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venerdì 14 febbraio 2014

Karim, i talebani e la fatica del negoziato

Karim Khan, sequestrato e torturato, dopo il rilascio
in un fotogramma della tv qatariota
"Ho detto loro: se siete dei servizi, dalla polizia o del governo, ditelo chiaramente, non ho problemi. Io non sono un assassino, né un pregiudicato né una persona che lavora contro lo Stato. Perché mi avete preso? Ma hanno continuato a dire che dovevo solo stare zitto". E' il drammatico racconto, oggi diffuso anche in un'intervista video su Al Jazeera, reso da Karim Khan, un pashtun delle aree tribali pachistane, sequestrato il 5 febbraio e appena rilasciato dopo essere stato – mentre era bendato - picchiato e torturato per diversi giorni.

Non è una storia di ordinario abuso ed è una notizia che va accoppiata a un'altra, sempre di oggi e sempre in Pakistan: un comunicato congiunto firmato dai due capi negoziatori (Irfan Siddiqui per il governo e Sami ul-Haq per la parte talebana) dei due team che hanno avviato un negoziato tra Islamabad e il Teheerek-e-Taleban (Ttp, talebani del Pakistan) per por fine alla guerra iniziata nel 2007 tra islamisti delle aree tribali e governo centrale. Il comunicato chiede uno stop alle azioni di killeraggio e violenza che, nonostante il negoziato, continuano a infiammare e insanguinare il Paese.