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venerdì 8 marzo 2013

BRENNAN ALLA CIA, LA SPUNTA OBAMA

John Brennan, 58 anni di cui 25 passati alla Cia, è il nuovo capo della Central Intelligence Agency. L'ha spuntata dopo un lungo braccio di ferro al Senato, che ha l'ultima parola sulle nomine del presidente degli Stati uniti. Già consigliere di Obama per l'antiterrorismo e che alla Cia lo voleva già nel 2008, è uno dei padri putativi del programma droni: fu il primo l'anno scorso a rivendicarne pubblicamente i successi in Pakistan, Yemen, Somalia, Libia e Afghanistan. Del resto è noto che il programma piace al presidente anche se le stime dei civili uccisi sono elevate.

Ha ha superato l'impasse (63 voti a 34) dopo una filippica di lunga durata (un “filibustering” di 13 ore) condotta dal senatore repubblicano Rand Paul sulla possibilità che i droni siano usati in territorio americano cosa possibile, secondo l'Amministrazione, solo in casi “eccezionali”. Non che ai repubblicani il programma, prediletto da Obama e perfezionato da Brennan, non piaccia, ma qui si trattava di mettere in difficoltà Obama più che Brennan, che è del resto già stato nell'occhio del ciclone diverse volte proprio per i posti che ha occupato, sia alla Cia, sia alla Casa bianca. Più che Brennan, l'ha spuntata Obama

sabato 16 febbraio 2013

I REPUBBLICANI CONTRO IL REPUBBLICANO DI OBAMA

Dopo le polemiche su John Brennan, che Obama vorrebbe a dirigere la Cia, un'altra tempesta sulle nomine del presidente si è scatenata al Senato. Riguarda il passaggio di consegne a Chuck Hagel come ministro della Difesa in sostituzione di Leon Panetta. In America, le nomine importanti del presidente devono passare per il Congresso e Hagel, un repubblicano inviso ai repubblicani, per ora resta in stand by. La sua nomina è passata con facilità all'Armed Services Committee del Senato dove i democratici (14) hanno votato compatti contro i repubblicani (11), ma poi è arrivata la grana in assemblea. Quando la nomina è passata direttamente all'aula (il cui consenso serve al presidente per concludere trattati internazionali e per nominare funzionari e giudici federali), la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare la conferma della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono con un'azione di “filibustering”, una forma di ostruzionismo che ha tirato per le lunghe il dibattito parlamentare.

Cercando di porgli fine, il leader della maggioranza democratica Harry Reid ha deciso di mettere al voto una mozione che doveva chiuderlo, ma i 55 senatori democratici non sono riusciti ad ottenere i cinque voti necessari tra i repubblicani per arrivare a 60 senatori sul totale di 100, maggioranza necessaria alla luce verde. Hanno chiuso 58 a 40. Decisione rinviata anche se Obama ha reiterato il suo sostegno al candidato e se la nuova insidia ha scatenato polemiche, specie tra chi ritiene che i repubblicani, pur di far male al presidente, fanno male al Paese.

Quella contro Hagel comunque è una vecchia battaglia ed è per questo che convincere i repubblicani sembra in salita. Chuck Hagel è inviso ai suoi compagni di partito che lo considerano un traditore forse perché le canta chiare, dal Medio oriente all'Afghanistan. Critico con Israele, è stato tra i pochi del suo partito a paragonare nel 2005 l'Irak al Vietnam e, nel 2011, a considerare l'exit strategy di Obama dall'Afghanistan un'ottima idea per scalare l'impegno militare ed evitare di rimanere impantanati nel Paese asiatico. La stessa posizione di Obama e lo stesso ragionamento caro a John Kerry, designato dal presidente a dirigere la politica estera. L'ex senatore del Nebraska, nominato da Obama il 7 gennaio scorso, è il primo segretario della Difesa in pectore oggetto di un tale trattamento nella storia americana.