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Matteo Guarnaccia - personaggio
guida del documentario - assieme
a Finardi (dalla pag fb di Matteo) |
Con una certa emozione che non nascondo, sono andato a vedere ieri sera a Milano - muovendo dalle lande padane dove attualmente staziono in un eccitante incipit primaverile - il bel documentario di Felice Pesoli. Si intitola "
Prima che la vita cambi noi" ed è dedicato al movimento beat, beatnik, hippy degli anni Sessanta e Settanta. Il documentario si interrompe quando l'oscura tragedia degli anni di piombo (e dell'
operazione Blue Moon) si abbatte sul movimento e su quel segmento del movimento più che anarchico e più che libertario: artistico, pacifista, curioso, viaggiante e capace di mettere a rischio ogni certezza. Il docufilm (pare si dica così) mi è piaciuto e molto. Fila giù come un bicchier d'acqua nonostante gli 80 minuti. Non c'è ombra di nostalgie o di un "com'eravamo" che sottintenda "belli e bravi" come nessuno più sarà. Ad un certo punto del filmato, Eugenio Finardi, il musicista che con Rossana Casale ha firmato una delle più belle melodie della musica italiana (che posto sotto), dice che gli è piaciuto trasmettere ai suoi ragazzi le idee che aveva e ha ancora in testa ma che loro, ora, stanno cercando nuove strade in quella direzione. E' il messaggio migliore per dire che non eravamo né i migliori né qualcos'altro. Eravamo nel flusso della vita che andava in una certa direzione e pronti al salto nel buio, tra le pareti di casa o a Kathmandu. Qualcun'altro sta già esplorando nuove frontiere. Per oltrepassarle come noi cercammo in qualche modo di fare