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giovedì 12 marzo 2009

IL MOMENTO DI AGIRE

Alla fine ce l'hanno fatta. Anche se ci son voluti quattro anni da quando si chiamava CIRE (“Comitato italiano per la risposta alle emergenze”) e a prezzo di qualche controversia (segnatamente con l'aggregazione “Italia Aiuta” ora confluita).

“Agire”, debutto ufficiale nel novembre 2007 con l'emergenza Bangladesh, è cresciuta, conta una formazione di dodici organizzazioni non governative e domani firmerà un accordo con la Rai per diffondere i suoi appelli in caso di catastrofe umanitaria. E, forte di un accordo con i gestori della telefonia, raccoglierà i fondi per le emergenze dando finalmente al contribuente l'idea esatta di dove vanno a finire i suoi soldi.

Agire raggruppa diverse Ong e pare aver superato la diatriba tra quelle internazionali e quelle locali, spartiacque che ha finito per nuocere nel tempo al fronte non governativo italiano (dove da qualche anno sono sbarcate le grandi holding dell'umanitario internazionale). L'idea è quella di fare come nel regno Unito o in Svizzera che questo cartello fra Ong lo conoscono da anni e dove le Ong si presentano compatte quand'è il momento di “agire” Adesso esiste anche in Italia e probabilmente farà da polo di aggregazione (Agire sta corteggiando la Caritas che è ad esempio presente nel cartello britannico)
L’idea iniziale è venuta nel 2005 a un gruppo di Ong italiane storiche italiane (Cisp, Coopi, Mlal, Ics) e a un paio di colossi internazionali (ActionAid, Save the Children). Ma c'è voluto il suo tempo. E soprattutto la confluenza di un altro cartello – Italia Aiuta – che ne raccoglieva altre di chiara ispirazione nazionale. Interlocuzione obbligata con il ministero degli Esteri (rappresentato domani da Elisabetta Belloni) e la Protezione civile (Agostino Miozzo), ormai attore di cooperazione internazionale.

L'augurio sottinteso è che un po' di chiarezza non guasterà e che forse la nascita di Agire potrà evitare le ombre che si diffusero sovrane all'epoca dello tsunami, quando si assistette a una raccolta fondi promossa dalla Protezione civile con conseguente irritazione del ministero degli Esteri, quello tradizionalmente deputato a gestire i quattrini per le emergenze. Ma fu un segnale importante che scosse l'intero mondo non governativo. Ora forse le cose andranno meglio e se effettivamente la televisione ci mette un po' di attenzione e, in futuro, anche i giornali (che di solito si accodano al magico schermo), uno saprà come e per chi aprire il portafoglio. Meglio tardi che mai.

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