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giovedì 21 aprile 2011

NINFEE SOLARI: SE IL PANNELLO FLUTTUA SULL'ACQUA

Larrie Maguire è un signore che coltiva viti nella Napa Valley, uno dei terreni migliori per i grandi cru californiani ma anche uno dei posti migliori al mondo per trasformare i raggi del sole in energia solare. Nella Napa valley un terreno vale tra i 200 e i 300mila dollari all'ettaro, ossia circa 150, 200mila euro, la metà del valore, per farci un'idea italiana di un terreno in Valpolicella, la terra veneta famosa per l'Amarone o il Recito e per grandi bianchi che hanno travalicato i confini nazionali. Giustamente Larry Maguire, che è un ambientalista convinto , il problema se l'è posto. “Io i pannelli li metterei – ha raccontato al New York Times – ma mica posso rinunciare al vigneto...” Come dargli torto?

La scelta di aprire questo sevizio in prima pagina sul giornale americano con la storia di un vignaiolo di successo, rende bene l'idea di quanto poco possa essere peregrina un'idea che sta circolando per trasferire i pannelli solari dai tetti delle case o dai terreni agricoli...all'acqua. Si, all'acqua, avete capito bene: ninfee galleggianti che trasformano i raggi del sole in energia fluttuando su distese liquide

Ci sono diverse compagnie che si stanno attrezzando per mettere i pannelli sui canali idrici o nelle grandi riserve d'acqua che si formano quando, ad esempio, si fa una diga. E forse, se ci pensate bene, anche il riflesso dell'acqua può dare una mano, un po' come l'abbronzatura quando andiamo al mare.
Fuor di metafora e a parte le battute, l'idea sta prendendo piede anche se per adesso, scrive ancora il quotidiano di New York, si tratta di una nicchia in cui si sono messe però aziende con fatturati interessanti: dall'australiana Sunengy all'israeliana Solaris Sinergy: clienti potenziali in India, Oceania, Medio oriente. Acqua e sole, una miscela interessante.

Ma c'è di più: secondo le previsioni della SPG Solar, i pannelli flottanti riducono l'evaporazione dell'acqua oppure possono impedire al sole di raggiungere le alghe limitandone la riproduzione. La Solar sta provando adesso a convincere la California State Water Project a mettere pannelli fotovoltaici sulle 400 miglia di acquedotto della California Aqueduct.... Un'autostrada solare che viaggia sull'acqua che arriva poi ai rubinetti di casa. Due funzioni sociali in una. Tecnologia e innovazione che guardano in alto, galleggiando sull'acqua

sabato 26 marzo 2011

L'OCCASIONE PERSA DEL MOVIMENTO PER LA PACE

Sono stato alla manifestazione di oggi a Roma per l'acqua pubblica. Mi dicono di 300mila persone e non stento a crederlo. Bello e trasversale, dal Sole che ride ai trozkisti, dai comitati campani agli studenti della Sapienza. Ma con mio sommo disappunto: poche, pochissime bandiere della pace e solo qualche cartello per ricordare che la guerra è una pessima risposta a qualsiasi crisi e difficoltà. Ora, so che la manifestazione contro la guerra sarà il 2 e onestamente non capisco, da semplice cittadino pacifista, perché bisogna aspettare che la ferocia della guerra vada avanti per un'altra settimana senza che ci si possa esprimere contro. L'occasione di oggi era ghiotta: senza tante parole d'ordine, senza troppi distinguo, si poteva sbandierare l'arcobaleno subito unitamente alla battaglia per l'acqua. Un modo per dire che ci siamo pur con tutti i dubbie le domande che un no alla guerra solleva (ad esempio, cosa rispondiamo al problema della protezione dei civili?). Ero rimasto alla scelta di fare della manifestazione di oggi anche un momento di vitalità del movimento della pace ma invece no, per manifestare devo aspettare che intanto la Nato vada avanti sostenuta dai litigi di Sarko e Frattini per altri sette giorni senza che il popolo della pace si esprima perlomeno per dire che con la guerra non ci stiamo. Bisogna aspettare il 2, con qualche morto e qualche bombardamento in più. Posso solo augurarmi che il 2 ci sia tanta gente anche se io avrei preferito, e individualmente l'ho fatto, dire la mia oggi.

Sulla No Fly Zone ci sono tante idee, sulla guerra in se' anche (per il petrolio, per dare lavoro alla Nato, per una nuova stagione coloniale e chi più ne ha ne metta). Io, personalmente, ero contrario alla No Fly Zone per un semplice motivo: temevo che sarebbe andata com'è andata e cioè una buona idea (proteggere i civili) che si dimostra un'ennesima chance per giocare ai soldatini col cuore e i corpi di molti innocenti. Nell'essere contrario mi domandavo cosa si potesse fare per bypassare il rischio di un nuovo conflitto ma senza nascondermi che il problema della protezione degli insorti c'era e rimane. Avei sperato che il dibattito iniziasse allora e che già allora, prima e non dopo i bombardamenti, il movimento per la pace dicesse almeno, in piazza, che “proteggere si, bombardare no”. A cose fatto perde un po' di senso. E ne perde di più se bisogna aspettare ancora una settimana e circoscrivere la manifestazione in qualche slogan puro e duro, senza se e senza ma.



Credo che
ci siano molti se e molti ma. Credo che dovremmo affrontare il tema della protezione. Credo che, oltre a manifestare, dovremmo proporre soluzioni e non aspettare che Bruxelles ce le imponga. Non credo che riusciremo a farlo il 2. Ma oggi invece si poteva far sentire la nostra voce, pur con tutti i distinguo e i se e i ma su cui si spremono le meningi le persone che amano ragionare con la propria coscienza. Mi sembra insomma che oggi sia stata l'ennesima occasione persa per dire che ci siamo, che forse non la pensiamo tutti allo stesso modo, ma che non crediamo che la guerra possa risolvere, come dice la nostra Costituzione, i contenziosi di qualsiasi genere siano. Sono un illuso? Oggi avrei voluto illudermi assieme a 300mila altri che credo, più o meno, la pensino grosso modo come me.