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domenica 27 gennaio 2019

Bombe sul referendum

Si è chiusa con un bilancio pesantissimo la giornata di oggi a Jolo, nelle Filippine, dove un doppio attentato ha ucciso – secondo l’ultimo bilancio, 5 militari e 15 civili e ha ferito oltre un centinaio di persone che stavano assistendo alla messa celebrata nella Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo a Jolo, il capoluogo che porta lo stesso nome dell’isola nell’arcipelago delle Sulu a Sudest di Mindnao.

 Testimoni – riferisce il quotidiano filippino Inquirer – hanno detto che la prima esplosione è avvenuta all’interno della cattedrale, creando una fuga generale dal tempio. Una seconda bomba è invece esplosa circa un minuto dopo vicino all’ingresso principale. L’esplosivo sarebbe stato collegato a una motocicletta parcheggiata davanti alla principale chiesa cattolica dell’isola. L'autoproclamato Stato Islamico ha rivendicato l'attentato.

L’isola di Jolo è tristemente famosa per la presenza del gruppo islamita di Abu Sayyaf (Brando divino), legato al terrorismo internazionale di matrice islamica e che terrorizza l’isola da anni. Inoltre un vescovo cattolico, Benjamin de Jesus, è stato ucciso da sospetti militanti fuori dalla cattedrale nel 1997. Quest’ultimo attacco  è probabilmente da mettere in relazione con il voto di lunedi scorso al referendum sull’autonomia di Mindanao, quale ne sia la matrice... (segue su atlanteguerre,it)


martedì 8 novembre 2016

Il brando divino terrore filippino

C’è il gruppo islamista Abu Sayyaf dietro il sequestro di un cittadino tedesco e l’uccisione della sua compagna che sono avvenuti nei giorni scorsi nel Sud delle Filippine. La zona del sequestro del settantenne tedesco e dell'omicidio della sua compagna cinquantenne, il cui corpo è stato ritrovato dai pescatori della zona, è l’area di Pegasus Reef, 40 miglia dall’isola di Taganak nelle Tawi Tawi, il cosiddetto “arcipelago delle tartarughe” composto da dieci isole (sette filippine e tre malaysiane) all’interno della più vasta area insulare delle Sulu, santuario e terreno di caccia di Abu Sayyaf. Un paradiso tropicale diventato un inferno.

Il sequestro è stato rivendicato da un portavoce del gruppo, Muammar Askali, che domenica ha chiamato il quotidiano Inquirer cui ha spiegato che la compagna di Juegen Kantner, così si chiama l’ostaggio, aveva tentato di sparare ai sequestratori e pertanto era stata uccisa. Kantner ha potuto anche lui parlare con l’Inquirer, spiegando, ma non è chiaro come, che la coppia aveva chiesto aiuto all'ambasciata tedesca a Manila. Alla vicenda mancano diverse conferme e i fatti sono ancora da determinare nei dettagli. La stessa domenica il corpo della donna ormai senza vita è stato trovato dai residenti sulla barca dei tedeschi.

Abu Sayaff è attivo ormai da oltre un decennio nelle acque dell'arcipelago di Sulu dove il gruppo, autore di sequestri estorsivi ammantati di retorica jihadista, è famoso per la sua ferocia: il 25 aprile scorso, solo per ricordare un caso, la testa di un ostaggio canadese, per cui non era stato pagato il riscatto, venne ritrovata in un sacchetto di plastica nelle strade di Jolo, la capitale delle Sulu.
Metà jihadisti, metà banditi, gli uomini di Abu Sayyaf (brando divino) terrorizzano la piccola enclave insulare da anni facendosi beffe dei tentativi dell’esercito di far piazza pulita come promesso anche dall’ultimo presidente appena eletto, il controverso Rodrigo Duterte. Qualche tempo fa Abu Sayyaf ha promesso fedeltà ad Al Bagdadi, andando a ingrossare le fila degli adepti del califfato a Est di Raqqa.