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sabato 29 luglio 2017

Ordinaria barbarie sulle donne

Benazir Bhutto: la prima
 premier donna in Pakistan ma pochi
cambiamenti nel Paese
Un caso di ordinaria barbarie ai danni di due donne, una delle quali minorenne, stuprate nella provincia pachistana del Punjab è stato ieri preso in carico dal Chief Justice del Pakistan, la più alta carica del sistema giudiziario del Paese dei puri. Accanto a una delle ricorrenti pessime notizie che accompagnano la violenza contro le donne ce n’è dunque almeno una positiva. Un caso che rischiava di restare confinato in ambito locale è stato assunto motu proprio da Mian Saqib Nisar, costituzionalista non certo noto per essere un progressista ma che ha deciso di voler andare a fondo in questa terribile storia avvenuta nel cuore del Punjab e che il capo della giustizia pachistana ha appreso dai giornali.

Comincia a metà luglio in un campo di fieno della zona di Muzzafarabad un sobborgo della città di Multan. Una ragazzina di 12-13 anni, che i giornali locali chiamano F, viene violentata da un uomo. Due giorni dopo si riunisce il panchayat, il consiglio degli anziani della zona, che individua il colpevole e stabilisce la pena. Occhio per occhio: il fratello di F si deve vendicare con uno sturo equivalente su N, sorella diciassettenne del colpevole. Pena eseguita e, stando alla stampa locale, addirittura in presenza del primo violentatore e dei suoi parenti. Non è purtroppo una novità e i consigli degli anziani sono spesso accusati di applicare le leggi consuetudinarie in barba alle più elementari norme che regolano il pur modesto apparato difensivo pachistano nei confronti delle donne. Ma questa volta qualcuno non ci sta e viene sporta denuncia dai membri delle due famiglie agli agenti i cui uffici si trovano a Multan, nel Centro contro la violenza sulle donne. A quel punto si muove la polizia e comincia a far scattare le manette: per ora sarebbero già in carcere venti persone mentre proseguono le ricerche sugli altri componenti del panchayat (una quarantina) e mentre il caso arriva agli uffici giudiziari di Islamabad. I due violentatori sarebbero però ancora uccel di bosco.
La difficoltà di essere donna. Nell'immagine
(Dfid Uk)FID  ragazze a scuola nel  Khyber Pakhtunkhwa

domenica 26 aprile 2015

Le ricostruzioni sulla morte di Lo Porto e qualche nota di geografia

Non ho tutte le informazioni che i servizi hanno fornito ai miei colleghi in questi giorni sulla vicenda dell'uccisione di Giovanni
Lo Porto e del suo collega di prigionia ma un paio di cose mi lasciano perplesso. Repubblica ad esempio sostiene che americani e italiani non solo non si sarebbero mai parlati, ma che l'intelligence Usa non avrebbe la prova del Dna: anzi non avrebbe mai mandato nessun agente sul posto e si sarebbe nutrita solo di fonti locali. Il Corriere della sera sostiene invece che quelle prove sulla materia organica ci sono. Chi ha ragione? Potrebbe convincermi di più la prima ipotesi ma anche la seconda potrebbe essere vera. Dunque mi viene da pensare che, come spesso accadde con le notizie che hanno origine dai servizi, ci siano due linee di pensiero e due verità. Qual è quella giusta? Ma c'è un altro elemento che da subito mi ha colpito. In quasi tutti gli articoli (compresi i due summenzionati) il rapimento di Lo Porto viene collocato  a Multan (e sin qui ci siamo) che si trova, questo per altro il refrain che impazza sulla stampa italiana, lungo la zona al confine tra Pakistan e Afghanistan. Lungo la zona di confine?

Consultando una carta geografica si può notare che Multan si trova nel Punjab, una delle province del Pakistan che confina con quella del Khyber Pakhtunkhwa, che a sua volta contiene le aree tribali (tra cui il Waziristan)  al confine tra Pakistan e Afghanistan. Per andare da Multan a Peshawar (capitale del Khyber Pakhtunkhwa) ci vogliono almeno 8 ore (quasi 700 chilometri) ; sei per andare a Miranshah (500 chilometri) e comunque non meno di tre o quattro per andare a Derah Ismail Khan (300 chilometri) per dire della destinazione più vicina all'area tribale e dunque al confine. Ma nessuno deve aver dato un'occhiata alla cartina. In effetti una delle domande sul rapimento di Giovanni è proprio la località di Multan, davvero distante dall'area del conflitto che oppone islamisti nelle loro varie declinazioni a esercito pachistano. Se le informazioni che vengono dai servizi situano Multan alla frontiera, direi che partiamo molto male. Un po' come dire che una persona è stata rapita a Roma, nella zona di confine tra Svizzera e Italia.