occasione di civiltà. Non di meno, tutti noi che abbiamo seguito così da vicino la vicenda iraniana, non solo ci dovremmo preoccupare anche degli otto impiccati, ma dovremmo andare a vedere cosa fanno i nostri principali alleati. L'Iran infatti è a tutti gli effetti considerato uno Stato canaglia, un membro della minoranza di Paesi paria con cui non si parla perché estremista e terrorista. Ma i nostri veri amici che fanno?

Alla viglia dell'esecuzione iraniana, in Arabia saudita sistemavano l'ennesima questione penale condannando a morte un pachistano reo di aver portato eroina nella monarchia del Golfo. A Riad non hanno la mano leggera. In quel Paese, dove i diritti umani e di genere sono un optional poco frequentato (dove, per dirne una, è vietato ai sauditi sposarsi con donne di Pakistan, Myanmar, Ciad e Bangladesh), Burtha Mushtaq è stato ucciso portando a tre i pachistani ammazzati su condanna per traffico di stupefacenti nelle ultime due settimane: rapidi e indolori.

E, per dirla tutta, dall'inizio dell'anno, Riad ha giustiziato 59 persone, un po' meno dell'ano scorso (78) ma, insomma, c'è ancora tempo.

lunedì 29 settembre 2014

Le decapitazioni, i talebani e i metodi dello Stato islamico (Is)

Rimandando a domani il racconto dell'intensa giornata odierna a Kabul, dove con l'insediamento di Ashraf Ghani l'Afghanistan assiste al primo passaggio di poteri presidenziali in nuove mani (il quadro di riferimento lo trovate qui), c'è una piccola notizia su cui vorrei richiamare l'attenzione dei miei lettori. Qualche giorno fa i principali siti d'informazione hanno dato notizia di una lunga battaglia nel distretto di Ajirestan il cui bilancio sarebbe stato di 70 morti, intere abitazioni date alle fiamme oltre al taglio della testa di alcuni uomini. Il giorno dopo il sito dei talebani ha categoricamente smentito le notizie come prive di fondamento e  propaganda. Fin qui nulla più che due voci che si confrontano e per il momento non sappiamo chi sia dalla parte del torto. Ma c'è un elemento che va notato. L'articolo recita testualmente: "Today the cowardly enemy is spreading open lies after suffering heavily at the hands of Mujahideen by stating Mujahideen have killed over 70 civilians, burnt many homes, beheaded Arbaki militiamen, are escorted by foreigners and other such fabrications.
We categorically reject such enemy propaganda. Such claims are far from the reality as Mujahideen are busy engaged in clashes and don’t have extra time on their hands to behead Arbakis* when a bullet is a much easier, faster and in accordance to the guidance of the leadership".