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domenica 24 novembre 2019

Bougainville: referendum per un nuovo stato

Sono oltre 200mila gli aventi diritto che sabato 23 novembre hanno detto la loro opinione politica mettendo una scheda nelle urne dell’isola di Bougainville. E forse il voto in una remota isola del Pacifico non meriterebbe tanta attenzione se non si trattasse di un referendum sull’indipendenza che forse potrebbe far nascere l’ennesimo piccolo Stato in una piccola isola da sempre al centro di appetiti invece giganteschi.

Bougainville - “scoperta” nel 1786 dall’esploratore francese Louis de Bougainville - è un’isola di 9mila kmq nell’arcipelago delle Salomone – uno stato insulare sovrano - a Est della Papua Nuova Guinea di cui costituisce una provincia autonoma da quando Port Moresby conquistò l’indipendenza nel 1975. Parte dell’Impero tedesco (fino al 1919 il Nord di Papua era conosciuto col nome di “Terra dell'imperatore Guglielmo”) è stata dunque una colonia del Kaiser che si divideva i territori papuasi con l’Olanda a Ovest (oggi terra indonesiana) e a Sudest col Regno Unito. Durante la prima guerra mondiale, la parte tedesca venne occupata dall’Australia cui fu poi affidata anche l’amministrazione dell’area britannica fino all’indipendenza – guidata dall’Onu - negli anni Settanta. Ma Bougainville aveva un problema: un grosso tesoro che divenne la sua maledizione. Il rame. Due giorni dopo l’indipendenza della regione, Bougainville tentò di diventare una repubblica indipendente ma il colpo di mano ad Arawa – la capitale - fallì perché nessun governo riconobbe la nuova entità autoproclamata. Che finì sotto Port Moresby. I guai iniziano qualche anno dopo.

Gli australiani avevano già messo gli occhi da tempo sui filoni d’oro ma soprattutto sul rame dell’isola. La Rio Tinto, gigante australiano, si accorda nel 1972 con Papua per sfruttare la ricca miniera di Panguna, ancora oggi una delle più grandi riserve di rame del pianeta. A Port Moresby va il 20%, a Bougainville invece solo gli effetti nefasti della miniera. Il risentimento contro il centro unito allo sfruttamento delle risorse fa scoppiare nel 1988 una guerra che dura dieci anni con un bilancio di circa 15mila morti. Nel 2001 un accordo di pace ne sancisce la fine con la promessa di un referendum nel 2019 ed elezioni nel 2020.

Dunque il referendum dovrà adesso dire se Bougainville vuole stare con Port Moresby o no. E si prevede la vittoria del no anche se la transizione sarà lenta e quanto uscirà dalle urne dovrà comunque essere ratificato dal parlamento di Post Moresby. Poi c’è la vicenda rame perché per adesso la miniera di Panguna resta sigillata e aveva già smesso di operare durante la guerra. Ma c’è anche altro. Un nuovo stato indipendente diventa comunque interessante nella guerra sommersa che si combatte nel Pacifico per garantire il transito delle merci il che rende Bougainville un nuovo possibile hub. In un territorio seduto su un tesoro di metalli preziosi ma dove sono ancora decine di migliaia gli sfollati interni, l'aspettativa di vita è di 59 anni, i servizi sono un miraggio e il tasso di mortalità infantile elevatissimo.

domenica 27 gennaio 2019

Bombe sul referendum

Si è chiusa con un bilancio pesantissimo la giornata di oggi a Jolo, nelle Filippine, dove un doppio attentato ha ucciso – secondo l’ultimo bilancio, 5 militari e 15 civili e ha ferito oltre un centinaio di persone che stavano assistendo alla messa celebrata nella Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo a Jolo, il capoluogo che porta lo stesso nome dell’isola nell’arcipelago delle Sulu a Sudest di Mindnao.

 Testimoni – riferisce il quotidiano filippino Inquirer – hanno detto che la prima esplosione è avvenuta all’interno della cattedrale, creando una fuga generale dal tempio. Una seconda bomba è invece esplosa circa un minuto dopo vicino all’ingresso principale. L’esplosivo sarebbe stato collegato a una motocicletta parcheggiata davanti alla principale chiesa cattolica dell’isola. L'autoproclamato Stato Islamico ha rivendicato l'attentato.

L’isola di Jolo è tristemente famosa per la presenza del gruppo islamita di Abu Sayyaf (Brando divino), legato al terrorismo internazionale di matrice islamica e che terrorizza l’isola da anni. Inoltre un vescovo cattolico, Benjamin de Jesus, è stato ucciso da sospetti militanti fuori dalla cattedrale nel 1997. Quest’ultimo attacco  è probabilmente da mettere in relazione con il voto di lunedi scorso al referendum sull’autonomia di Mindanao, quale ne sia la matrice... (segue su atlanteguerre,it)