Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta najibullah. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta najibullah. Mostra tutti i post

mercoledì 10 dicembre 2014

Sindrome Najibullah

A sinistra John Sopko, qui sopra
 il presidente Najibullah
Secondo quanto sostiene l'ufficio dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction, Kabul non ha abbastanza soldi per pagare il suo esercito. Né domani né nel 2024. Chi si assumerà l'onere? O succederà quello che accadde dopo il ritiro dell'Armata Rossa? Si chiama "sindrome Najibullah", dal nome dell'ultimo presidente filosovietico dell'Afhanistan...
                           --------------------------------------- o --------------------------------------------

L'acronimo “Sigar” sta per Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction. A capo dell'ufficio ispettivo americano – dotato di larghissima autonomia e persino del diritto di compiere arresti – siede John F. Sopko, un magistrato scelto da Obama due anni e mezzo fa per guardare nei conti e nelle spese. In due parole, in quei 104 miliari di dollari circa che gli Stati uniti hanno speso o si sono impegnati a spendere nella ricostruzione dell'Afghanistan. Oggi l'ufficio di Sopko ha pubblicato un nuovo report che evidenzia sette aree di crisi o di alto rischio (Corruption/Rule of Law, Sustainability, Afghan National Security Forces, On-Budget Support, Counternarcotics, Contract Management and Oversight Access) che sono interessanti da leggere. Ma la nostra attenzione è caduta sul capitolo Forze armate. Vediamo cosa dice il rapporto che contiene la High Risk List.

venerdì 11 giugno 2010

SINDROME NAJIBULLAH

Lo sfondo resta il medesimo: una guerra che non si ferma e un prezzo altissimo pagato dalle vittime civili afgane ma anche dai soldati Nato soprattutto nella regione Helmand Kandahar. Ma il cuore del problema sta a Kabul dove le carte sul tavolo stanno rapidamente cambiando tra dimissioni, crisi più o meno evidenti delle alleanze politiche – interne ed esterne - e nuovi orientamenti di Karzai, che si sente sempre più lontano dai suoi “alleati occidentali” e guarda verso nuovi orizzonti.

Cominciamo dallo sfondo: nella notte di mercoledì un'esplosione, la cui natura non è stata ancora accertata, ha fatto strage a una festa di matrimonio, lasciando sul terreno una quarantina di morti e oltre settanta feriti. Il fattaccio è avvenuto durante una festa nunziale a Nangahaan, nel distretto di Arghanbad, provincia di Kandahar. Intanto, a un mese esatto dall'avvio della offensiva denominata dai talebani “al Fatah” (vittoria), la guerriglia ha assestato due colpi ferali alla Nato: distruggendo completamente in Pakistan un convoglio di una trentina di veicoli carichi di carburante e materiali, e poi abbattendo nella provincia di Helmand un elicottero, che si è portato via anche quattro membri dell'equipaggio. E' la primavera di fuoco che annuncia un'estate rovente per la quale non sembra più imminente l'avvio dell'operativo Nato “Cooperazione Kandahar”: non un'“offensiva – ha spiegato ieri il generale in comando Stanley Mc Chrystal - ma una operazione “graduale che potrà durare anche mesi” tesa a “sottrarre aree strategiche ai talebani”. E che, già rinviata, potrebbe slittare di mesi...

Leggi tutto su Lettera22